Fatti recenti e meno recenti spingono a porsi domande sul nostro modo di rapportarci con il mondo islamico

Cosenza
00:08 del 29/07/2015
Scritto da Luigi

Betul Ulusoy, 26 anni, è una blogger musulmana tedesca che ha rifiutato un Erasmus a Parigi perchè non può portare il velo per strada: infatti è dal 2010che in Francia e Belgio c'è il divieto di indossare il velo islamico in tutti i luoghi pubblici del territorio nazionale. Malgrado le proteste, nel 2014 la Corte Suprema dei diritti dell'Uomo dichiarò che tale divieto non lede la libertà religiosa, ma risponde a precise norme di sicurezza. Inoltre la Ulusoy accusa anche il governo tedesco, affermando che "Per Berlino il velo è un simbolo che impedisce di accedere a lavori statali che richiedono contatto con il pubblico"; le autorità competenti, tuttavia, affermano che la ragazza non ha neanche presentato la domanda per il tirocinio... Chi ha ragione? Vero che portare il velo non dovrebbe rappresentare una limitazione di alcun genere, ma è anche vero che in GerMania vige una politica di neutralità che vieta i simboli religiosi per preservare la secolarizzazione dello stato, e che un terzo dei tedeschi è ateo. Logico quindi che l'introduzione di qualsiasi cosa che riguardi la religione sia visto con sospetto... Il discorso cambia se, come fa notare la Ulusoy, il velo islamico è anche un simbolo culturale: a questo punto non si dovrebbe vietare anche il crocifisso nelle scuole? E' un simbolo religioso... Ma e' anche il simbolo di una cultura e va rispettato. Molto piu' semplice è la situazione in Mordavia (repubblica autonoma della Russia): lì hanno vietato non solo il velo islamico, ma qualsiasi abito con connotazioni religiose:  le contestazioni sono neutralizzate dal fatto che c'è, invece, pieno rispetto per il credo del singolo individuo. E da noi? In Italia vige la legge152/1975,che vieta l'uso di qualsiasi cosa renda difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici o aperti al pubblico senza giustificato motivo (visto il suo carattere religioso- culturale, il velo ricade nel "giusitficato motivo"). L' ultima, islamofobica tegola riguarda ancora la Francia, dove Nicolas Sarkozy ha firmato un appello contro la proposta del rettore della Grande Moschea di Parigi di trasformare in moschee le chiese dismesse. Si teme forse un'invasione islamica? Le obiezioni che si possono fare alle proteste sono almeno tre: 1) se si tratta appunto di chiese dismesse, indi non più usate, che male ci sarebbe? 2) Il vescovo di Evry sostiene che, benché sia lodevole che i francesi vogliano difendere il loro patrimonio ecclesiastico, se le chiese non servono per pregare, meglio che diventino moschee piuttosto che "luoghi di perdizione"! 3) Onestamente, non ci sarebbe bisogno di una terza obiezione, ma più leggo cose simili e più mi vien voglia di far notare come il nemico non sia l'Islam in quanto tale, o i musulmani, quanto piuttosto le frange più estremiste. Continuando così non facciamo che il loro gioco... Siamo preoccupati della diffusione dell'Islam e di possibili terroristi allevati "in casa"? Bene, incominciamo con il renderci conto che tale diffusione è dovuta, in parte, alla debolezza dell'alternativa, invece di perdere tempo in un inutile "caccia al musulmano".


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Categorie: Cultura


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