DAL '68 LA CHIESA È GIÀ MITRIDATIZZATA DAI NOSTRANI SINISTRATI DI CERVELLO PER CUI TRA L'ALTRO È IN "SCIOPERO" IN ORDINE AI COMANDAMENTI DELLA PROPRIETÀ PRIVATA, QUELLI DELLA ROBA OPPURE LA DONNA D'ALTRI, PER INTENDERCI.

Genova
12:00 del 08/03/2017
Scritto da Luca

DAL '68 LA CHIESA È GIÀ MITRIDATIZZATA DAI NOSTRANI SINISTRATI DI CERVELLO PER CUI TRA L'ALTRO È IN "SCIOPERO" IN ORDINE AI COMANDAMENTI DELLA PROPRIETÀ PRIVATA, QUELLI DELLA ROBA OPPURE LA DONNA D'ALTRI, PER INTENDERCI. EPPURE LA CHIESA ESISTERÀ SEMPRE PERCHÉ È SPOSA DI CRISTO E CI VUOLE BEL ALTRO CHE UN IGNORANTE KENIOTA A RIVOLUZIONARLA.

Chi, come e perché ha determinato quel «ritiro» di Benedetto XVI - esattamente un anno fa - che rappresenta un evento unico nella storia della Chiesa, traumatico e  tuttora non chiaro nelle sue implicazioni e nelle sue conseguenze?

Spesso si è buttata la croce addosso al povero Paolo Gabriele, il cameriere di Vatileaks, ma è vero l’esatto contrario: se c’era una persona che avrebbe voluto che papa Benedetto potesse esercitare pienamente il suo mandato era proprio lui. Del resto il mio scoop, uscito su queste colonne il 25 settembre 2011, dimostra che Ratzinger aveva già deciso quel «ritiro» ben prima dell’inizio di Vatileaks e l’aveva previsto - come scrissi - allo scoccare degli 85 anni. Esattamente quello che poi è avvenuto.

Ma allora chi, come e perché - prima di Vatileaks - ha creato una situazione che ha indotto il papa a valutare di non poter più sostenere la lotta? Ratzinger è uno dei giganti della Chiesa del Novecento ed è molto vasta la mappa di coloro che, nel corso dei decenni, anche su fronti contrapposti, hanno individuato il loro Nemico in quest’uomo mite e sapiente. Anzitutto egli entra in scena come uomo del Concilio: è colui che, scrivendo il discorso del cardinale Frings, abbatterà il vecchio S. Uffizio di Ottaviani, l’inquisizione. Nel postconcilio diventerà il nemico di tutti coloro che pretendevano di usare il Vaticano II per spazzar via la Chiesa di sempre e costruirne una prona al mondo e alle ideologie: da Rahner ad Hans Küng, fino a Martini che - come cardinale - si è opposto frontalmente a Ratzinger e a papa Wojtyla. Non erano destinati a procurargli amici, poi, i suoi due primi interventi, quando fu chiamato da Giovanni Paolo II alla guida della retta dottrina: quello in cui ribadì la condanna cattolica della massoneria e i testi che confutarono e condannarono la Teologia della liberazione.


Infine sarà sempre Ratzinger a denunciare in mondovisione, durante l’ultima solenne via crucis di Giovanni Paolo II, «la sporcizia nella Chiesa», con parole durissime e drammatiche. Sarà lui che realizzerà una purificazione radicale della Chiesa dalla piaga dei preti pedofili, con provvedimenti drastici e un ribaltamento totale di certa mentalità clericale.Ancora lui infine scandalizzerà gli ecclesiastici progressisti (tanto da suscitare la ribellione aperta di diversi vescovi) quando - in linea vera con il Concilio - cercherà di riportare all’unità la Fraternità S. Pio X e restituirà libertà alla liturgia tradizionale della Chiesa. Era stato lui con Giovanni Paolo II che aveva valorizzato i tanti nuovi movimenti fioriti nella Chiesa, specie fra i giovani, e che ha colto e denunciato la «questione antropologica» che oggi nel mondo sta bombardando i valori della vita, della famiglia e della dignità umana.

Ha fondato il dialogo della Chiesa con la modernità e la vera laicità, così da affascinare intellettuali come Habermas, Tronti, Ferrara e Barcellona. Eppure fin dall’inizio, dalla sua elezione, c’è stata l’occulta e pesante opposizione di un establishment cardinalizio oscuro  e pronto - per delegittimarlo - perfino allo spergiuro. Lo dimostra un fatto dimenticato che segnò l’inizio della guerra interna contro papa Ratzinger. Benedetto XVI era appena stato eletto, nel 2005, e dall’anonimo mondo cardinalizio (più o meno di Curia), attraverso il vaticanista Lucio Brunelli, fu fatto pubblicare un presunto diario delle votazioni del Conclave da cui emergevano dettagli delegittimanti del nuovo pontificato. 

Un vaticanista autorevole come Sandro Magister scrisse: la lettura di quel testo «suggerisce che l’“intenzione” di pubblicarlo sia stata molto più militante» che storico-giornalistica. E lo si sia fatto «per mostrare che la vittoria di Ratzinger non è stata per niente “plebiscitaria”, che è stata in forse fino all’ultimo, che è stata indebitamente favorita dal suo essere decano dei cardinali, che i tempi sono maturi per un papa “nuovo”, magari latinoamericano e che a questi suoi limiti Benedetto XVI dovrebbe rassegnarsi». Così scriveva Magister il 7 ottobre 2005. Forse si sottovalutò la gravità di quel segnale anonimo, basato peraltro su dati delle votazioni che non risultano ad altri.


Articolo letto: 855 volte
Categorie: , Cronaca, Denunce


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Risposte - Commenti

Paolo

08/03/2017 14:34:32
Ma allora le dimissioni di papa Ratzinger sono vere ma io dico una cosa lui a le sue origine cristiane è un gigante della chiesa del novecento anzitutto Ratzinger ha sicuramente individuato il suo nemico .
7

Benedetto

08/03/2017 12:32:02
La Chiesa ha coraggio, l'europa no, si scava la fossa con le sue mani, con gli avvoltoi che la popola e con l'abbandono delle sue origini, cristiane.
5

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