Ennesimo dato negativo per il capoluogo siciliano che non sa più da che parte girarsi per cercare di uscire da una crisi senza fine e senza ripartenza

Palermo
09:44 del 12/10/2014
Scritto da Albertone

Afflitta dalla crisi, Palermo non sa più da che parte girarsi. Il capoluogo siciliano piange miseria e deve accusare l'ennesimo dato catastrofico della propria storia recente. Come se non bastasse la disoccupazione e l'infiltrazione della mafia che costringe gli imprenditori ad appalti truccati e lavoro nero, anche gli investimenti pubblicitari sono in picchiata. Dati al negativo che non fanno presagire nulla di buono. Sarà pure una frase fatta, eppure la pubblicità è realmente l'anima del commercio. Solo promuovendo la propria attività i potenziali acquirenti possono accorgersi di noi e tuffarsi nel negozio alla ricerca del prodotto desiderato. Senza di quello, la serranda che si alza rischia di rappresentare uno sforzo fine a se stesso.

Ma per fare pubblicità occorre fatica. Non poca. E naturalmente serve pecunia. E quella manca. Non solo a Palermo, ma qui in modo particolare. L'emblema di un Sud Italia che fatica a ripartire come vorrebbe. Il crollo degli investimenti pubblicitari dal 2008 al 2012 è pari al 44%, nel 2014 fra gennaio ed agosto si è perso un ulteriore 3%. Insomma, non c'è aria di ripresa all'orizzonte. La situazione non è migliore in Italia. Per la serie: l'erba del vicino non è sempre la più verde. Secondo gli ultimi dati Nielsen, il 2013 si è chiuso con un calo del 12,3% il mercato degli investimenti pubblicitari, pari a 6,4 miliardi di euro. Gli esperti spiegano che comunque la tendenza è stata parzialmente invertita, visto che si è passati dal -17% del primo semestre dello scorso anno al -6,3% del secondo. Ma c'è poco da stare allegri.

La pubblicità riflette, se vogliamo, l'intenzione di investire degli italiani. Ed è scontato prendere atto che, rispetto al passato, la gran parte prova a stare alla larga da conti, attività, rischi. Per l’anno attualmente in corso si prevede una “transizione”. Le prime stime nazionali del mercato pubblicitario gennaio/agosto dell’anno in scorso fanno riferimento a 3,8 miliardi di euro, una variazione di -2,7% rispetto allo stesso periodo del periodo precedente. In calo tutti i settori con particolare rilevanza per periodici (-10,5%, poco meno di 300 milioni di euro) e quotidiani (-10,3%, appena superiore al mezzo miliardo di euro). In positivo, invece, il dato relativo alla Tv (+0,9%, 2,2 miliardi) e internet (+0,9%, 288 milioni di euro). Come si vede, nemmeno internet rappresenta più un motore trainante per il settore.

Considerando soltanto il mese di agosto, il mercato degli investimenti pubblicitari, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha visto un segno negativo di 108 milioni di euro, pari all’11,3%. Record negativo per i periodici (-7,7%) e momento veramente difficile per la carta stampata, soprattutto se consideriamo che gli ultimi dati Istat hanno certificato come “lettori di quotidiani” appena il 49,9% della popolazione che dai 6 anni in su ha dichiarato di leggere il giornale almeno una volta alla settimana. Circa due decenni fa, questa percentuale era al 60%.


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Categorie: Editoria, Informatica


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