COME IMPARARE AD AMARE IL PROPRIO LAVORO - Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.

Palermo
18:00 del 23/02/2017
Scritto da Luca

COME IMPARARE AD AMARE IL PROPRIO LAVORO - Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l'hanno percorsa.

COME IMPARARE AD AMARE IL PROPRIO LAVORO -Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero.

COME IMPARARE AD AMARE IL PROPRIO LAVORO -È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo. Si può e si deve combattere perché il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perché il lavoro stesso non sia una pena, ma l'amore o rispettivamente l'odio per l'opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell'individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge.

Capire qual è il vero problema
Potrebbe trattarsi del rapporto con i colleghi, di un capo esigente, di ritmi stressanti oppure potreste scoprire che il vostro problema non ha nulla a che fare con il lavoro ma in realtà ha radici altrove.

Autoanalisi
Un’attenta analisi è sempre il primo passo per trovare una soluzione.
In questo caso è necessario riflettere sulle proprie competenze e capacità. Abbiamo le competenze necessarie per fare questo lavoro?
E’ un lavoro che effettivamente ci aiuta a sviluppare le nostre capacità oppure o no?

Cogliere al volo le opportunità
Se il lavoro che svolgete adesso non vi soddisfa non è detto che per sentirvi realizzati dobbiate per forza abbandonare la vostra azienda. Adottate un atteggiamento partecipativo e collaborativo, seguite molti progetti, potreste scoprire che all’interno della vostra stessa azienda ci sono mansioni che più si adattano al vostro profilo professionale.

Parlare chiaro
Spesso un motivo di malcontento potrebbe essere legato a una serie di compiti e mansioni che non erano stati specificati nel momento in cui avete accettato il lavoro.
Parlare con il vostro superiore e chiarire con lui qual’è esattamente il vostro ruolo potrebbe essere di grande aiuto.

Prendersi il giusto tempo
I cambiamenti non sono mai facili, per questo prima di mollare la presa la cosa migliore è aspettare che siano passati almeno sei mesi e riflettere se le difficoltà sono legate al nuovo contesto oppure no.

Imparare dagli errori
Se dopo aver messo in pratica questi consigli siete completamente convinti che lasciare il lavoro sia la cosa migliore da fare allora non vi resta che scrivere un elenco di ciò che non va con il lavoro e l’azienda, in maniera tale da poter immediatamente scrivere il suo speculare positivo e sapere dove indirizzarvi per il lavoro successivo.


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Categorie: , Guide


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