LE CONDIZIONI DI LAVORO DEGLI SVILUPPATORI DI VIDEOGAMES - "No pain, no gain" dice il detto, giusto?

Perugia
16:00 del 28/10/2019
Scritto da Sasha

LE CONDIZIONI DI LAVORO DEGLI SVILUPPATORI DI VIDEOGAMES - "No pain, no gain" dice il detto, giusto? Il duro lavoro paga e spesso per raggiungere un buon risultato bisogna impegnarsi ed essere talvolta pronti al sacrificio. Un concetto di per sé nobile e che vuole essere d'incoraggiamento nei momenti bui in cui si sta per buttare la spugna... però a tutto c'è un limite. Un limite che l'industria dei videogiochi non ha ancora ben chiaro visto che ciclicamente i riflettori si accendono sulla personalità di turno, che porta alle luci della ribalta le condizioni lavorative negli studi di sviluppo in cui esercitano la professione. Tempi stretti, stipendi stringati e il cosiddetto "crunch time", tutti fenomeni frequenti nel mondo dello sviluppo e recentemente è stata Amy Hennig a parlarne: partiamo quindi dalle sue parole per analizzare più a fondo il problema.

Quali sono le condizioni lavorative negli studi di sviluppo dei videogiochi? Il crunch è un fenomeno che coinvolge le grandi produzioni, i cosiddetti titoli tripla A, il cui sviluppo si basa su team di lavoro giganteschi (centinaia di persone per le diverse dislocazioni dell’azienda) e budget da fare impallidire le produzioni hollywoodiane.
LE CONDIZIONI DI LAVORO DEGLI SVILUPPATORI DI VIDEOGAMES - In questo ambiente, quando un titolo prossimo all’uscita non ha ancora raggiunto il completo perfezionamento, magari per problemi di programmazione sorti all’ultimo, anziché posticipare l’immissione nel mercato – e consentire dunque un rilascio adeguato -, viene invece richiesto ai dipendenti dei diversi settori di sviluppo di prolungare i turni di lavoro. Si parla di 60, 80 se non addirittura 100 ore di lavoro settimanali, per ottimizzare il gioco nel minor tempo possibile.

Così facendo, si rientrerebbe nella data d’uscita voluta dal publisher, definibile come l’entità che finanzia lo sviluppo di un titolo, supportandolo con campagne marketing e strategie commerciali volte ad aumentare i preordini (cioè l’acquisto del gioco prima che questo venga rilasciato sul mercato), e quindi ad ottimizzare i guadagni nella prima finestra di lancio, che è quella più remunerativa. Il crunch diventa dunque la pratica più efficiente per massimizzare il profitto e contenere i costi.

crunch

Posticipare la data d’uscita precedentemente annunciata è infatti un grave rischio per il publisher, che in quanto azienda deve tenere conto delle conseguenze per il suo fatturato nell’anno fiscale, ma deve confrontarsi con le varie community di videogiocatori – dunque con i suoi acquirenti -, sempre più alimentati dalla cultura dell’hype. Anche questo è un termine gergale del settore, per intendere l’impazienza di mettere le mani su un titolo annunciato. Tale hype è generato dalle campagne marketing citate poc’anzi, che consistono nel rilascio incalzante di trailer, presentazioni, informazioni e rumor, e fomentare così i pre-ordini, dunque un guadagno immediato volto a superare i costi del finanziamento. In tutta questa faccenda, la fascia più debole è proprio quella degli sviluppatori, soggetti a rispettare le richieste del publisher e dunque, indirettamente, anche quelle dei videogiocatori. Ma a quale costo? Di seguito verranno delineati alcuni casi per far comprendere al meglio il fenomeno


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Categorie: , Denunce, Lavoro, Videogames


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