Non si tratta solamente di cucinare, perché se poi ciò che si cucina è a propria volta emme, il risultato è sempre quello. Servirebbe una cultura, non solo alimentare, diversa, ma finché avremo persone convinte che esistano le "piantagioni di olio di palma", rimarremo senza speranza.

Firenze
06:30 del 06/11/2016
Scritto da Gregorio

Non si tratta solamente di cucinare, perché se poi ciò che si cucina è a propria volta emme, il risultato è sempre quello.
Servirebbe una cultura, non solo alimentare, diversa, ma finché avremo persone convinte che esistano le "piantagioni di olio di palma", rimarremo senza speranza.

Da bambina e fino alle superiori la mia merenda a scuola è consistita principalmente di frutta, mentre a cena il pasto iniziava sempre con il minestrone (che naturalmente odiavo). Mia madre non era una fanatica salutista, ma faceva parte di quella generazione che oggi sta scomparendo, e che con la sua dipartita ha (in parte) contribuito a qualcosa di inimmaginabile nella patria della dieta mediterranea e della buona cucina: i bambini italiani sono tra i più grassi del mondo.

Un po’ di dati forniti da Ocse. Il 36% dei bambini e il 34% delle bambine in Italia è sovrappeso o obeso, secondi solo ai greci, terzi i neozelandesi, gli statunitensi si piazzano al quinto posto. E se è vero che nella fascia adulta gli italiani raddrizzano la curva e scendono di peso, sapere che la fetta più vulnerabile della nostra popolazione, quella che accetta dalle nostre mani il nutrimento, mangia male e troppo, non è un buon segnale su come il Paese si stia strutturando a livello socio-alimentare.

In tutte le statistiche benessere economico e livello di istruzione sono messi in stretta correlazione al peso corporeo: più ignoranti più poveri, più poveri più grassi. Non è un caso che durante la crisi economica tra il 2008 e il 2013, nei cosiddetti Pigs (Portogallo, Irlanda,Italia, Grecia e Spagna) si sia verificato un calo nell’acquisto di frutta e verdura.


Il fatto che le donne cucinino sempre meno non sarebbe di per sé un male, se il loro contributo a sfamare la famiglia fosse sostituito dal marito o da qualcun altro che realmente cucina, anziché da cibi preconfezionati o surgelati.

Le cause sono molteplici, tra queste c’è l’aumento della commercializzazione di queste schifezze all’interno dei canali meno tradizionali, attraverso un bombardamento pubblicitario che rende i prodotti sempre più accessibili e desiderabili. Le multinazionali, l’immagine che più si avvicina al mio concetto di Impero del male, sfruttano i social e i mezzi digitali per portare avanti la propria propaganda, come affermato nel rapporto dell’ufficio europeo del Oms.

Gli adolescenti sono le vittime sacrificali. Comprando i prodotti si acquisisce un codice, attraverso l’inserimento di quest’ultimo si possono scaricare molteplici giochi e attività, e garantirsi un pubblico di clienti fedeli e manipolati. I governi stanno cercando di correre ai ripari ma il potere nelle mani delle multinazionali, affiliate alle bande della politica, è fortissimo. Il governo danese aveva approvato una tassa sui cibi contenenti grassi saturi, solo per abolirla un anno dopo; la legge scontentava la lobby dell’industria alimentare.

Pochi gruppi si spartiscono l’intero mercato globale e come viene spiegato nel documentario del 2008 Food, inc, la qualità del cibo non è una priorità dei produttori. Così come non lo sono i diritti dei lavoratori, né l’impatto sull’ambiente.

Il vero contenuto della maggior parte di questi prodotti preconfezionati (merendine, patatine, biscotti, barrette di cioccolato, panini, hamburger, ma tanto, tanto altro) si può definire in un solo modo: merda. Zeppa di grassi, zuccheri, sale. Che fa male. Che fa ingrassare. Che fa ammalare. Che fa morire. Che inquina l’atmosfera. Che distrugge il pianeta.

La foresta tropicale in Indonesia è stata distrutta per l’80% , oggetto di continui incendi dolosi per piantare gigantesche piantagioni di olio di palma, presente nel cibo, cosmetici, detersivi. Grazie alla sua incredibile convenienza frutta alle multinazionali profitti altissimi.

Nutriamo i nostri figli con porcherie che li fanno ingrassare, la cui produzione intossica l’aria e distrugge il pianeta. E’ questo che vogliamo? Noi, i compratori, abbiamo un potere immenso che nemmeno l’Impero del male, nemmeno Nestlè, nemmeno Unilever può togliere. Abbiamo il potere di annientarli, semplicemente smettendo di comprare i loro prodotti. Se non vogliamo farlo per l’ambiente, facciamolo almeno per la salute dei nostri figli.

http://www.ilfattoquotidiano.it/


Articolo letto: 444 volte
Categorie: Cucina, Denunce, Salute


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Risposte - Commenti

Roberto

07/11/2016 10:14:07
Il business va al di sopra dei diritti umani come quello della salute o meglio del vivere bene mangiando sano. Anche chi vende le sigarette va contro il diritto alla salute. In Italia gli alimenti sono controllati ma sempre fino a dove non arriva la corruzione.
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Lorenzo

06/11/2016 08:27:12
Da una parte troviamo le multinazionali del cibo spazzatura, dall'altra i cosiddetti "rivoluzionari del benessere", vale a dire, grandi gruppi alimentari che vendono cibi e diete salutari (solo sulla carta) con fatturati molto simili. Si tratta di una finta contrapposizione, poiché cercare di mangiare sano rincorrendo ad una alimentazione che deriva anch'essa da una concezione industriale è una pura illusione. Solo i piccoli produttori possono garantire alimenti salubri ma sono destinati a soccombere travolti dalle lobby miliardarie e dal mercato.
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