La provincia diventa organo “amministrativo” di secondo livello. Non ha alcuna valenza politica senza l’apporto dei comuni. Nessuno lo sa perchè non vuole saperlo.

Cagliari
06:15 del 10/10/2016
Scritto da Luca

La provincia diventa organo “amministrativo” di secondo livello. Non ha alcuna valenza politica senza l’apporto dei comuni. Nessuno lo sa perchè non vuole saperlo.

L'Europa ci guarda, l'Europa, sorride, l'Italia un pò meno. Non è gufare, nè piangersi addosso, ma dov'è un altro Paese in cui si sbandiera che le Province sono state abolite se poi si continua ad eleggere i consiglieri? Perchè non si ha il coraggio di dire che non è con legge ordinaria che si tolgono le Province, ma con legge costituzionale? Nel referendum che riforma la carta Costituzionale c'è di tutto, ma la loro abolizione no. Perché? Ecco perchè l'Europa ci guarda, L'Europa sorride e noi assistiamo passivi a questo pastrocchio in nome delle riforme che ci vengono chieste, specie se queste sono poi le riforme che sappiamo fare e non solo questa, purtroppo.

Nessun Governo nella Storia della Repubblica è riuscito ha fare quello che ha fatto questo Governo, con il consenso dei media: ha schiavizzato la classe operaia, ha tolto le pensioni alle nuove generazioni, per tenere in vita i privilegi di: burocrati, massoni, banchieri, politici corrotti e collusi, ha tolto l'Art. 18 alla classe operaia in silenzio e consenso dei sindacati, hanno estirpato tutto ciò che si poteva estirpare ai cittadini. Questo è il nuovo che avanza.

Sono vive e vegete, nonostante la riforma che nei proclami dei suoi artefici avrebbe dovuto cancellarle dalla mappa politica italiana. Oggi ciò che rimane delle province abolite vanno al voto: a Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino si eleggono i consigli delle Città Metropolitane. Ma non saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti: si tratta di un’elezione disecondo grado, nella quale saranno i sindaci e i consiglieri comunali a votare per i membri dei consigli metropolitani. Un meccanismo molto simile a quello con il quale, in base alla riforma costituzionale messa a punto dal governo Renzi, verranno eletti i membri del nuovo Senato. In pratica una serie di piccoleoligarchie locali, di dimensioni ridotte ma speculari a quella di dimensioni nazionali selezionata tra sindaci e consiglieri regionali che grazie alle riforme del ministro Maria Elena Boschi andrà ad occupare Palazzo Madama.


In base alla riforma Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014,Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), il Consiglio metropolitano dura 5 anni. Possono correre per la carica di consigliere metropolitano i sindaci dei comuni della Città Metropolitana e i consiglieri comunali. La carica di sindaco spetta invece automaticamente al primo cittadino del capoluogo: a Roma, ad esempio, il capo dell’amministrazione capitolina Virginia Raggi è di diritto anche sindaco della città metropolitana. La norma prevede che il voto dei sindaci e consiglieri venga ponderato in base alla popolazione: il voto di sindaci e consiglieri, quindi, pesa di più o di meno a seconda della fascia demografica in cui è inserito il loro Comune.

Nella Capitale, il cui consiglio è composto da 24 membri, sono in corsa 4 liste: Movimento 5 stelle, Le Città della Metropoli, Patto Civico Metropolitano e Territorio Protagonista. Gli elettori sono1.647, ovvero i consiglieri e i sindaci eletti nei 121 comuni della provincia. La sindaca Raggi, la cui nomina è stata ufficializzata il 22 giugno, ha votato nel primo pomeriggio a Palazzo Valentini. Un appuntamento rispettato anche dal M5S, nonostante quest’ultimo abbia a lungo osteggiato la riforma.

Milano, dove sono chiamati al voto i rappresentanti dei 134 Comuni della Città metropolitana, la scelta è tra cinque liste: C+ Milano Metropolitana, Insieme per la Città metropolitana, Movimento Movimento5stelle.it, La Città dei Comuni Lista civica, Lega Nord Lega Lombarda Salvini. A Napolile liste sono 6: Napoli Popolare, Forza Italia, Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Noi Sud, Con de Magistris. Tre quelle in gara corsa  a Torino: Città di città, Lista civica per il territorio, Movimento 5 stelle.

Sono chiamati alle urne anche a Bologna i sindaci e consiglieri comunali dei 55 Comuni del bolognese. Visto che la stragrande maggioranza di questi ultimi sono amministrati dal centrosinistra, il Pd dovrebbe raccogliere una larghissima fetta dei voti e, di conseguenza, avere la maggioranza nel consiglio metropolitano. Gli elettori sono 832 e votano per i candidati di quattro liste: Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Uniti per l’alternativa(centrodestra) e Rete civica. I prossimi appuntamenti: a Cagliari si vota il 23 ottobre mentre per Catania, Palermo e Messina la data scelta è quella del 20 novembre.


Articolo letto: 1306 volte
Categorie: Denunce, Politica


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Risposte - Commenti

Natalia

10/10/2016 13:18:38
La casta italiana è una porcata scusate ma è possibile che i politici se la cantano e se la ballano da soli e poi quando c'è da mettere i soldi o risanare i debiti interpellano i cittadini..La casta c'è in tutti i settori ma quella politica è la peggiore
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