Cosa sono i Bitcoin? Anche in Italia si comincia a parlare di regolamentazione dei Bitcoin, quando in realtà, vista la loro scarsa diffusione, non servirebbe

Bari
13:00 del 11/03/2015
Scritto da Gerardo

Anche in Italia si comincia a parlare di regolamentazione dei Bitcoin, quando in realtà, vista la loro scarsa diffusione, non servirebbe. Parte da questa considerazione un articolo di qualche giorno fa sulla moneta elettronica virtuale scritto da Francesco Vatalaro sul fattoquotidiano.it. Il docente di Telecomunicazioni (a Roma Tor Vergata) trae spunto dall’emendamento presentato di recente dal deputato di Sel Sergio Boccadutri che vorrebbe appunto regolare anche nel nostro Paese l’utilizzo di questa nuova Tecnologia.

Secondo Vatalaro così facendo si cadrebbe ancora una volta: “nell’eccesso di attività legislativa e regolatoria. Nella fattispecie del Bitcoin, infatti, l’emendamento proposto sembra più che altro volto ad estendere a questo pseudo-conio lenorme restrittive sulla circolazione del contante. Sempre che Bitcoin possa considerarsi (solo) una moneta, prima di pensare al quadro normativo, ci si dovrebbe chiedere quale sia la sua effettiva rilevanza in Italia: la community che gli ruota intorno si compone al massimo di qualche centinaio di giovani entusiasti (a Roma si riuniscono in un bar del Quartiere Balduina), mentre gli esercizi che accettano bitcoin per i loro servizi sono poche unità (sempre a Roma, un piccolo hotel nel Quartiere Trieste). Non molto più di questo, ancora”.

Quindi è (ancora) inutile regolamentarli? Sicuramente è preoccupante che in parlamento non si conoscano nei dettagli i termini della questione, ma a nostro modesto avviso il problema non è tanto l’eccesso di normativa ad affliggere il nostro Paese, ma l’eccesso di cattiva normativa.È bene che si cominci a parlare di regolamentazione dei Bitcoin. Sarà pure presto per l'Italia, ma della moneta virtuale creata su internet ce ne sono centinaia di milioni (reali) in giro per la rete e i margini di guadagno fin qui assicurati da Bitcoin sono da capogiro: il valore della moneta che si conia via web è cresciuto finora in modo esponenziale.Ce n'è abbastanza per avviare un percorso normativo anche in Italia. L’importante è che si conosca, e bene, quello che si intende sottoporre a vincolo di legge.


Ma da dove spuntano fuori, cosa sono e come funzionano i Bitcoin? Vediamo. Cominciamo dalla definizione che ne dà il sito ufficiale:

Bitcoin usa la tecnologia peer-to-peer per non operare con alcuna autorità centrale o banche; la gestione delle transazioni e l'emissione di bitcoin viene effettuata collettivamente dalla rete. Bitcoin è open-source; la sua progettazione è pubblica, nessuno possiede o controlla Bitcoin e ognuno può prendere parte al progetto. Attraverso alcune delle sue uniche proprietà, Bitcoin permette utilizzi entusiasmanti che non potrebbero essere coperti da nessun altro sistema di pagamento precedente.

Cioè? Bitcoin è innanzitutto un software che si basa su una concatenazione certificata e cronologica in un libro mastro digitale unico e ubiquitario di una sequenza completa di “transazioni”. Detta più volgarmente i bitcoin sono dei file criptati che contengono informazioni del possessore, cioè di colui che "conia" la moneta virtuale che poi può essere usata per compravendite online, alla faccia di banche e carte di credito/pagamento. Per "battere" bitcoin bisogna perciò scaricare il software open source che gestisce le transazioni.

Con la "criptovaluta" Bitcoin (codice: BTC o XBT) si indica dunque sia il software anonimo e open source progettato per implementare il protocollo di comunicazione sia la rete peer-to-peer che ne deriva.Il genio (o il gruppi di geni) che ha inventato questo software nel 2008 è conosciuto, si fa per dire, con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.Come funziona praticamente? Abbiamo detto che Bitcoin è un sistema per produrre e scambiare la moneta virtuale con il software apposito che funziona sulla base di un protocollo peer-to-peer, simile ai sistemi utilizzati per scaricare e condividere i file online in cui ogni computer diventa un nodo della rete come gli altri: è in questa fase che avvengono “conio” della moneta e transazioni. Non c’è nessuna banca centrale, nessun tracciabilità dei "movimenti" e nessuna gabella da pagare.Come viene coniato un bitcoin? Si tratta d'un processo informatico lungo e complesso, il cosiddetto mining (cioè estrazione). Funziona così: la rete Bitcoin genera e distribuisce moneta in modo casuale a intervalli regolari a chi ha il software attivo sul proprio computer. Semplificando, i computer collegati, anelli della rete, ogni tot di tempo sono sottoposti a un problema crittografico di difficile soluzione, che richiede uno smisurato numero di prove per venirne a capo.

Il calcolo viene fatto dal software seguendo input casuali generati dal protocollo: intervalli variabili viene immesso il problema da risolvere nella rete e il computer che per primo trova una soluzione fa partire un avviso per gli altri con la richiesta di avere la proprietà di un nuovo blocco di Bitcoin. Ecco pronto il nuovo conio.


Articolo letto: 916 volte
Categorie: Economia, Internet, Tecnologia


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Risposte - Commenti

Gerardo

11/03/2015 17:10:47
Ho già sentito parlare di questi Bitcoin, e ce un sito dove si acquista pagando con i Bitcoin.. Si credo che in futuro diventeranno molto importanti
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Mariano

11/03/2015 13:37:39
Girano ormai da anni senza un reale riscontro positivo, se non quello di poterci pagare nel mercato nero del web. Hanno un cambio che ha una volatilità pazzesca. In pochi mesi è passato da 800 dollari a bitcoin, a 300. Ciò significa che sono facilmente manipolabili. Il fatto che sia tutto fittizio, generato da super elaboratori, mi rende restio.
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