Entro il 2021 lo stato sarà chiamato a uscire dal capitale di Monte dei Paschi di Siena (MPS)

Siena
09:30 del 08/10/2019
Scritto da Samuele

DEBITI MPS PAGATI DAGLI ITALIANI - Con un quota in possesso del Tesoro del valore attuale di 1,36 miliardi, se la cessione avvenisse oggi, la perdita complessiva per i contribuenti si aggirerebbe intorno ai 5,5 miliardi. E l’andamento dello spread ha già iniziato a peggiorare ulteriormente le cose.

Mps, infatti ha in portafoglio circa 24 miliardi di euro in Btp, il cui prezzo diminuisce con l’aumentare dei tassi d’interesse e dello spread. Ciò, come nel caso delle altre banche italiane, stabilisce una relazione inversa fra il differenziale Btp-Bund e il valore delle azioni bancarie.

DEBITI MPS PAGATI DAGLI ITALIANI - Come ha fatto notare il Sole 24 Ore “quando si è insediato il Governo giallo verde, Mps valeva circa 3 miliardi. In quattro mesi e mezzo, è stato bruciato un miliardo, di cui il 68% a carico del socio pubblico”. Nello stesso periodo lo spread è oscillato fra i 218 e i 308 punti attuali.

Le perdite nel affare Mps, tuttavia, sono una costante avviata anche prima dell’insediamento dell’attuale governo. Il Tesoro aveva pagato le azioni 6,9 euro l’una per la principale porzione di 5,5 miliardi e 8,5 euro per la parte restante. Quando Mps tornò a essere quotata a Piazza Affari il 25 ottobre 2017, il titolo chiuse con un prezzo di 4,55 euro, già ben al di sotto del valore pagato dallo Stato.


DEBITI MPS PAGATI DAGLI ITALIANI - In sostanza, per i 10 miliardi di NPL dovremmo attenderci che verranno venduti a qualcosa come poco più di 2 miliardi di euro, mentre a bilancio risultano iscritti mediamente a circa 4,6 miliardi. La differenza di 2,5 miliardi sarebbe una perdita accusata da MPS e che azzererebbe il valore già infimo di capitalizzazione della banca in borsa, pari a 1,7 miliardi. Improbabile che il Tesoro lasci che avvenga tutto ciò, in quanto dovrebbe mettere mano subito dopo a una ricapitalizzazione pro-quota, sborsando dichiaratamente nuovi quattrini. Gli elettori italiani non gradirebbero, per cui probabile che compia un’operazione più sottile, cioè che effettivamente scarichi sulla società cessionaria il peso della maxi-perdita, vendendole NPL a valori sostanzialmente prossimi a quelli di iscrizione a bilancio.

E’ ovvio che nessuna società privata accetterebbe mai di buttare soldi nel bidone dell’immondizia. E, infatti, questa entità ad oggi ignota verrebbe fusa con Amco, controllata dal Tesoro, una società pubblica. Essa si accollerebbe le perdite, ma a pagare il conto sarebbe chiaramente sempre il Tesoro, cioè noi contribuenti italiani. L’unico modo che il governo avrebbe, in teoria, per evitare questo salasso a carico dei conti pubblici – l’ennesimo legato al salvataggio di MPS, già costatoci 8 miliardi tra ricapitalizzazione precauzionale e rimborso degli obbligazionisti subordinati – sarebbe di caricare le perdite a bilancio e subito dopo rivenderla sgravata dagli NPL sul mercato, chiaramente dopo una nuova ricapitalizzazione che finanche azzeri la quota pubblica. Ma avete sentore di soggetti privati all’orizzonte per comprarsi MPS? La stessa fusione ipotizzata con UBI avverrebbe dopo la maxi-cessione di NPL, con la banca lombarda che non intende certo mettere mano al portafoglio per ripianare le perdite di Siena.

P.S.: A proposito, se lo stato oggi rivendesse MPS, agli attuali prezzi di mercato perderebbe oltre 4 miliardi di euro, avendola rilevata per 5,4 miliardi e valendo la sua quota solamente 1,2 miliardi a Piazza Affari. E facendo emergere le maxi-perdite, il valore di borsa dell’intera banca piomberebbe a zero.


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Categorie: , Denunce, Economia, Politica


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