Crescono i lavoratori che si portano da casa il pasto: costa di meno, consente di risparmiare tempo e rappresenta l’ennesimo antidoto alla crisi. Un po’ come si faceva cinquant’anni fa…

Bologna
09:09 del 12/02/2014
Scritto da Albertone

Ritorno al passato. Effetti di una crisi che non smette di picchiar duro sulle categorie più deboli. In particolare, operai e dipendenti. I lavoratori salariati che da anni attendo un ritocco del loro stipendio e devono invece sorbirsi i prelievi statali a suon di tasse e accise varie. L’ultimo rimedio anti-crisi ha un nome che evoca la metà del secolo scorso: “schiscetta”, o più semplicemente il pranzo fai da te preparato la sera prima e portato da casa, mangiato il più delle volte dopo averlo fatto intiepidire nel forno aziendale.
La recessione economica ha portato anche a questo. Fra il 2010 e il 2013, i bar e ristoranti di tutta Italia, per non parlare delle storiche trattorie o dei localini tipici in cui era possibile degustare un piatto tipico ad un prezzo contenuto, hanno visto crollare la propria clientela. Almeno il 20-25% dicono i ristoratori. Un picco negativo dovuto ad una crescente disoccupazione – e chi non lavora, tanto più non mangia fuori – e ad una maggiore mobilità negli orari e nei turni. Ma non basta per spiegare la fenomenologia al ribasso. E i diretti interessati, leggasi ristoratori e clienti, lo sanno bene.
I lavoratori hanno optato per risparmiare su tutto, pasto compreso. Il buono distribuito dalle aziende va poco oltre i 5 euro, sufficienti appena per concedersi una pizza d’asporto con bibita gassata. Di più, con quella cifra, non si può pretendere. Ed ecco che, a pranzo, è scoppiata la “margherita-Mania” e i pizzaioli di tutt’Italia si sono attrezzati: accettano buoni di ogni genere e offrono menu a prezzo speciale. Ovvero, neanche a farlo apposta, cinque euro.
Ma chi non ha diritto al buono, ha agito in maniera ancor più radicale. Via il buono, via il pasto fuori. Si pranza in azienda, magari in sala mensa o in corridoio, nella bella stagione in giardino o al parco. E cosa si mangia? Un po’ di tutto, dipende semplicemente da cosa si è preparato a casa la sera precedente. C’è chi si accontenta di un panino, che si divora piatti di pasta fredda o insalate di riso, chi opta per qualche piatto pronto facilmente riscaldabile. La “schiscetta” torna di moda, perché anche qualche dieci euro in tasca in più alla fine del mese può far tirare una boccata d’ossigeno. In totale si parla di 25-30 euro alla settimana indispensabili come minimo per mangiar fuori ogni settimana, ovvero circa 120-150 euro alla fine del mese. Somme che possono significare la retta dell’asilo del figlio o la rata dell’assicurazione da pagare.
Per risparmiare anche bar e ristoranti hanno studiato le loro strategie: via il menu alla carta al mezzogiorno, si mangia a prezzo fisso che può variare dai 5 euro (solo primo) ai 7 euro (solo secondo, contorno), ai 9-10 per il pasto compreso, inclusa acqua, vino e caffè. Naturalmente, panino preparato la sera prima e acqua della bottiglietta acquistata al supermercato non va oltre i 2 euro, ovvero dai cinque agli 8 euro risparmiati ogni giorno. Tanto è bastato ad un lavoratore su due a convincersi a tornare al passato…


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