Questa trilogia ha rappresentato anche un monito importante in termini di comunicazione, perché per molto tempo non ha nascosto che la N.Sane Trilogy si potesse giocare solo su PlayStation 4, salvo scoprire che poi il titolo sarebbe arrivato anche su Switch, Xbox One e PC

Firenze
13:00 del 29/06/2018
Scritto da Gerardo

Crash Bandicoot N.Sane Trilogy ha militato per un anno su PlayStation 4, facendo vendere tante altre scatole della console Sony un po’ perché quello di Vicarious Vision è stato effettivamente un grande lavoro di riproposizione del classico PlayStation, e un po’ perché la nostalgia è dura a morire e Crash Bandicoot è stata un’icona molto importante negli anni ’90, traghettando le vendite della grigia console del colosso nipponico.

Questa trilogia ha rappresentato anche un monito importante in termini di comunicazione, perché per molto tempo non ha nascosto che la N.Sane Trilogy si potesse giocare solo su PlayStation 4, salvo scoprire che poi il titolo sarebbe arrivato anche su Switch, Xbox One e PC. Proprio quest’ultima versione è l’oggetto della nostra analisi, prettamente tecnica, perché queste nuove versioni del gioco non hanno niente di diverso in termini di contenuti rispetto all’originale uscito quasi un anno fa.

60 peramele al secondo

Se la versione PC, a livello contenutistico, è uguale all’originale, ben altro discorso va fatto per quanto riguarda la resa tecnica ed estetica. Abbiamo provato il titolo su una configurazione che monta un i5-3470 a 3.20GHz, 8GB di RAM ed una GeForce GTX 960 da 4GB (contro i consigliati che richiedono un i5-750 a 2.67GHz, 8 GB di RAM ed una GeForce GTX 660 2GB), giochicchiando con le impostazioni offerte dalla versione presente su Steam. È possibile impostare gli FPS massimi a 30 e 60, limite oltre il quale Crash Bandicoot N.Sane Trilogy non andrà. 


Le altre impostazioni comprendono l’attivazione della sincronia verticale e del motion blur, la possibilità di stabilire quattro livelli di anti-aliasing (disattivato, medio, basso ed alto), quattro livelli di risoluzioni ombre (basso, medio, alto, ultra), attivare e disattivare l’occlusione ambientale, il bloom, la profondità di campo ed il fur blur, quest’ultimo un effetto che sfoca i contorni di alcuni elementi per simulare l’effetto pelliccia (in particolare proprio sul protagonista). Il severo verdetto del contatore degli FPS ci ha comunicato, mantenendo tutto attivo ai dettagli massimi eccetto il dettaglio delle ombre ad “Alto”, un bel sessanta granitico. Anche utilizzando il massimo dettaglio in termini di ombre siamo rimasti sempre tra i cinquanta almeno ed i sessanta con la nostra configurazione, con alcuni picchi negativi di 30 nei pochi momenti in cui la telecamera è invertita e si vede buona parte dello scenario circostante a schermo (in particolare nel primo titolo della trilogia). Provando a manovrare le impostazioni abbiamo riscontrato che a fare da discriminante per le prestazioni finali sono state solamente le ombre, perché con ogni altra combinazione il gioco gira fluidissimo a sessanta frame per secondo. Peraltro, impostando “Alto” al posto di “Ultra”, le differenze in questi termini sono davvero difficili da percepire, anche andando ad analizzare il gioco stando vicinissimi al monitor, figuriamoci durante una normale sessione di gioco ad una distanza standard dallo schermo. Non sono quindi esagerate le impostazioni offerte ai giocatori PC, ed era difficile chiedere diversamente da un remake di un titolo uscito sulla prima PlayStation. Tuttavia, la versione di Crash Bandicoot N.Sane Trilogy su Steam rimane di gran lunga migliore tra quelle nel lotto.


La fluidità dà al titolo tutta un’altra dimensione, facendolo sembrare meno vecchio (o “vintage”, per essere più morbidi) in termini di gameplay di quanto non sia realmente, perché le animazioni hanno tutt’altro spessore e le brutali sezioni di platforming più puro sono adesso un pochino più malleabili. Ovviamente anche l’estetica ne giova, perché se la modellazione poligonale è la stessa, ad essere più piacevoli sono le fonti luce, le sopracitate ombre, ed in generale tutta l’effettistica presente nel gioco. Confermiamo, ad esempio, la dinamica già trovata durante l’E3 2018 nel livello Future Tense (questo, e Stormy Ascent giocabili fin da subito autonomamente anche su PC). Nello scenario, infatti, ad un certo punto del gioco è necessario schivare dei razzi lanciati da un robot che è visibile solo attraverso il riflesso di un muro a vetri che specchia lo scenario alle spalle della telecamera, con una visibilità ottima su PC grazie ad un ottimo dettaglio del riflesso che rimane anche impostando tutti i dettagli grafici al minimo. Concludiamo la nostra disamina con il supporto a mouse e tastiera. Sebbene sia difficilmente immaginabile giocare un platform senza un gamepad, va detto che la sensazione non è del tutto atroce. Il movimento è affidato alle frecce direzionali oppure ai classici WASD, il salto alla barra spaziatrice, l’attacco al pulsante sinistro e la scivolata al pulsante destro del mouse (ognuno di questi comandi è personalizzabile, in ogni caso). Giocare senza un gamepad è un’esperienza effettivamente borderline, perché i titoli di Crash Bandicoot pur non necessitando di una precisione estrema hanno bisogno almeno di un buon tempismo e di un input lag ristretto (perché già ce n’è un po’ di suo nel codice del gioco). Quindi, per i livelli iniziali o comunque nelle sezioni meno difficili, giocare con mouse e tastiera è anche fattibile, ma quando il gioco si fa duro è davvero complicato per noi non consigliarvi di munirvi di un gamepad.

Da: QUI


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Categorie: , Videogames


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