Il ministro dell'Istruzione Fioramonti riapre una polemica inutile e già risolta con varie sentenze

Roma
05:20 del 04/10/2019
Scritto da Gregorio

QUESTIONE CROCIFISSO NELLE SCUOLE - "Sono sgomento di fronte a questo vespaio mediatico. Il tema non è all'ordine del giorno, non è una priorità, neanche lontanamente". Così il ministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti, torna a parlare del crocifisso nelle aule scolastiche durante un'intervista a Radio Capital. "Io credo in una scuola laica - spiega -. Invece di parlare del fatto che il Ministero sta lavorando per l'edilizia scolastica o che sta aiutando le amministrazioni, si discute di quello che io ho detto sul crocifisso. Questo Paese ha bisogno di un cambio di mentalità".

Da una parte l'inevitabile presa di posizione della Chiesa e l'alzata di scudi del centrodestra, dall'altra la difesa del ministro Fioramonti e il tentativo di mettere la parola fine alla bufera da parte del Movimento 5 Stelle. Si chiude, tra un mare di polemiche, una giornata segnata dalla questione del crocifisso nelle scuole, sollevata dopi le parole del titolare del Miur che, in un'intervista radiofonica, aveva detto di essere "per una scuola laica". "Spero che si rifletta su ciò che è stato detto in modo avventato", il monito del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. "Togliere il crocifisso dalle aule scolastiche servirebbe solo ad aiutare il leader della Lega, Matteo Salvini", ha avvertito l'arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, al quale ha fatto eco il prefetto della Congregazione vaticana per l'Evangelizzazione dei popoli, cardinale Fernando Filoni


QUESTIONE CROCIFISSO NELLE SCUOLE - Il crocifisso nelle aule scolastiche? Meglio di no, perché «è una questione divisiva», perché «la scuola deve essere laica», perché «tutte le culture» hanno diritto di «esprimersi». Così, inanellando a sorpresa ben tre luoghi comuni in una sola dichiarazione radiofonica, il ministro a 5 stelle dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha rispolverato una questione felicemente risolta da due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Eppure il ministro sostituirebbe volentieri il crocifisso in aula con «una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione». Ma, al di là dei verdetti e visto che parliamo di scuola, bisognerebbe interrogarsi su come una delle radici culturali della nostra civiltà (italiana ed europea), nonché simbolo della fratellanza universale possa essere divisivo o far sentire altre culture nelle condizioni di non potersi liberamente esprimere. La risposta è semplice: in nessun modo. Con una postilla: a riaprire certe "pratiche" si rischia soltanto di dare fiato proprio a coloro che quel simbolo di sconfinato amore e di pace vorrebbero usare, impropriamente, a guisa di randello.

Il crocifisso nelle aule scolastiche "non è assolutamente un simbolo divisivo. Qui non si tratta di una questione confessionale, ma di civiltà e di appartenenza a una cultura intrisa di cristianesimo e anche di ciò che ne è scaturito in termini di accoglienza e di integrazione". Il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, commenta così all'Agi le parole del ministro Fioramonti. "Spiace che si ritorni, ancora una volta, su questo tema - continua monsignor Russo - cui peraltro hanno già risposto due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo".


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Categorie: , Denunce, Politica


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