Crisi greca: ecco perche’ Atene tremera’ ancora. Il premier Alexis Tsipras ha resistito allo smottamento di Syriza

Milano
11:00 del 25/07/2015
Scritto da Gerardo

Il premier Alexis Tsipras ha resistito allo smottamento di Syriza, l'amico-nemico Yanis Varoufakis l'ha addirittura sostenuto votando sì nell'ultima tranche di riforme. Eppure, la Grecia non può dirsi (momentaneamente) al sicuro, perché la partita non è più quella dei tagli e dell'austerità e non si gioca più nel Parlamento di Atene. La richiesta formale di aiuti al Fondo monetario internazionale è partita, Washington la esaminerà nei prossimi giorni. Ma nulla è scontato. Braccio di ferro Fmi-Berlino - Il rimpiattino tra Berlino, sponda Merkel-Schaeuble, e Washington, sede dell'Fmi, porta con sé qualcosa di tragico. Un braccio di ferro in cui a essere schiacciati, naturalmente, rischiano di essere i soliti greci, e con loro i fragilissimi equilibri dell'Eurozona.

Come ricorda anche Repubblica, in ballo ci sono gli 85 milioni di euro di aiuti sotto forma di prestiti promessi alla Grecia in cambio delle riforme. Di quel pacchetto 20 miliardi dovrebbe metterli l'Fmi. Che però non potrà dare altri soldi a un paese a rischio insolvenza e con un debito pubblico insostenibile. Il governo tedesco insiste sostenendo che senza Fmi non si può nemmeno fare iniziare il programma di aiuti. In questo quadro surreale, solo la Bce per ora sembra orientata a sostenere senza se e senza ma Atene e il suo sistema economico e bancario, anche perché l'obiettivo principale di Mario Draghi è quello di non far saltare l'euro. Cosa che non si può dire certo del falco Wolfgang Schaeuble, rigorosissimo ministro delle Finanze tedesco.  Il rebus del debito - A dividere la GerMania e il numero uno dell'FmiChristine Lagarde, come noto, è il tema del debito pubblico greco. Secondo il Fondo, presto arriverà a quota 200% del Pil: insostenibile. Da qui l'impossibilità di prestare di nuovo soldi a un debitore a rischio, come accaduto sotto deroga nel 2010. La proposta di Washington di sospendere per 30 anni il pagamento di debito e interessi è ritenuta irricevibile da Berlino, che sottolinea come secondo il trattato di Lisbona non si possa tagliare il debito di un Paese membro, perché equivarrebbe a farsene carico. Soluzione? Allungare le scadenze del rientro, solo dopo aver fatto partire il salvataggio. E si ritorna alla casella iniziale: come far partire il salvataggio se l'Fmi non può mettere soldi sul piatto? Una bella domanda a cui gli euro-ottimisti che esultavano al momento della tanto attesa "intesa" tra Atene e Troika non sanno ancora rispondere.


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Categorie: Economia, Esteri


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