Bancari, sì. Non banchieri. Non è un errore. Parliamo proprio di quelle persone che in una banca ci lavorano, non di quelle che una Banca la possiedono

Torino
09:00 del 15/12/2015
Scritto da Alberto

Bancari, sì. Non banchieri. Non è un errore. Parliamo proprio di quelle persone che in una banca ci lavorano, non di quelle che una Banca la possiedono. Gli impiegati, proprio loro. E per essere precisi non di quelli alle operazioni di sportello, ma di quelli che sono lì per vendere i prodotti finanziari ai clienti. Quelli che vi accolgono in quelle simil salette riservate, che in qualche caso vi chiamano anche al telefono, perché magari si sono accorti che sul conto corrente avete più di qualche migliaio di euro. E che dunque sono prontissimi a consigliarvi di investirli in qualche modo. Ecco, è a questi che ci riferiamo. Perché questi non sono i proprietari della Banca, non sono ricchi possidenti. Hanno un contratto di lavoro di tutto rispetto, lo sappiamo, mensilità multiple e tutto il resto. Ma è gente come noi. I cui genitori sono magari esempi coincidenti delle stesse persone alle quali consigliano di acquistare i prodotti che propongono.

I bancari che svolgono questa funzione ricevono sollecitazioni dall’alto della propria struttura aziendale a farle. Hanno obiettivi, target da raggiungere e bonus di buon lavorosvolto. E fanno carriera tanto quanto riescono a centrare tali obiettivi. Dunque per mantenere posizione e status, e per avanzare anche, sono costretti a farlo. Sono costretti a vendere (ad esempio, le obbligazioni subordinate). A più non posso. A quante più persone sia possibile. Che capiscano realmente o meno ciò che stanno acquistando, il loro obiettivo è di fargliele comprare. Senza nessuna pietà. Punto.

A meno di non diventare obiettori di coscienza. A meno di non riflettere sullo sporco lavoro che fanno e di ammettere che la maggior parte delle persone cui rifilano tali prodotti non capisce un accidente di ciò che sta comprando e dei rischi cui va incontro. E il tutto MiFid o meno, non scherziamo. Che possano pensare di avere la coscienza a posto, dopo che un ottantenne abbia firmato questa lenzuolata di documento scritto a caratteri infinitesimali in sanscrito bancario è una boiata vera e e propria. Nel senso letterale di provenienza del termine: boia.

E questi bancari lo sanno benissimo, eccome, se la persona che hanno davanti ha realmente capito oppure no il documento che ha firmato. Il MiFid (Market Financial Instruments Directive) impone alle imprese di investimento di fare una classificazione della propria clientela, proprio per modulare gli obblighi informativi da assolvere a tutela dei clienti stessi. E in particolare deve assolvere gli obblighi informativi che riguardano, oltre a una serie nutrita di altre informazioni, soprattutto le clausole relative alla classificazione di rischio di ciò che si acquista, le commissioni pagate a terzi, la descrizione degli strumenti finanziari e le informazioni sulle perdite. Un ginepraio di informazioni poco comprensibili ai più ma che, con qualche semplice firma, il cliente afferma di avere compreso e accettato.

Beninteso, è chiaro: chi firma un documento che non comprende si espone ai rischi della propria ignoranza. Su questo, a rigore di logica, non vi è alcuna possibilità di errore. E merita certamente di pagare prima che a farlo debbano essere i meri correntisti.

Per tornare al caso degli obbligazionisti di Banca Etruria, è ovviamente più corretto che a pagare per il salvataggiodella Banca siano stati gli azionisti e gli obbligazionisti, in luogo dei semplici correntisti. Che a pagare siano stati cioè coloro che in qualche modo la Banca la possiedono o vi ci investono, invece di quelli che semplicemente hanno depositato lì il loro denaro.

Il punto non è questo, anche se nelle ultime ore di confusione in merito ne si è fatta parecchia. Qui il discorso si sposta fatalmente su chi tali prodotti ha venduto a chi. Perché è chiaro come il sole, se si è onesti fino in fondo, che il bancario che ha venduto a suo tempo quei prodotti ai clienti della Banca, al di là di nascondersi dietro il fatto di far firmare al cliente il MiFid, ha in realtà una percezione concreta sul reale stato di comprensione del cliente che ha di fronte. Che magari conosce da anni e anni. E con il quale è riuscito a instaurare un rapporto di fiducia. Fiducia sulla quale, appunto, il cliente firma quel documento e compra quei prodotti, dietro consiglio del bancario che lo spinge a farlo (per raggiungere quegli obiettivi aziendali dei quali abbiamo detto prima) pur non capendo fino in fondo cosa è andato a firmare. Perché sì, comunque, chi me lo sta facendo firmare mi conosce da anni, lo conosco da anni, e non mi venderebbe mai una sòla. E invece.

Il discorso è dunque tutto correlato alla cultura, nel senso stretto del termine. Ci auguriamo, e crediamo – ad esempio – che nessun lettore di questo giornale abbia mai acquistato azioni od obbligazioni di quel tipo in nessun ambito, perché qui è da anni che ci battiamo sulla cultura e sull’informazione in tal senso. E del sistema bancario e del suo modo di agire abbiamo sviscerato praticamente tutto. Ma in realtà è chiaro che la massa, quel parco buoi di cui tanto si parla, ha granché poco da sbraitare, oggi, se è andata a firmare un documento che non ha letto, per acquistare un prodotto che non ha capito, presso un esercente, la Banca, che puzzava di rancido già da decenni.

A meno che, appunto, non sia entrato in gioco lo sporco lavoro del bancario, che a tale operazione lo ha spinto, sulla fiducia, puntandolo come un cecchino non appena abbia varcato la soglia della banca.

Il modesto correntista con desideri di investimento ha sbagliato. Ma nella fossa, in moltissimi casi, ce lo ha spinto qualcuno.

Ecco, è a loro che ci rivolgiamo. A quei bancari che hanno spinto a operazioni del genere persone ignare di tutto. Ottantenni, semi-analfabeti, operai e modesti risparmiatori niente affatto in grado di capire realmente cosa stavano comperando.

Non sono tutti così, quelli che hanno perso denari in operazioni del genere, è chiaro. E non era probabilmente così il suicida di Civitavecchia. Ma il resto, quelli che sentiamo parlare in televisione, sul serio, pensiamo che siano stati consci di quello che hanno firmato a suo tempo oppure che si siano fidati del bancario di fiducia che li ha raggirati e convinti all’operazione?

Ecco, siete voi bancari che avete giocato sulla fiducia dei clienti ignari che vi dovreste vergognare – se non di più – quando vi guardate allo specchio. E con voi tutti quelli che a vario titolo, che sia a livello europeo o statale, continuano a permettere che lo facciate. Ecco, voi fate schifo. E con il MiFid pulitevici il culo.


Articolo letto: 1166 volte
Categorie: Cronaca, Denunce, Economia, Politica


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Risposte - Commenti

Simone

15/12/2015 09:14:51
Sarebbe interessante,poter avere i profili psicologici di queste persone;scommettiamo che non si discosterebbero molto dal profilo di molti delinquenti seriali?
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