La cancellazione della mobilità e la riduzione complessiva del sistema di protezione rappresentato dagli ammortizzatori ,grazie alla legislazione degli ultimi governi, è parte di un disegno complessivo di progressiva demolizione del sistema sociale italiano che punta a addossare i costi delle ristrutturazioni aziendali a lavoratori e imprese sgravando così le casse dello Stato da ogni onere e responsabilità.

Roma
10:15 del 10/09/2016
Scritto da Samuele

L’ACCORDO SOTTOSCRITTO IERI DA CGIL CISL UIL CONFINDUSTRIA È DESTINATO AD AVERE CONSEGUENZE PESANTI SULLE LAVORATRICI ED I LAVORATORI. SEBBENE SI TRATTI PER ORA SOLO DI UNA PROPOSTA INVIATA AL GOVERNO I SUOI FRUTTI AMARI SARANNO MOLTO PIÙ VELOCI. CON UN TRATTO DI PENNA IL SINDACALISMO CONFEDERALE HA CONDIVISO UN SISTEMA PREDETERMINATO DI GESTIONE DEGLI ESUBERI IN BARBA ALLE TANTISSIME DURE VERTENZE IN DIFESA DELL’OCCUPAZIONE APERTE ED A QUELLE, PURTROPPO TANTE, CHE SI APRIRANNO INCENTIVATE DA QUEST’INTESA.

La cancellazione della mobilità e la riduzione complessiva del sistema di protezione rappresentato dagli ammortizzatori ,grazie alla legislazione degli ultimi governi, è parte di un disegno complessivo di progressiva demolizione del sistema sociale italiano che punta a addossare i costi delle ristrutturazioni aziendali a lavoratori e imprese sgravando così le casse dello Stato da ogni onere e responsabilità.

L’accordo è organico a questo processo e si predispone inoltre ad accogliere le modifiche della legislazione sulle pensioni per l’uscita anticipata, a carico del lavoratore, che sempre Cgil Cisl Uil governo stanno discutendo. Non solo si mette la parola fine ad ogni presunto contenzioso di parte sindacale sulle controriforme del lavoro degli ultimi anni, Cgil Cisl Uil e imprese assumono lo stesso punto di vista sulla presunta oggettività delle ristrutturazioni, sulla gestione degli esuberi, sul trattamento economico da riservare alla cacciata di ogni singolo lavoratore. Con buona pace del conflitto per difendere il patrimonio industriale e produttivo, per rivendicare scelte alternative ai licenziamenti.


Nel testo quella che viviamo viene definita come una semplice fase di transizione industriale fingendo così ipocritamente di non sapere che l’occupazione e interi settori industriali sono persi per sempre e che i percorsi di ricollocazione e formazione non hanno mai rappresentato una possibilità seria di un nuovo lavoro ma solo un grande business sulle spalle dei licenziati. Non una parola per fermare le delocalizzazioni, la cessione di rami d’impresa e le tante altre furbate padronali costruite per attaccare salari e occupazione.

Con la cosiddetta “Offerta conciliativa” ,tecnicismo per indicare la proposta economica e formativa per indurre ad accettare il licenziamento e conseguente chiusura tombale del rapporto di lavoro, Cgil Cisl Uil consegnano i lavoratori considerati in esubero nelle mani dell’impresa. In questo modo si autorizzano e si incentivano i padroni a licenziare, infatti non solo potranno beneficiare di una certezza dei costi dell’operazione ma hanno cosi la garanzia di una condivisione sindacale definita centralmente e che non può essere messa in discussione azienda per azienda dalle categorie di Cgil Cisl Uil.

Siamo davanti ad una ulteriore intesa parziale. che segue quella sulla detassazione del salario aziendale dello scorso luglio, corollario dell’accordo complessivo sul modello contrattuale che pare sempre più vicino. Camusso Barbagallo Furlan in questi ultimi mesi hanno lavorato alacremente in difesa del governo con un occhio di particolare riguardo allo scoglio più difficile per Renzi: il referendum costituzionale.

In cambio ottengono una nuova legittimazione di Cgil Cisl Uil una concertazione della miseria di cui hanno un bisogno disperato vista la durissima crisi di rappresentanza, di credibilità e di risorse che attraversa il sindacato confederale italiano. Se il Jobs Act ha rappresentato la liberalizzazione dei licenziamenti individuali, quello sottoscritto ieri si incarica di rendere liberi quelli collettivi.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Politica


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