“Fuori i partiti dalla Rai”, diceva Matteo Renzi solo a marzo 2015. Neanche sei mesi dopo, alla prova dei fatti, il nuovo consiglio d’amministrazione dell’azienda è stato eletto dopo le spartizioni e le trattative dei partiti

Roma
08:01 del 05/08/2015
Scritto da Gerardo

“Fuori i partiti dalla Rai”, diceva Matteo Renzi solo a marzo 2015. Neanche sei mesi dopo, alla prova dei fatti, il nuovo consiglio d’amministrazione dell’azienda è stato eletto dopo le spartizioni e le trattative dei partiti. “Lottizzazione imbarazzante da manuale Cencelli” ha detto Alfredo D’Attorre, della minoranza dem. Non un caso. Perché a margine della partita per il nuovo cda si è consumata anche l’ennesima spaccatura interna al Pd, con la minoranza che ha proposto l’anti-renziano De Bortoli e la maggioranza che ha risposto con un tris di fedelissimi. Risultato? Il solito: nuove tensioni e altrettante accuse incrociate. Ma se il botta e risposta in salsa democratica ha alimentato la polemica, ecco sul tavolo i nuovi consiglieri di Viale Mazzini. Nomi e profili tutti politici. Si va dallo spin doctor del capo del governo all’autrice della tv dalemiana, dal capo ufficio ufficio stampa centrista all’ex deputato berlusconiano fino all’ex commissario straordinario del Gran Sasso. Tradotto: su sette eletti, sei sono vecchie (o nuove) conoscenze dei partiti. Il settimo? L’ex direttore di Rai2 e Rai4 Carlo Freccero, nominato a sorpresa con i voti dei 5 Stelle e di Sel. Il 5 agosto sarà la volta della nomina del direttore generale e del presidente. Nel primo caso Renzi avrebbe già pensato al fondatore di Mtv Antonio Campo Dall’Orto, presenza fissa alle varie edizioni della renzianissima Leopolda.

I nomi: Guelfi, Borioni, Siddi, Freccero, Diaconale, Mazzuca, Messa Ormai lontana, insomma, la via della rottamazione tanto declamata nei mesi scorsi. Del resto la riforma della tv pubblica è ben lungi dall’essere realtà, il che ha ‘costretto’ i partiti a nominare il cda con la vecchia legge Gasparri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Voluti dal Pd sono entrati in cda: Guelfo Guelfi, spin doctor della campagna comunicativa di Renzi e direttore della società di comunicazione della Provincia di Firenze (Florence Multimedia); Rita Borioni, storica dell’arte, assistente parlamentare, viceresponsabile cultura del Pd ed ex autrice del canale vicino a Massimo D’Alema Red Tv; l’ex segretario Fnsi Franco SiddiForza Italia, invece, ha eletto il berlusconiano Arturo Diaconale, direttore de l’Opinione(giornale più volte citato nelle critiche al finanziamento pubblico all’editoria di cui gode), l’editorialista de il Giornale, ex commissario straordinario del Gran Sasso e candidato del Polo per le libertà; Giancarlo Mazzuca, ex deputato di Forza Italia e direttore de il Giorno. Per Ncd ce l’ha fatta Paolo Messa, ex capoufficio stampa Udc e spin doctor di Raffaele Fitto nel 2000, poi fondatore ed editore della rivistaFormiche e direttore del Centro studi americani. Infine con i voti di Sel e M5S è stato eletto l’ex direttore di Rai2 e Rai4 Carlo Freccero, l’unico de neo consiglieri ad avere esperienza diretta di televisione ad alto livello. Operazione tutta politica, quindi. La conferma dalle parole di Angelino Alfano: “Buoni risultati. Buoni nomi. Il patto di maggioranza ha tenuto”.

Nuove tensioni nel Pd dopo il no ‘renziano’ a De Bortoli L’elezione del cda Rai, al di là di lottizzazioni e spartizioni politiche, ha segnato anche l’ennesimo capitolo nella guerra interna al Pd. La minoranza dem ha proposto il nome di Ferruccio De Bortoli, da tempo assolutamente inviso a Matteo Renzi anche e soprattutto per le critiche ricevute nell’ultimo periodo di direzione al Corriere della SeraUna provocazione, insomma. E infatti il nome del giornalista ha racimolato solo due voti, ovvero quelli dell’opposizione interna al Pd. A latere, il solito balletto di accuse incrociate “Ormai per la minoranza Pd i voti di dissenso sono un’abitudine, non capisco. De Bortoli? autorevole, ma è curioso che la proposta sia arrivata da loro” ha commentato il presidente dei dem Matteo Orfini. “Abbiamo proposto quel profilo al di fuori di ogni logica miope, ma c’è stato posto un veto dalla maggioranza del partito che ci aveva chiesto di indicare un nome. Questo comportamento lo riteniamo sbagliato e ci amareggia molto. Si è persa l’occasione di indicare un nome che avrebbe dato lustro al Pd e alla Rai” ha risposto Miguel Gotor.

Usigrai: “La spartizione è servita” Il primo commento è quello dell’esecutivo Usigrai che condanna il metodo di selezione dei sette nuovi nomi: “La spartizione è servita”, si legge in una nota l’esecutivo dell’Usigrai. “Come nelle peggiori tradizioni della partitocrazia, in pieno agosto ci si è affrettati a spartirsi le poltrone della Rai. Non è una questione di nomi, di questo o quel consigliere. È una questione di metodo”. E poi continua il sindacato: “Il cda Rai è stato nominato con il bilancino dei partiti, senza alcun tipo di discussione sul mandato del nuovo vertice, né sul finanziamento. E tutto questo è ancora più grave visto alla vigilia del rinnovo dellaConcessione di Servizio Pubblico. Ancora una volta i partiti hanno affermato che la Rai è proprietà loro. I cittadini possono aspettare. Per loro e per la Rai non è la volta buona”. Chi invece benedice le nuove nomine è il leader di Ncd Angelino Alfano: “Buoni risultati. Buoni nomi. Il patto di maggioranza ha tenuto. Siamo molto soddisfatti, per noi è andato tutto bene, andiamo avanti per una Rai migliore”.

Campo Dall’Orto in pole per la direzione generale. M5s: “Renzi è un buffone” “Il governo farà i suoi due nomi”, aveva detto Renzi in mattinata dal suo viaggio in Giappone. “Saranno professionisti di alto profilo”. E su Dall’Orto aveva commentato: “E’ uno stimatissimo professionista, tra i più interessanti innovatori della Tv italiana, un nome di altissimo valore che corrisponde ai criteri di qualità, autorevolezza e capacità”. Proprio Dall’Orto sembra non dispiacere nemmeno ai 5 Stelle: “E’ un passo avanti”, ha detto il senatore grillino Airola, “rispetto all’attuale direttore generale perché ha esperienza e competenze televisive. Sul nome del Presidente se ci fosse un nome di alto profilo che non genera inciuci con Gasparri allora potremmo votarlo anche noi”. I grillini, però, hanno un parere diametralmente opposto per quanto riguarda l’elezione dei membri del cda. “Renzi è un buffone, cda politicizzato al massimo” hanno detto in conferenza stampa.

Freccero è la scelta (non online) dei 5 Stelle (e di Sel) Per i 5 Stelle non è stata la rete a esprimersi su una rosa di candidati, ma ad Annunciare il nome di Freccero sono stati sul blog di Beppe Grillo i cinque rappresentanti grillini in commissione di Vigilanza (Fico, Ciampolillo, Airola, Nesci, Liuzzi). “Purtroppo”, scrivono, “come è evidente non ci sono stati i tempi necessari per avviare un iter serio che prevedesse l’invio di curricula e una votazione online. È una strada che avremmo di gran lunga preferito ma sarebbe stato poco responsabile da parte nostra pretendere di definire una procedura di questo genere in un fine settimana a cavallo tra luglio e agosto”. Una linea confermata a Ilfattoquotidiano.it da Roberto Fico. 

Sliding doors in commissione Vigilanza Proprio oggi in commissione di Vigilanza hanno fatto il loro ingresso i senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri (Conservatori, Riformisti italiani) e Mario Ferrara (Gal), nominati dal presidente del Senato,Pietro Grasso. D’Ambrosio Lettieri è già deputato e presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari e già dichiarato incompatibile per il doppio incarico da Raffaele Cantone (ma salvato dalla giunta in Senato). I due subentrano ai dimissionari Paolo RoMani (Fi) e Gianni Girotto (M5S), che lasciano la commissione per il previsto riequilibrio della rappresentanza dopo la costituzione di nuovi gruppi parlamentari.


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Categorie: Politica


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