Follia o sforzo sovraumano? Sta di fatto che in centinaia hanno preso parte alla Cento Chilometri 2014, la più lunga corsa podistica di giornata. Che i primi percorrono in meno di 7 ore e gli ultimi… in 16

Milano
16:59 del 31/03/2014
Scritto da Albertone

La partenza è alle 8 di mattina. Quando il nastro cade a terra e le gambe iniziano a macinare metri, nella mente di tutti gli atleti circola un solo pensiero: arrivare al traguardo. Come, ma soprattutto quando, non importa.
Per pochi è questione di classifica, di record personali, di medaglie d’oro e trofei da sollevare per poi metterli in bacheca. Per tutti gli altri, è una sfida con se stessi. Bisogna farcela, perché per arrivare pronti a quel giorno si è lavorato almeno per tre mesi. È questa la Cento chilometri, la gara podistica più lunga in singola giornata, dura ed estenuante.
Una follia? Forse sì. Uno sforzo sovraumano, che porta ai limiti la capacità di resistenza del corpo. La corrono uomini e donne, pochi giovani, molti podisti over 40, persino alcuni ultra50enni e 60enni. Molti sono ex maratoneti che, passo per passo, hanno scelto di allungare il tragitto e di intraprendere una sfida con se stessi. A Seregno, venti chilometri da Milano, domenica si è corso il Campionato italiano 2014. Un percorso perfettamente pianeggiante, circuito di 20 chilometri da ripetere cinque volte. Mentalmente, meglio non pensarci. È stancante, e sfiancante, già solo il pensiero. Figurarsi dover correre metro su metro senza mai cambiare il proprio ritmo.
Naturalmente c’è un vincitore. Alberico Di Cecco si è laureato campione italiano della 100 chilometri chiudendo in 6h47’, miglior prestazione stagionale assoluta a livello mondiale. A Seregno nel 2012 aveva conquistato il terzo posto mondiale. Valerio Conori, secondo, ci ha messo 7h27’. Quaranta minuti in più. E questo è il dramma. Nella “Cento” si è soli, non c’è nessuno che può aiutare, nessuno su cui fare affidamento.
C’è chi corre chiedendo all’amico di seguirlo in bicicletta, oppure di attenderlo nei vari punti ristoro per un cambio di fascia elastica, per una bibita energetica, per un incoraggiamento. Quasi mai per un intertempo. A quello pensano gli orologi – alias pc da braccio – che ciascuno tiene fedelmente al posto. Su quello schermo si vede la fatica, il ritmo, la possibilità di farcela o di dover cedere. Il tempo limite è fissato in 16 ore. Oltre quello si è considerati eliminati. E la crisi può accadere al primo come al 90esimo chilometri. Crampi, vomito, svenimenti fanno parte di una gara che si corre con la pioggia così come con il sole.
In campo femminile, Barbara Cimmarusti si è laureata campionessa italiana in 8h13’. Seconda, staccata di appena 2 minuti, Cristina Pitonzo. Chissà cosa avrà pensato una volta tagliato il traguardo. Eppure anche lei è fra quelle che ce l’hanno fatta. Sul circuito si vedono doppiaggi, mancamenti improvvisi, passi affrettati nel tentativo di far passare dolori lancinanti. Anche l’ultimo è un eroe.
I tempi di recupero per queste Manifestazioni sono fissati in circa un mese. All’anno, un podista di “Cento” fa al massimo 3-4 manifestazioni. E, da far sorridere, la maratona è considerata poco più che un allenamento. In fin dei conti, non è nemmeno la metà della loro specialità. E pensare che per i più, è già una corsa ai limiti dell’impossibile.


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Categorie: Curiosità, Sport Generici


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