Ecco come fare per mettersi in proprio, ripartire da zero e dedicarsi alla propria impresa senza dover dipendere da altre persone

Milano
12:22 del 06/12/2015
Scritto da Gerardo

Come mettersi in proprio - La ripresa economica sembra  vicina (produzione e ordini in aumento, ripresa delle assunzioni..) ma chi ha perso il lavoro in questi anni non è detto che riesca a trovarne subito un’altro. Molti dovranno inventarselo, magari avviando un’attività indipendente. Vediamo allora come mettersi in proprio partendo da zero, dopo aver valutato attentamente il rischio d’impresa. Per cominciare, bisogna scegliere fra due strade: lavorare con contratti di collaborazione o aprire Partita IVA. Si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente e in via del tutto occasionale.

Come mettersi in proprio - Le collaborazioni occasionali sono prestazioni di breve durata (30 giorni) e modesto importo (massimo 5.000 euro nell’anno solare con lo stesso committente). Conservano i requisiti delle vecchie collaborazioni coordinate e continuative anche sotto il profilo giuridico e previdenziale. Pertanto, ai sensi della Legge n. 335 del 1995, si iscrivono alla Gestione Separata qualunque sia la durata e l’importo (la base imponibile per il calcolo del contributo della Gestione Separata è individuata con le stesse regole dettate dal Fisco per l’individuazione dell’imponibile Irpef).

Come mettersi in proprio - La forma più semplice e comune per avviare un’impresa è la ditta individuale: è la più facile da aprire dal punto di vista burocratico e la meno onerosa dal punto di vista economico. L’unica figura riconosciuta è quella dell’imprenditore: responsabile della gestione, assume in nome proprio le obbligazioni derivanti dall’attività e partecipa al rischio d’impresa con il patrimonio personale. La costituzione avviene tramite apertura della Partita Iva e iscrizione, entro trenta giorni, presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia in cui è fissata la sede legale. L’imprenditore può avvalersi della collaborazione di personale dipendente o dei propri familiari. In quest’ultimo caso si darà vita ad un’impresa familiare.

Come mettersi in proprio - L’imprenditore deve rimanere assegnatario di almeno il 51% degli utili mentre le quote spettanti a tutti i collaboratori familiari non possono superare il 49% degli utili conseguiti dall’impresa. Il titolare, in caso di insolvenza, è l’unico soggetto passibile di fallimento. Icollaboratori familiari non possono svolgere in modo continuativo un’attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa. La costituzione dell’impresa familiare deve avvenire per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Entro trenta giorni dalla stipula dell’atto occorre provvedere all’iscrizione nel Registro Imprese presso la Camera di Commercio della provincia in cui l’impresa ha sede legale.


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Categorie: Economia, Finanza, Lavoro


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