Crisi: 7 milioni di italiani restano a casa e non cercano impiego. Scoraggiati o allergici al lavoro? Qualche giorno fa l’Istat, dopo la doccia fredda di marzo, aveva dato buone notizie per il mercato del lavoro italiano certificando un aumento del numero di occupati

Milano
08:20 del 07/06/2015
Scritto da Gerardo

Qualche giorno fa l’Istat, dopo la doccia fredda di marzo, aveva dato buone notizie per il mercato del lavoro italiano certificando un aumento del numero di occupati ma le tabelle sul primo trimestre 2015 mostrano che la ripresa è ancora lunga. In Italia, infatti, ci sono oltre 3,5 milioni di persone che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano impiego, la maggior parte dei quali (quasi 2 milioni) perché scoraggiati. Secondo quanto emerge dalle tabelle Istat sul primo trimestre 2015 ci sono ancora 3,3 milioni di disoccupati. Nel complesso le persone senza lavoro ma disponibili sono quasi 7 milioni. Se infatti nel primo trimestre sono aumentati gli occupati sono cresciute anche le forze di lavoro “potenziali”, cioè le persone formalmente inattive ma pronte a uscire dall'inattività, e in particolare tra queste coloro che si dichiarano disponibili a lavorare pur non cercando impiego.

Nel Mezzogiorno il maggior numero di “sfiduciati” – Il maggior numero di scoraggiati viene dal Mezzogiorno: sono 2.280 milioni gli “sfiduciati”, in crescita di circa 200.000 unità sullo stesso periodo dell'anno precedente. A queste persone nel Sud si aggiungono 1,5 milioni di disoccupati (in calo di circa 100.000 unità su un anno prima). Oltre 3 milioni, su 7 di coloro che sono senza lavoro pur essendo disponibili a lavorare, sono giovani di età inferiore a 35 anni. In questa fascia di età (15-34 anni) 1.663.000 sono disoccupati e 1.347.000 si dicono disponibili a un impiego ma non lo hanno cercato attivamente nelle settimane precedenti la rilevazione.

Eurostat: solo un laureato su due lavora a tre anni dalla laurea – L’Eurostat, intanto, dice che in Italia meno della metà dei laureati risulta occupato entro i tre anni dal conseguimento del titolo. Si tratta di una percentuale di quasi trenta punti inferiore alla media europea (78,2% nell'Ue a28). Secondo i dati Eurostat 2014 i giovani tra i 20 e i 34 anni che lavorano a tre anni dalla laurea sono il 49,6%: peggio di noi fa solo la Grecia (45%).


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Categorie: Economia, Lavoro


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