Da tempo ritengo che l’austerità e il Quantitative Easing di Mario Draghi non faranno uscire il Paese dalla trappola della pressione fiscale, del debito pubblico e della prevalenza delle logiche e degli interessi di banche e finanza.

Genova
06:20 del 19/05/2016
Scritto da Sasha

Da tempo ritengo che l’austerità e il Quantitative Easing di Mario Draghi non faranno uscire il Paese dalla trappola della pressione fiscale, del debito pubblico e della prevalenza delle logiche e degli interessi di banche e finanza.

L’editorialista del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard è dello stesso avviso e ritiene che i labilissimi effetti positivi provocati dalle misure tampone di Draghi e dal crollo del prezzo del petrolio si stiano esaurendo (qui la traduzione del suo articolo su Voci dall’estero).

Per ripartire l’Italia avrebbe bisogno di riforme radicali, ma che nell’immediato producono uno shock, che si potrebbe compensare solo con forti investimenti.

Il Fiscal Compact imposto da Bruxelles, al contrario, obbliga l’Italia a rispettare condizioni durissime:


– pareggio di bilancio – il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” – quindi non legato a emergenze – rispetto al PIL; – l’obbligo di mantenere al massimo al 3 per cento il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht; – per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. Il che significa accumulare surplus primari abbastanza grandi da tagliare il 3,6 percento del rapporto debito/PIL ogni anno per vent’anni.

Ma in Italia il debito pubblico continua a crescere, il che significa che in un orizzonte neanche troppo lontano, l’Unione europea pretenderà misure draconiane ovviamente senza investimenti pubblici capaci di bilanciare gli effetti depressivi della nuova austerità.

Traduzione: contrariamente a quel che promette Renzi non si profila una ripresa ma una spirale recessiva. Come, peraltro, è avvenuto in Grecia.

Sì, lo avete capito: il peggio deve ancora arrivare.

Evans-Pritchard ricorda alcuni dati drammatici:


Il tasso di disoccupazione ufficiale è all’11,4 percento ma è ingannevolmente basso. La Commissione Europea dice che è quasi doppio, ma il 12 percento supplementare non risulta nei dati, trattandosi dei lavoratori scoraggiati, che non cercano più lavoro, a un tasso triplo rispetto alla media UE. Dunque…

LA DISOCCUPAZIONE REALE IN ITALIA E’ PARI AL 24%! La disoccupazione giovanile è al 65 percento il Calabria, al 56 percento in Sicilia, al 53 percento in Campania, e questo nonostante un esodo di 100.000 persone ogni anno dal Mezzogiorno – che spesso si dirigono verso Londra.

Secondo lo SVIMEZ il Sud sta degradando in “uno stato permanente di sottosviluppo”.

La situazione è insostenibile.

Perciò Matteo Renzi, conclude Evans-Pritchard “o decide di mandare al diavolo le autorità UE o se ne resta impotente a guardare l’implosione del sistema bancario italiano e l’avvitamento del paese nel default sul debito”.

Cosa sceglierà? Io, purtroppo, non ho dubbi.

Da: http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/05/15/scegliete-salvare-litalia-o-salvare-leuro/#


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Categorie: Denunce, Economia, Politica


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