L’Olocausto esce dalla storia per diventare un concetto messianico, senza tempo

Roma
09:20 del 27/01/2018
Scritto da Carmine

Si continua a parlare di memoria, dei rischi della dimenticanza ma il Giorno della Memoria è una ricorrenza artificiale e autoreferenziale, a uso e consumo della minoranza più privilegiata di sempre, quella ebraica rappresentata dalle comunità ebraiche, vere e proprie corazzate politiche per la promozione degli interessi di Israele.

Oggi abbiamo moltissimi ebrei ai vertici di vari ambiti della vita sociale ed economica del nostro Paese: penso a De Benedetti, Fiano, Augias, Lerner e Parenzo soli per citarne alcuni; al contrario, altre minoranze storicamente perseguitate non solo non hanno mai ricevuto una simile sovraesposizione mediatica, né hanno mai mostrato tanta foga per ottenerla. La gente non è stupida e sa che queste manfrine servono a ben altri scopi, altro che memoria. Altrimenti dovremmo fare una festa commemorativa per ogni strage passata e presente avvenuta nel corso della storia.

Ovviamente l’identità, la fierezza per le proprie origini e per gli antenati, la difesa dei confini, la sovranità, il rispetto di se stessi, la politica stessa non sono certo state inventate nel 1933: sono, semplicemente, la normalità, ciò che ha animato tutte le civiltà storiche conosciute e che anima ancora oggi gran parte delle società non occidentali che il fascismo e il nazismo non l’hanno neanche mai conosciuti. Ritenere che, presidiando le frontiere, si arrivi necessariamente all’Olocausto significa fare di questo evento l’epilogo inevitabile di tutta la storia mondiale, nonché il futuro epilogo di qualsiasi tentativo politico che non sia soggetto a una costante vigilanza.


Ma, in questo modo, l’Olocausto esce dalla storia per diventare un concetto messianico, senza tempo: ciò che è sempre possibile, l’abisso che costantemente si apre sotto ai piedi di politici e intellettuali che, magari distraendosi un attimo, cessino di auto-negarsi. E quindi il modo migliore affinché “ciò che è stato non accada più” è in fin dei conti annientarci da soli, smettere di essere noi stessi, smettere di essere tout court. Azzerare l’Europa, la sua storia, i suoi popoli. Ma non è affatto sicuro che il modo migliore per ricordare i morti di ieri sia darci al suicidio collettivo oggi.

L'ostilità verso gli ebrei, nata in seno al Cristianesimo, ha almeno quindici secoli di storia. Innumerevoli le persecuzioni, i pogrom, gli eccidi che si sono succeduti nel corso di essa. Quindi non parliamo soltanto dell'Olocausto ma di un generale atteggiamento dei popoli plagiati in primis dalle istituzioni che si rimandavano alla Croce: come per esempio succedeva durante le Crociate, i cui partecipanti, già che c'erano, si allenavano alla distruzione e al saccheggio durante la strada che li avrebbe portati in Terrasanta, annientando le comunità ebraiche sparse per l'Europa. Tutte le traversie degli ebrei iniziano quando la setta nata da una loro costola, il Cristianesimo, diventa religione di stato nell' Impero Romano, e poichè vengono considerati deicidi, diventano il nemico pubblico numero uno. Da qui parte un'escalation che passa dalle conversioni forzate in Spagna, dalle già citate Crociate, e attraversando i secoli arriva dritta dritta al silenzio assordante dei papi del Novecento...

Il negazionismo per quanto riguarda l'olocausto è una enorme menzogna, giacchè nega fatti ed eventi storicamente avvenuti ed inconfutabili in quanto ne esiste l'evidenza, campi di concentramento, forni crematori,etc. se non vogliamo credere alle testimonianze dei pochi sopravvissuti, purtroppo, quasi scomparsi del tutto. Altra cosa è il revisionismo, metodo storico plausibile per illuminare meglio alcuni fatti, ancora ambigui o in penombra, purchè, in malafede, non si usi quest'ultimo per negare fatti appunto avvenuti ed evidenziati.  Il libro del prof. Vercelli "Il negazionismo", è illuminante su tale argomento.


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Categorie: , Editoria, Sociale


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