Tre finaliste su quattro sono spagnole, una è portoghese: il dominio del calcio continentale sta tutto in due nazioni che hanno saputo investire e programmare. Altro che l’Italia…

Torino
21:30 del 08/05/2014
Scritto da Albertone

Più che Coppe europee, bisognerà iniziare a chiamarle Coppe iberiche. Champions ed Europa League, le due massime competizioni continentali, parlano spagnolo e portoghese. Agli altri se va bene restano le briciole, quest’anno neppure queste. La scorsa stagione Bayern e Chelsea riuscirono a scompaginare le carte e sovvertire il pronostico, in questa tornata invece non ce n’è stata per nessuno.
Real e Atletico si giocheranno la Champions in uno spettacolare derby tutto madrileno, dopo aver spedito a casa rispettivamente il Bayern di Pep Guardiolo e il Chelsea di Josè Mourinho. Entrambi, neanche a dirlo, allenatori che con la Spagna hanno avuto parecchio a che fare. A giocarsi la Coppa saranno Carletto Ancelotti e Diego Simeone, e per fortuna che almeno entrambi qualcosa dicono ai calciofili di casa nostra. Accontentiamoci di questo, anzi cara grazia che entrambi abbiano vissuto anni importanti in serie A, visto che il calcio italiano è distante anni luce da possibili finali e semifinali di Champions.
La Spagna ormai da anni pianifica, programma, investe, punta sui giovani e li fa crescere in ambienti sani, dove si pensa al pallone e non alle discoteche o alle copertine dei settimanali di gossip. La differenza sta tutta qui, oltre che in un calcio dai conti che tornano e dai bilanci quadrati, dove certi personaggi vengono cacciati a pedate nel sedere se provano ad avvicinarsi. Ed invece qui in Italia basta un portafoglio ben gonfie e qualche idea sgangherata per far credere a chiunque di poter fare il presidente.
Non è il caso della Juve, dominatrice dentro i confini nazionali, già pessima in Champions (Istanbul docet…) ed eliminata da un Benfica che si è rivelato la brutta bestia attesa fin dal momento dell’estrazione. I lusitani furono anche lo scorso anno finalisti di Europa League, arrivano anch’essi dalla Champions, e hanno uomini di esperienza affiatati e resi affamati da un ambiente che vuole tornare a vincere.
Nell’altra semifinale, si sono giocate a viso aperto un pizzico di storia Valencia e Siviglia: l’hanno spuntata per il rotto della cuffia questi ultimi, abili nello sfruttare il vantaggio dell’andata e nell’essere consapevoli che sarebbe bastato un gol in trasferta per evitare sgradite sorprese. Anche in questo, fin dalla semifinale, l’affare Europa League si è dimostrato tutto spagnolo. Resta da capire, in attesa del mondiale del Brasile nel quale ovviamente le “furie rosse” partono con il pronostico dalla loro parte, chi si porterà a casa effettivamente le Coppe.
La Champions andrà a Madrid, probabilmente sponda Real che nella partita secca può contare sugli acuti di Cristiano Ronaldo, Benzema, Bale, Di Maria e persino di Sergio Ramos. Più complicato il pronostico dell’Europa League che si giocherà – beffa delle beffe – allo Juventus Stadium, in casa dei bianconeri. Il Benfica è più squadra e troppe volte è andato vicino al successo senza ottenerlo. La fame è molta, ma ormai la Spagna non si pone più limiti. E se il Siviglia facesse il colpaccio, allora sarebbe davvero una Nazione sola a far scorpacciate di titoli…  


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Categorie: Calcio


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