Carmine Schiavone, noi non abbiamo pieta’, voi? Ecco le falsità che si stanno dicendo in giro.

Crotone
10:25 del 26/02/2015
Scritto da Gerardo

Dalla morte del boss a quella della Campania. Una riflessione sulla recente dipartita di Schiavone, messa a confronto con quella di Pasquale e tanti altri ragazzi morti di tumore. Quale morte fa più spettacolo? Quale vita merita più considerazione? Qualcuno forse se lo ricorderà quando in una trasmissione televisiva nazionale faceva l'ospite d'onore con tanto di occhiali da sole in perfetto stile "figo in pensione" e le sue parole sembravano uscire dalla bocca di Marlon Brando nel film Il Padrino. Solo in Italia è immaginabile dare lustro alle dichiarazioni di un pluriomicida.

 L'accento grottesco, l'aria spavalda, i tantissimi riflettori puntati addosso, interviste, commenti, articoli, la superstar della camorra, l'uomo giusto per fare ascolti, quasi a convincerci che il boss è sempre il boss, ha sempre il suo fascino, nonostante l'età. I tanti morti di cui era artefice? Sono dettagli, poco importa, Schiavone parlava e gli ascolti salivano. Ci eravamo riusciti bene a creare un nuovo attore mediocre italiano capace di evidenziare ulteriormente la pochezza giornalistica, culturale e perché no, Politica di questa nazione. La tristezza da annoverare è che c'è stato bisogno della Superstar per tornare a parlare di "Terra dei fuochi". La morte di Schiavone sia l'occasione per onorare le tante vittime di quegli scempi. Ancora oggi muoiono tanti ragazzi avvelenati da immondizie inquinate come le coscienze di chi fu impietoso carnefice, ma la notizia non è d'impatto come lo erano le dichiarazioni del boss. Recentemente questo triste destino è toccato a Pasquale De Maria, un ragazzo di vent'anni, soltanto di vent'anni. Lui non era un mito, lui non era un boss, poco importa dunque se un giovane di questo tipo vive o muore. E' morto, era un innocente che avrebbe dovuto vivere ancora a lungo, la sua vita avrebbe dovuto avere successo e invece per Pasquale e per centinaia di altri ragazzi, solo silenzio e menefreghismo.

 Una notizia, come quella della morte di Schiavone, deve essere assolutamente sfruttata per Manifestare con maggiore risonanza le conseguenze disastrose di quegli affari crudeli, conseguenze purtroppo ancora in atto, effetti mortali di cui non si parla mai abbastanza. La lezione serva ad ognuno di noi, a tutti quelli che si occupano di comunicazione: piuttosto che dare lustro all'ego di chi ci ha ucciso senza pietà, informiamoci sui reali danni conseguenti ai macabri interessi di Schiavone e dei suoi amici, denunciamo apertamente chi non si prende le proprie responsabilità e imponiamo alla coscienza collettiva di non smettere di parlare di soluzioni. Le madri che piangono le morti delle piccole vittime hanno bisogno di risposte e non di superstar, le terre contaminate hanno bisogno di salvezza e non di vecchi boss a cui diamo ancora importanza. Nelle ultime ore, sono state scritte varie dichiarazioni, commenti, post, talvolta anche di nomi "illustri" in riferimento alla morte del boss Carmine Schiavone. Ognuno è libero, come sempre, di dire il proprio pensiero, eppure viene da domandarsi quale senso possa mai avere tutto questo vociare sui social, fatto di "Bruci all'inferno!", "finalmente muore Schiavone" fino ad estremismi come "Doveva morire di tumore!".

Schiavone non era un uomo rispettabile, era uno dei componenti peggiori di questa nazione ma ciò che più serve in questi casi è, probabilmente, puntare i riflettori non su chi muore ma su chi ancora vive e ci distrugge costantemente. Chi maledice Schiavone, forse dimentica o omette quanti responsabili del business dei rifiuti, soprattutto politici, siano ancora vivi. Non solo vivi, ma ancora impuniti, ancora al loro posto, ancora pericolosi per tutti. Fagocitare l'odio serve a poco, la maledizione è un mezzo sia stupido che inutile. Stupido perché alimenta ulteriormente una rete di odio e una cultura fatta di media banali che più che informare spettegolano, inutile perché per quante maledizioni si possano mandare a Schiavone, nessuna di esse farà tornare in vita le tante vittime delle terre dei fuochi. In 22 anni sono stati sversati circa 10 milioni di tonnellate di veleni. Teniamo viva l'attenzione sulle soluzioni e non sull'odio. La rabbia va mostrata ai vivi che non si impegnano a risolvere la questione e non sui morti che la questione l'hanno generata. Per loro andrebbe dedicata la più amara delle commemorazioni: la totale indifferenza.


Articolo letto: 1270 volte
Categorie: Cultura, Denunce, Editoria, Sociale


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Risposte - Commenti

Gennaro

26/02/2015 11:49:20
Pace all'anima sua, non per quello che di malvagio ha fatto in vita, ma perché si è prodigato per recuperare i torti fatti. Riguardo quello che aveva da rivelare, il grosso è stato già detto ed investigato, tant'è che è stato dichiarato credibile fino al 2010. Io spero che tanti altri criminali, possano seguire il suo esempio, perché il male che causano non è selettivo, non colpisce solo gli "innocenti" ma anche loro e le loro famiglie.
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