Aumentano gli episodi di bullismo virtuale sui social network. Le vittime perseguitate entrono in stato di depressione e in molti casi tentato il suicidio.

Roma
10:13 del 31/05/2013
Scritto da Carmine

Aumentano di giorno in giorno gli episodi di cronaca nera di ragazzi depressi e derisi che decidono di farla finita e tentano il suicidio. Come nel caso di  del 16enne romano lanciatosi dalla finestra di una scuola nella periferia sud della capitale, mercoledì 29 maggio; o quello del 15enne suicidatosi perchè insultato sul web dai compagni in quanto ritenuto gay, nel novembre scorso; o come il dramma della ragazzina di Novara di 14 anni, che ha deciso di farla finita in gennaio gettandosi da un balcone perchè perseguitata da coetanei sui social network Twitter e Facebook.

Raffaella Milano, direttore progetti Italia-Europa per Save tha Children ed esperta della nuova emergenza sociale del cyberbullismo, ha dichiarato: 'La maggior parte dei ragazzi oggi ritiene che il cyber bullismo sia la minaccia più grave a cui possano andare in contro'. Secondo l'esperta i social network come facebook sarebbero il canale d'attacco preferito. I 'bulli digitali' solitamente rendono la vita della vittima un incubo: perseguitandone il profilo (67%), attraverso pagine o gruppi 'contro' (63%), diffondendo immagini e foto denigratorie senza consenso (63%), veicolando notizie false (61%).

Quando il cyberbullismo non finisce in tragedia, le ripercussioni sociali sono molto gravi, e possono portare l'adolescente in uno stato di depressione o indurlo all'isolamento. Un pericolo concreto per i teenager che dalla loro immagine parallela sulle pagine virtuali rischiano ogni giorno di avere ripercussioni nella vita reale. Soprattutto quando ad essere colpiti sono gli individui più fragili, il rischio di una gesto estremo diventa probabile, come testimoniano i fatti di cronaca nera di questi ultimi giorni.

Tra le vittime recenti di cyberbullismo non possiamo non ricordare del caso di Andrea, lo studente del liceo Cavour che il novembre passato si tolse la vita perché continuamente insultato per la sua omosessualità; o il tentato suicidio di Marco, miracolosamente sopravvissuto nonostante si sia lanciato dal terzo piano della sua scuola a sud di Roma. Il fenomeno sta assumendo dimensioni inquietanti e preoccupanti, soprattutto perché i responsabili si sento protetti dall'anonimato del web e quindi deresponsabilizzati.

Minaccia, diffamazione, stalking,, diffusione di materiale pornografico. Questi sono solo alcuni dei reati che compie il cyberbullo. Imputazioni gravissime, ma che spesso il responsabile virtuale non pensa minimamente di compiere. Ad amplificare la pericolosità del Web, il fatto che il numero di persone che può prendere parte alla persecuzione di un individuo è potenzialmente infinita e che chiunque potrebbe averne accesso.

Nunzia Ciardi, dirigente della Polizia Postale, descive lo scenario allarmante: 'Il lavoro educativo che svolgiamo quotidianamente nelle scuole ha incrementato le segnalazioni, ma c'è ancora molto da fare. I ragazzi spesso non si rendono conto delle conseguenze dei gesti che compiono in rete, ma soprattutto non sanno che questi gesti sono riconducibili a reati gravissimi'. Nonostante ciò, secondo le statistiche per il 42% dei ragazzi laziali l'evoluzione del fenomeno è dato dal fatto che 'la rete rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili, consentendo inoltre di falsare i protagonisti'.

La dirigente della Polizia Postale lancia un invito sul web per permette ai ragazzi di reagire: 'I ragazzi devono denunciare. È necessario spezzare una volta per tutte il silenzio.  Per chi avesse timore di recarsi direttamente ad uno dei nostri uffici, abbiamo messo a disposizione anche il commissariato on line, utile per inviarci qualsiasi tipo di segnalazione'. Il web  è uno luogo virtuale che non si ferma mai 'perché non ci sarebbero limiti a quello che si può dire e fare, l’aggressione online potrebbe avvenire continuamente e in ogni ora del giorno e della notte, o non finire mai'.

Il cyberbullusmo può indurre la vittima all'isolamento. Come conseguenza principale, la dimensione sociale ne risentirebbe maggiormente, perché le vittime non desiderano più uscire o vedere gli amici, non hanno più voglia andare a scuola o praticare sport. Ma ci sono conseguenze perfino peggiori, che incidono sullo stato di frustazione psicologica della vittima: uno su due degli intervistati afferma che chi lo subisce andrebbe incontro a stati di depressione, oppure diventerebbe taciturno e non si vorrebbe più confidare con nessuno

Di recente sono stati creati alcuni progetti che insegnino ai più piccoli l'utilizzo corretto di internet. Uno di questi si chiama 'Generazioni connesse' ed è stato finanziato, tra gli altri, dal ministero della Pubblica istruzione, Save the Children, Telefono azzurro e il Garante per i diritti dell'infanzia. Queste iniziative sono un segnale chiaro della volontà ferma delle istituzioni di reagire alle nuove forme di bullismo dilaganti. Servirà del tempo prima di trovare un rimedio efficace, ma il primo passo, cioè la presa di coscienza, è già avvenuto.

E' necessario che chi subisca il cyberbullismo trovi in ogni ente scolastico tutto il supporto necessario. Le famiglie, inoltre, devono imparare a conoscere a fondo il problema e devono essere in grado di cogliere in tempo i segnali d'allarme e le richieste d'aiuto che lancia la vittima. Non dimentichiamo che il tempismo è fondamentale, e che a volte basta anche un piccolo gesto per ridare amore e fiducia a chi ha perso completamente la fiducia in sé stesso e decide di suicidarsi. Un adolescente dovrebbe avere dipinta negli occhi la voglia di vivere, non il desiderio di morire.


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Categorie: Cronaca, Salute, Sociale


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