Una comunità a Verbania per curare i preti pedofili. Psichiatri affermano che la pedofilia non è una malatia.

Trento
10:38 del 29/07/2013
Scritto da Carla

La violenza sessuale dei preti è uno dei più grossi problemi che la chiesa ha dovuto -e deve- affrontare. Il giornale La Reppublica ha pubblicato recentemente un'inchiesta sulle comunità terapeutiche che si occupano di dare sostegno ai pretti che hanno problemi psicologici ed, anche, preti condannati per violenza sessuale e pedofilia. La comunità dei Padri Venturini, a Trento, e Villa Iride, a Verbania, accolgono preti con il massimo riserbo. I problemi che portano i sacerdoti a strutture come queste sono molto vari: disordini alimentari, dipendenza dal gioco o da sostanze stupefacenti ed anche delitti per violenza sessuale.

La Villa Iride è molto più chiusa di quello di Trento ed entrare in questa struttura è molto complesso. Il centro di Verbania accoglie preti che chiedono di essere ospitati soltanto per una pausa ma è anche una sede per gli arresti domiciliari dei preti condannati per abusi sessuali. L'inchiesta realizzata dalla Repubblica spiega che, a Verbania, uno specialista laico traccia il profilo dei soggetti ospiti, in accordo con l'avvocato difensore e la comunità religiosa, e promuove terapie mirate al recupero comportamentale. I preti arrestati sono seguiti da professionisti e da un team esterno guidato da Gessica Marica Marengo, criminologa forense che ha partecipato ad alcuni processi per pedofilia. La dottoressa Marengo afferma che, prima, i preti erano sempre stati spostati di diocesi in diocesi e non c'era la necessaria attenzione al problema: “si spostavano i colpevoli senza ammettere che era necessario un massiccio intervento clinico”.

Ma la pedofilia è una malattia? Possono trovare cura i preti pedofili in una comunità religiosa? La maggior parte degli psichiatri afferma che la pedofilia non è una malattia psicologica. “Il pedofilo non è un malato di mente e conserva la capacità di rendersi conto del valore o disvalore delle proprie azioni”, spiega Maurizio Marasco, psichiatra e professore di Psicopatologia forense all'Università La Sapienza di Roma. I preti, quando compiono un delitto del genere, sono attenti nell'occultare la propria azione e, infatti, sono consapevoli che hanno commesso un reato. Parlare di malattia invece di delitto giustifica la violenza dei preti.

Per troppo tempo, la Chiesa si è impegnata a nascondere delitti così gravi come la pedofilia o la violenza sessuale. Molte persone hanno denunciato, dopo anni, la violenza subita da piccoli. Una delle tante storie è quella di Diego, pubblicata la settimana scorsa sulla inchiesta de La Repubblica e diffusa anche dalla rete “L'Abuso”, una struttura contro le violenze sessuali degli uomini di chiesa.

Diego, nato nel 1975, è cresciuto in un quartiere di Napoli. Da bambino, frequentava l'oratorio del suo quartiere, in cui ha subito la violenza sessuale dal viceparroco. Diego ricorda ancora l'inizio dell'incubo che è durato cinque lunghi anni. “Faceva molto caldo quel pomeriggio, la scuola era quasi finita. Ricordo ancora come ero vestito: un paio di pantaloncini e una canottiera di spugnetta blu. Il prete mi invitò a casa sua. Io accettai. In camera da letto mi chiese di sedermi vicino a lui, poi cominciò a toccarmi. Non capivo cosa mi stava facendo: ero solo un bambino, per me lui era come un Dio. Mentre mi baciava, diceva che mi amava. Lo accontentai”, racconta.

Diego è riuscito finalmente a raccontare gli abusi subiti da piccolo e, nel 2010, ha presentato una denuncia grazie al sostegno e ai consigli del suo psichiatra. Però dopo 20 anni il reato è prescritto e non c'è niente da fare. Ma come un bambino trova la forza di denunciare una violenza sessuale? Come un bambino riesce a capire cosa succede? Come trova un minore le parole per raccontare uno episodio così difficile? Lo psichiatra Alfonso Rossi, spiega che reati del genere dovrebbero essere imprescrittibili. “Una prescrizione di dieci o vent’anni è un termine troppo breve per i reati di pedofilia, perché una vittima prende consapevolezza solo da adulto, quando il reato è già stato cancellato dalla prescrizione. Il suo bisogno di giustizia rischia di non essere mai soddisfatto”. Dopo un incubo troppo lungo, cerca, almeno, il sostegno della Chiesa. Il giovane si è rivolto a Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli, per raccontagli la sua storia. “Andai là anche per fargli capire come mi aveva ridotto, lui mi trattò con fastidio come se non fosse un problema suo, riuscì anche a farmi recitare l'Ave Maria insieme a lui”, spiega Diego.

Appena tre settimane fa, il Papa Francesco ha Annunciato la riforma della giustizia penale in Vaticano ed il suo impegno per affrontare il problema della pedofilia e la violenza sessuale. Dobbiamo ancora aspettare, pero è un inizio anche per risarcire tutte le persone che, come Diego, aspettano una risposta dalla loro Chiesa.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Sociale


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