Condannato Berlusconi a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici.

Milano
09:40 del 09/05/2013
Scritto da Samuele

La decisione della Corte d'Appello è senza sconti, è arrivata la conferma della condanna di Silvio Berlusconi per il processo Mediaset, quattro anni e i cinque di interdizione ai pubblici uffici, quelli più temuti. A Milano il clima è irrespirabile, me l'aspettavo, ma non farò cadere il governo. Adesso si apre un capitolo tutto nuovo in Cassazione spiega il Cavaliere ai fedelissimi.

La Corte d'appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado nel processo sui diritti tv. Per il leader del Pdl si tratta della terza condanna in sei mesi dopo il primo verdetto e la decisione sul caso Unipol. Assolto invece il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Ghedini: Una sentenza al di fuori di ogni logica.
Se il verdetto dovesse essere ribadito anche dalla Corte di cassazione Berlusconi, dopo il via libera della giunta autorizzazioni del Senato, potrebbe dover fare un passo indietro dalla Politica.

Dopo quasi sei ore di camera di consiglio e un processo che, per una serie di rinvii, si è trascinato dallo scorso 18 gennaio, i giudici, presieduti da Alessandra Galli, hanno nuovamente inflitto tre anni di reclusione (condonati) a Frank Agrama, il produttore statunitense ritenuto socio occulto del Cavaliere, tre anni e otto mesi e un anno e due mesi agli ex manager Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto. In più, per questi e per l'ex premier hanno disposto, come il collegio presieduto da Edoardo D'Avossa, una provvisionale di 10 milioni di euro da versare in solido alla Agenzia delle Entrate.

La sentenza, atteso per le 17 di ieri è arrivata poco dopo le 19.30. 'La forza della prevenzione è andata al di là della forza dei fatti': commenta così Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi. 'Avevamo la consapevolezza che sarebbe andata così', ha aggiunto. Ghedini contesta che 'non sono stati ascoltati alcuni testi che avevamo richiesto, non si è tenuto in nessun conto i nuovi documenti che avevamo presentato, non si è deciso di aspettare la Corte Costituzionale, la cui decisone è stata addirittura giudicata irrilevante'. 'In qualsiasi altro tribunale non avremmo mai avuto una sentenza di questo tipo - ha detto ancora l'avvocato del Cavalieire- se l'imputato non si fosse chiamato Silvio Berlusconi'. A chi gli ha domandato se questo verdetto metta a rischio la stabilità politica del governo, Ghedini ha replicato 'Non credo ci sia una correlazione, quello che viene messa a rischio è la stabilità del diritto che è una cosa che a me, in quanto avvocato, preoccupa di più'.

In primo grado i giudici avevano giustificato la condanna parlando di 'un’evasione fiscale notevolissima', pari a 7 milioni di euro, sottolineando che una catena di intermediari e società schermo avrebbe permesso di gonfiare i costi d’acquisto dei diritti dei film da trasmettere in tv per creare fondi neri. Secondo i magistrati non era 'sostenibile che la società abbia subito truffe per oltre un ventennio senza neanche accorgersene' e Berlusconi era il 'dominus indiscusso'. Ma non solo, i magistrati nelle motivazioni contestuali avevano anche parlato di 'un preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalità sofisticate'.

Per i magistrati il comportamento di Berlusconi, nell’ambito del processo Mediaset sui diritti tv, dimostrava una 'naturale capacità a delinquere' per portare avanti 'il disegno criminoso'. L’ex premier era stato ritenuto l’'ideatore' del sistema fraudolento e 'non si può ignorare la produzione di un’immensa disponibilità economica all’estero ai danni dello Stato e di Mediaset che ha consentito la concorrenza sleale ai danni delle altre società del settore'. Insomma, un'immagine del Cavaliere tutt'altro che positiva che dovrebbe convincere gli italiani sulle sue mire che vanno ben oltre il bene comune.

Nello scenario politico ora il timore è legato alle reazioni del Pd. Si potrà portare avanti una maggioranza con un partito acefalo? Il caso Nitto Palma, il mancato rispetto degli accordi presi con il Pdl, ha fatto scattare l'allarme a palazzo Chigi. E nei prossimi giorni, quando il Parlamento inizierà a lavorare a pieno ritmo, è ancora dal fronte del Pd che il premier si aspetta qualche sorpresa. Il rischio è davvero concreto, già ieri pomeriggio Felice Casson in un corridoio di palazzo Madama diceva: 'La battaglia contro Nitto Palma era doveroso farla, i nostri elettori ci scrivono contenti: finalmente una boccata d'aria. Adesso avanti tutta su questa strada. Al prossimo ufficio di presidenza della commissione Giustizia chiederemo di mettere in calendario il disegno di legge Grasso contro la corruzione'. Ad ogni modo, per il momento Berlusconì non sembra curarsi delle insidie in cui potrà incappare il Governo.

Ora il Cavaliere e i suoi difensori, usando le parole di Ghedini, sperano che il verdetto si 'possa ancora giocare' davanti alla Cassazione o alla Consulta, chiamata a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione sollevato dalla presidenza del consiglio nel marzo del 2010  per via di un'ordinanza con cui il tribunale aveva respinto un rinvio di un'udienza per legittimo impedimento chiesto dall'allora capo del governo. Nel frattempo Berlusconi va con i piedi di piombo e crede che il nuovo ruolo da 'pacificatoreì', da sponsor delle larghe intese che si è creato ad hoc, possa giovargli in quella prospettiva. Ieri ha incassato la buona notizia dell'elezione di Giorgio Santacroce alla presidenza della suprema corte. Alto magistrato, curriculum di spessore, ma anche vicino negli anni a Cesare Previti.

Per quanto riguarda i tempi, il processo Mediaset potrebbe approdare in Cassazione 'in autunno avanzato' e potrebbe finire 'prima della fine dell'anno'. Nell'impossibilità di una previsione ufficiale, alcuni penalisti che frequentano la Suprema corte fanno una previsione, molto dipenderà - è stato spiegato - dai tempi entro i quali saranno depositate le motivazioni della sentenza di secondo grado. I giudici non hanno dato indicazione di un termine, nel dispositivo, per cui è prevedibile che già entro una quindicina di giorni possa aver luogo l'adempimento. Seguiranno poi il ricorso in Cassazione e il trasferimento degli atti processuali alla Suprema corte, che fisserà la data dell'udienza per il giudizio di legittimità.


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Categorie: Cronaca, Politica


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