Le vicende del calciatore del Palermo fanno riflettere gli italiani su come sia davvero cambiata la mafia e tutte le associazioni a delinquere.

Avellino
15:30 del 29/06/2013
Scritto da Gerardo

Fino a qualche tempo fa la mafia sfidava l'opinione pubblica , con delitti anche clamorosi. Oggi invece  si parla di mafia "sommersa", che evita di compiere delitti eclatanti. Non per questo è meno pericolosa, ma l'opinione pubblica di oggi è più consapevole del problema della mafia e intende sconfiggerla schierandosi apertamente con lo Stato.

Le origini della mafia si collocano nel primo Ottocento. Ne è conferma il rituale di iniziazione, assai simile a quello che nella stessa epoca consentiva l'accesso alle sette carbonare e alle logge massoniche. Risale al 1838, inoltre, un documento del procuratore generale di Trapani, Pietro Calà Ulloa, che denuncia l'esistenza di "fratellanze, specie di sette", guidate da un capo e dotate di una cassa comune alimentata dai furti e dalle estorsioni. "Sono tante specie di piccoli governi nel governo".

In questa denuncia emergono due costanti del fenomeno: 1) la natura criminale della mafia; il fine della mafia è sempre stato il lucro, perseguito attraverso l'uso sistematico della violenza; 2) il fatto , a bene vedere ovvio, che la forza di questa associazione criminale dipende dalla debolezza con cui lo Stato fa valere la propria sovranità, soprattutto riguardo alla prerogativa dell'uso della forza. Le origini della mafia, infatti, si collocano nel contesto di una società primitiva nella quale i ceti proprietari ricorrevano sistematicamente alla violenza privata per risolvere i conflitti o per tutelare i propri interessi. A tal fine assoldavano bande di "facinorosi" con cui intrattenevano un rapporto di reciproca protezione: in pratica, questi facinorosi, sovente veri e propri briganti, tutelavano il proprietario dalle pretese dei contadini o dalle insidie dei criminali comuni e ottenevano in cambio una garanzia di impunità che il signore poteva offrire grazie ai suoi rapporti con la pubblica autorità.

E' soprattuto dopo l'unificazione nazionale che le cosche mafiose affermano il loro potere: chiamate dai ceti dominanti a svolgere un ruolo di tutela della proprietà, impongono forme di vera e propria "signoria territoriale". L'interpretazione dell'origine della mafia è data dal permanere in Sicilia di residui feudali, in particolare di un'organizzazione dell'agricoltura basata sul latifondo. In realtà, fin dall'epoca delle origini, si può osservare la presenza delle cosche mafiose nella "Conca d'oro", ovvero la zona più ricca di Palermo, dove si praticava l'agricoltura più avanzata.

Oggi la repressione deve recidere in primo luogo la collusione degli apparati pubblici. Tale collusione si configura come un'altra costante della storia della mafia. Per far fronte all'emorragia dei "pentiti", Cosa Nostra ha fatto ricorso per lunghi anni alla violenza, colpendo parenti esterni al mondo mafioso. Omicidi che hanno scosso lo stesso mondo criminale e che hanno spinto l'organizzazione di Cosa Nostra ad attenuare la violenza.  I vertici dell'organizzazione, oggi, hanno adottato una linea strategica meno clamorosa. Oggi si parla infatti di mafia "sommersa" o "invisibile", la cui caratteristica più evidente è la rinuncia ai delitti eclatanti, per non concentrare su di sè l'attenzione dell'opinione pubblica. L'intervento, però, dei militari in zone delicate , come può essere quella di Scampia, ha contribuito ad attenuare la violenza, o per lo meno di farli impensierire. La gente, però, è sicura di stare sempre da parte dello Stato, perchè tutte le forme di repressione devono essere superate un uno Stato civile e democratico 


Articolo letto: 2236 volte
Categorie: Cultura, Sociale


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Risposte - Commenti

Albertone

30/06/2013 16:58:50
La mafia è quella che penetra negli apparati istituzionali, quella che attraverso aziende in apparenza pulite si aggiudica appalti da milioni di euro, quella che investe in voti pur di avere un proprio rappresentante all'interno delle Amministrazioni che contano. E' la mafia 2.0, subdola e meschina, ancor più dura da combattere.
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