Chiesti sei mesi di reclusione per un attivista No-Tav che apostrofò col termine di “pecorella” un carabinieri impegnato durante una manifestazione di protesta in Val di Susa

Torino
09:16 del 17/04/2014
Scritto da Albertone

Se sia un insulto, una battuta di cattivo gusto o una colpa tanto grave da finire dietro le sbarre, è il tremendo dilemma che ha colpito la Giustizia dei giorni nostri. Anzi, di queste ore. Dare del “pecorella” a un carabinieri, in una situazione di forte tensione come può esserlo una Manifestazione in Val di Susa sulla Tav, è equiparabile a chi sottrae un portafoglio zeppo di quattrini ai pendolari che viaggiano in treno? Per qualcuno sì, è proprio così. L’offesa verbale “vale” in termini di pena almeno quanto un reato minore, sia esso contro la persona o contro il patrimonio.
Quel “qualcuno” ha un nome pesante come quello del sostituto procuratore Nicoletta Quaglino che ha chiesto sei mesi di condanna carceraria per Marco Bruno, il No Tav trentenne ribattezzato «Pecorella» da quando le telecamere lo avevano ripreso mentre chiamava così un carabiniere, durante una manifestazione di protesta allo svincolo di Chianocco, sulla Torino-Bardonecchia. Un termine forte, senza dubbio con un background di cattivo gusto, che pure ha aperto la discussione. Può un epiteto generare una colpa tanto grave da dover finire dietro le sbarre?
La domanda se l’è posta anche la Procura di Torino che aveva aperto un fascicolo per oltraggio a pubblico ufficiale. «Che pecorella che sei, sai che sei proprio una bella pecorella, sei carino. Sai che sei illegale? Sei proprio una bella pecorella» aveva ripetuto ossessivamente Marco Bruno al carabiniere Stefano Fadda, 27 anni, appartenente al secondo battaglione di Genova. Fadda era rimasto zitto, senza reagire. E non ha mai sporto denuncia contro il No Tav.
A sua difesa si è però schierata una parte dell’opinione pubblica e la Forza Armata. Perché, hanno ribadito ufficiali e superiori, un militare non può mai essere oltraggiato, neppure in un contesto anomalo come era la Val di Susa in quelle giornate. Certo, la ricostruzione parla di tensioni a non finire, registrate a 24 ore di distanza dal folgoramente di Luca Abbà sul traliccio davanti al cantiere della Tav. E le cronache quotidiane parlano di frasi ben peggiori rivolte dai no-Tav alle Forze dell’ordine impegnate nel controllo.
Il rispetto è rispetto, ma a volte il buon senso è l’unica legge dominante. E, soprattutto, il raffronto è necessario per comprendere la gravità di certe frasi e certe parole. Perché in Italia, dove chi froda milioni di euro la scampa quasi sempre, va punito con sei mesi di gattabuia chi compie un reato “solo” verbale? Sia chiaro, il buon senso va dosato e determinato. Ma è pur sempre un aspetto da non dimenticare mai.
A difesa di Marco “Pecorella” Bruno è intervenuto anche un prete. Don Luigi Chiampo, di Caprie. Da lui la giustificazione che ha colpito persino la Corte: “Conosco Marco da molti anni, diciamo che ha manifestato un suo sentire, in uno sfogo legato al suo voler preservare la valle e difendere il territorio da queste maxi opere”.


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Categorie: Cronaca, Curiosità


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