Da Bundesrepublik a Lügenrepublik, cioè la repubblica delle balle

Napoli
09:15 del 11/10/2015
Scritto da Gerardo

Da Bundesrepublik a Lügenrepublik, cioè la repubblica delle balle. Crolla sotto una marea d’inganni e bugie non solo il mito della correttezza teutonica, ma l’economia. Ora a Berlino non cercano solo un giudice che colpendo i colpevoli di scandali come il Dieselgate, come quello del Libor che affossa i conti di Deutsche bank come le infrazioni sull’Iva intracomunitaria che svelano come i tedeschi siano i più pervicaci triangolatori di agroalimentare importando in Europa schifezze, riesca a tacitare i troppi sospetti che si annidano sulla GerMania, ma anche qualcuno che eviti di dover pronunciare una parola che per la Cancelliera Merkel è un insulto: recessione. I segnali ci sono e già l’FMI ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil teutonico sforbiciando uno 0,6% (da 1,9 a 1,3%), ma la mazzata è arrivata ieri con i dati sull’export. La Germania ha perso il 5,8% di vendite all’estero (anche le importazioni sono calate del 1,3% segno evidente che l’economia si sta fermando) superando di gran lunga le già pessime stime degli analisti (meno 4%).  In ferie - Hanno cercato di metterci una foglia di fico dicendo che ad agosto i tedeschi sono in ferie, ma non regge. La verità è che la Germania è esposta con le economie dei Paesi emergenti che sono in affanno e ora paga un conto salatissimo. Aver affamato la Grecia contribuisce ai guai teutonici. Se anche nel terzo trimestre si confermeranno i dati negativi di Pil (-0,2%) e produzione industriale (ad agosto è crollata del 4%, gli ordinativi del 5,7% il dato peggiore del 2009 come per l’export) la recessione sarà conclamata. Per questo i maggiori think-tank economici (Ifo di Monaco, Diw di Berlino, Istituto per la ricerca economica di Halle) chiedono a gran voce alla Merkel di varare un piano d’investimenti e di stimolare la domanda interna.  Ma la Crisi economica della Germania sembra pigliare le mosse da una crisi morale. La prova? Il crollo di un altro mito tedesco. La Deutsche Bank è stata costretta a lanciare un profit warning annunciando che chiuderà i conti del terzo trimestre con una perdita di 6,2 miliardi. La colpa? Ancora una truffa: quella del Libor che costringe Deutsche ad accantonamenti per 1,2 miliardi. Si tratta di uno scandalo scoperto anche questo come il Dieselgate in America. Di fatto Deutsche ha manipolato i tassi interbancari. Si è dichiarata colpevole e ha già pagato una multa di 2,5 miliardi, ma ora si temono cause risarcitorie e altri sviluppi dell’inchiesta. La bancona tedesca - già salvata nel 2012 dalla Merkel con i soldi dei cittadini europei - ha dovuto ammettere che i suoi requisiti patrimoniali non reggerebbero agli stress test della Bce (quelli che ingessano le banche italiane) e dunque ha dovuto fare accantonamenti per altri 5,8 miliardi di euro oltre a svalutare di 700 milioni una partecipazione in Cina. Il nuovo Ceo di Deutsche John Cryan in una lettera ai dipendenti ha affermato che «il momento è duro» e ha annunciato che non distribuirà dividendo e c’è pericolo di drastici tagli all’occupazione. A proposito di bufale sull’agroalimentare Berlino non scherza. Si è beccata già diversi richiami sull’Iva intracomunitaria e soprattutto sul fatto che da 8 anni il suo surplus commerciale è fuori da parametri europei. Il 45% del Pil tedesco è (era?) fatto di esportazioni e il 40% di importazioni. La Germania compra tantissimo latte fuori dai confini europei, compra maiali, compra carne e verdure (da Cina e Turchia), li fa diventare comunitari e ci fa concorrenza sleale. È il caso delle mozzarelle blu, dei prosciutti prodotti con suini che vengono dalla Cina e lavorati da rumeni pagati 2 euro all’ora e rivenduti a 7 euro in Europa, è il caso del grano, è il caso delle triangolazioni che aggirano le sanzioni alla Russia, quelle che stanno strozzando il nostro agroalimentare. Marchi come il Gombonzola, Kresecco, la Firenza Salami ci fanno concorrenza in Europa.  Fiera del falso - Basterà fare un salto a Colonia dove dal 10 al 14 ottobre c’è l’Anuga, la più importante fiera del business alimentare. Lì ogni anno a dispetto delle leggi comunitarie - la Germania è la più fiera oppositrice dell’etichetta Made in - si vendono falsi del Made in Italy. Evidentemente in Germania ormai quello del tarocco è un sport nazionale.


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Categorie: Economia, Esteri


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