L’economia corre all’indietro, la disoccupazione aumenta sempre più e così gli italiani si rifugiano nel… gioco. Un espediente ma anche un business: è boom di gestori di slot e macchinette, quadruplicati in tre anni

Milano
14:33 del 24/04/2014
Scritto da Albertone

Come sempre, qualcuno nei drammi ha trovato il modo per farci un mucchio di soldi. Tutto legale, sia ben chiaro. Peccato che, eticamente parlando, sia una schifezza bella e buona. Da dove partire? Dal fatto che in Italia l’economia galoppa all’indietro, la crisi morde ma al gioco non si rinuncia. Ed è qui che sta il punto. Fra scommesse sportive, ippiche o semplicemente legate ai numeri e alla fortuna, ogni anno vanno in fumo milioni e milioni di euro.
Anzi, una grossa fetta la incamera lo Stato, una percentuale minima invece ritorna nelle tasche dei cittadini. Insomma, tutti vogliono giocare. Ed è per questo che in Italia è boom dei gestori di slot e macchinette, più che quadruplicati in tre anni. Oggi sono 1.119, erano 238 nel 2010 le imprese che gestiscono slot e affini. Si concentrano maggiormente tra Lombardia (206), Lazio (120) e Campania (115). La crescita più alta in Emilia Romagna, dove le attività sono dieci volte di più rispetto a tre anni fa. Come detto, è tutto assolutamente legale. Si entra, si gioca, si scommette e si spera nella Dea bendata. Purtroppo, gli effetti collaterali non sono da sottovalutare.
C’è chi tenta la fortuna, c’è chi ne fa una dipendenza. Con la crisi si alza la febbre del gioco: e che il mercato stia cambiando, con una richiesta sempre più in aumento, lo dimostrano i dati. In Italia nel 2010 erano 238 le imprese attive nella gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone, una “nicchia” imprenditoriale che in questi anni di crisi ha vissuto un vero e proprio boom, collegato al cambio di abitudini degli italiani.
Oggi i gestori di slot e macchinette sono 1.119, con una crescita del 370% in 3 anni, in termini assoluti +881 attività, vale a dire che sono più che quadruplicate le imprese del settore. Insomma, vale la legge del mercato: docve c’è maggior domanda, si concentra anche una maggior offerta. Soltanto che il gioco porta con sé quelle ludopatie che stanno distruggendo intere famiglie, che stanno bruciando gli stipendi sudati e faticati da madri e padri. Insomma, il gioco il più delle volte produce povertà.

Ma chi è malato – e il termine è riconosciuto anche dal Ministero – non se ne accorge e continua. Le imprese che gestiscono slot si concentrano maggiormente tra Lombardia (206), Lazio (120) e Campania (115). E la crescita più alta in Emilia Romagna, dove le attività sono dieci volte di più rispetto a tre anni fa.
Tanto per fare un esempio, in Lombardia nel 2010 erano 45 le imprese attive nella gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone, oggi i gestori di slot e macchinette sono 206 (+358% in tre anni, in valori assoluti +161 imprese). A Milano sono 59 le imprese attive nel settore che da sole bastano per fornire di macchinette qualche migliaio di bar sparso per tutto il territorio, seguite da Brescia (34), Bergamo (31) e Varese (19, nel 2010 non c’era nessuna attività).


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Categorie: Cronaca, Denunce, Economia


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