I nostri giovani vanno all'estero in cerca di un lavoro che li possa gratificare, ma i numeri sono ancora molto ridotti. Ben più grave il fatto che tre milioni di famiglie siano sull'orlo della povertà

Milano
09:20 del 02/06/2014
Scritto da Albertone

Prendono l'aereo, salgono sul treno, e che la buona sorte sia con loro. L'Italia ai nostri giovani non ha molto da offrire. E questo è un dato di fatto che sanno anche i nostri politici, soltanto che la maggior parte ha sempre preferito fare orecchie da mercante. Così, i maggiorenni, da qualche anno a questa parte hanno deciso di costruirsi da soli il loro futuro. Più precisamente, di andare oltre confine nella speranza che il nuovo Stato regali loro quelle soddisfazioni che qui proprio non riescono a trovare.

Chiamasi "cervelli in fuga", come i mass media hanno ribattezzato il fenomeno. Se ne vanno i 18enni così come i laureati, tutte giovani generazioni che anzichè contribuire al futuro dell'Italia vanno ad arricchiare culturalmente e lavorativamente un altro Stato, nella maggior parte dei casi appartenente all'Unione Europea. E siccome del fenomeno se ne parla in lungo e in largo, anche l'Istat ha deciso di comprendere le dimensioni attuali di questa migrazione, scoprendo di fatto che i numeri sono ben diversi da quelli a cui si è pensato fino ad oggi.

D'accordo, i nostri giovani se ne vanno, ma nel corso del 2013 non sono stati più di 26mila quelli che da ogni parte d'Italia hanno scelto di trasferirsi altrove per trovare un'occupazione che ritenessero degna di questo nome. Un allarme esiste, tanto che l'Istat parla chiaramente di "fascia di popolazione in sofferenza" quando si riferisce ai giovani tra i 15 e i 34 anni. Ai 26mila che nel 2013 sono stati costretti - senza costrizione, ma per necessità o disperazione - a recarsi all'estero per trovare lavoro e stipendio, se ne aggiungono altri 70mila che dal 2008 ad oggi hanno salutato amici e parenti per recarsi oltre confine a costruire il loro futuro. Circa 100mila giovani, ecco quanti sono i cervelli in fuga.

Ma l'Italia è un Paese che soffre indipendentemente dalla fascia d'età dei suoi cittadini. Che, tra l'altro, sono sempre più vecchi e sempre meno propensi a rimettersi in gioco. L’Istituto di statistica ha registrato nell’anno 2013 il minimo storico delle nascite da vent’anni a questa parte. All’anagrafe sono stati iscritti 515mila bambini, 12mila in meno rispetto al 1995. L’Italia si conferma il paese più vecchio del mondo, per ogni 100 giovani con meno di 15 anni ce ne sono 151,4 con più di 65 anni. Un calo che va di pari passo con la crisi.

Ci si sposa di meno e di conseguenza si fanno meno figli perchè la recessione economica impedisce a mamme e papà di guardare con fiducia al loro futuro. Eppure, a fronte di tanti cervelli in fuga, ce ne sono pure alcuni che sono arrivati da noi. Dall'Africa, così come dall'Asia o dall'America. Giovani in cerca di un futuro migliore. Avranno contribuito a migliorare l'Italia? Questione complessa. Le difficoltà invece non hanno risparmiato neanche gli Immigrati: è aumentata del 17,9% la percentuale di quelli che lasciano il nostro Paese.

Gli italiani in cerca di lavoro risultano essere 6,3 milioni, mentre risultano in crescita il numero dei Neet, cioè coloro che non lavorano e non studiano. Nel 2013 i Neet tra i 15 ed i 29 anni erano 2 milioni 435mila, cioè 576mila in più rispetto al 2008. Sul versante femminile l’Istat ci dice che nel quinquennio 2008-2013 sono aumentate le famiglie in cui l’unico membro a lavorare è la donna superando i 2,3 milioni di unità.


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Categorie: Cronaca, Cultura, Denunce, Esteri, Lavoro


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