Un dato destinato a far riflettere, anche alla luce della crescente difficoltà di integrazione che si sta riscontrando un po' ovunque sul territorio nazionale

Pisa
07:06 del 25/08/2014
Scritto da Albertone

C'è un dato che deve far riflettere. Nessuna scia di razzismo, solo una semplice constatazione: delle migliaia di case popolari che negli ultimi anni vengono assegnate in giro per l'Italia, si stima che agli italiani ne vada in media una su cinque. Ovvero, fuor di percentuale: che il 20% vada a famiglie disagiate di origine italiana e che il rimanente 80% finisca per ospitare cittadini di origine straniera. Che, sia chiaro, devono essere in regola col permesso di soggiorno ed essere in una condizione di evidente criticità economica. Ma il concetto, politico o sociale che sia, va oltre l'accoglienza. E la domanda è sempre la solita: gli italiani devono rinunciare a qualcosa in cambio dell'accoglienza civile?

Quando si parla di alloggi, la risposta pare proprio essere affermativa. Gli stranieri infatti hanno enormi esigenze abitative e praticamente nessun nucleo famigliare è in grado di sostenere la spesa per un affitto. Così, sempre più spesso sono le istituzioni a doversene far carico. E come? Concedendo uno degli alloggi popolari, appartamenti di edilizia pubblica nei quali un tempo vivevano gli italiani e che oggi invece vengono occupati in prevalenza da stranieri. E' successo così anche a Pontedera, in Toscana, Comune che investito molto nella case popolari e in generale nel diritto alla casa. Qui, come denunciato dai partiti di centrodestra, l’80% degli alloggi è assegnato a cittadini stranieri.

Una situazione che Matteo Arcenni, esponente della Valdera del partito di centrodestra reputa iniqua nei confronti degli italiani. A suo modo di vedere, occorre almeno equità. E proprio Arcenni chiede che in occasione dell’assegnazione della prossime 50 case popolari, il Comune tuteli gli interessi legittimi degli italiani. Come? Perchè qui sta il punto che fino ad ora ha arenato i propositi, i moniti o i messaggi promozionali di quasi tutti i politici. I cittadini agli occhi della legge - e delle istituzioni - sono tutti uguali. E ciascuno ha il diritto di avere un tetto sotto cui ripararsi se non è in grado di procurarselo da solo. La proposta dell'esponente del centrodestra è semplice: subordinare l’accesso a questi servizi compresi l’asilo nido e l’assegnazione per i contributi comunali alla residenza nel comune di Pontedera da almeno 10 anni.

Un concetto che altrove ha già fatto discutere. Certo è che se a Pontedera si parla di numeri ristretti, nelle metropoli del Nord il fenomeno da anni è esploso in tutta la sua drammaticità. Interi quartieri popolari si sono trasformati in ghetti per stranieri dai quali gli italiani sono fuggiti a costo di rinunciare ad un alloggio ad affitto calmierato. E in quegli stessi quartieri non è rara l'occupazione abusiva di spazi destinati ad accogliere famiglie in lista d'attesa. Ma quel che più preoccupa è che la crisi ha costretto gli italiani a chiedere un aiuto al Comune anche in fatto di casa. E che oggi le istituzioni sono costrette a rispondere picche a chi fino a ieri ha pagato fior fior di tasse nel Comune di residenza.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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