In Calabria era stato annunciato un progetto innovativo senza alcuna base di ricerca. Unico obiettivo: intascarsi 11 milioni di soldi pubblici

Catanzaro
16:08 del 13/10/2014
Scritto da Albertone

Se l'erano inventata bella: il carburante bioavio. Nome complesso, ma non troppo. Più che altro, una parola composta che univa il "bio" all'avio, ovvero il biologico agli aeroplani. E che centrano questi due mondi? In Calabria, pur di drenare finanziamenti pubblici ed intascarsi 11 milioni di euro senza smuovere un dito, avevano pensato a tutto tranne che ad un dettaglio: le indagini della Guardia di finanza. Così il grande bluff è stato fortunatamente sventato, la pecunia recuperata e i responsabili messi alla sbarra dove dovranno rispondere dei reati loro contestati. Ma, come detto, dalle parti di Catanzaro la fantasia aveva viaggiato libera portando con sè idee davvero innovative. Quello del carburante bioavio doveva essere l'apice di un progetto di inganni studiato a tavolino.

Il gruppo al lavoro aveva puntato decisamente in alto. Volevano mandare in soffitta la benzina e sostituirla con un carburante per aerei “bioavio” ricavato dalle carcasse dei bovini macellati, da produrre in uno stabilimento a Lamezia Terme. Un progetto altamente innovativo della società Ilsap di Velletri che il ministero dello Sviluppo economico aveva finanziato con 11 milioni di euro di fondi europei e nazionali.

Peccato che fosse soltanto una truffa. Una truffa mascherata in un modo davvero egregio. Perchè nelle centinaia di pagine e files che erano volati (questi, fortunatamente, senza carburante bioavio) da una parte all'altra dell'Italia e dell'Europa si parlava di un nuovo materiale da utilizzarsi nell’aviazione civile e negli impianti di produzione di energia alimentati da turbine a gas. Un carburante ad impatto zero che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo del petrolio su cui poggiano le loro fortune tanti Stati del mondo. Sulla carta, avrebbe consentito di limitare il consumo di gasolio sugli aerei e ridurre così l’inquinamento e l’emissione di anidride carbonica.

Invece la Guardia di Finanza si è insospettita ben presto e si è messa al lavoro. Scoprendo che si trattava di una truffa per incassare i fondi pubblici. Fin dalle prime fasi delle indagini, è apparsa chiara l’inconsistenza del progetto. Durante alcuni controlli nello stabilimento di Lamezia Terme, i finanzieri hanno sequestrato i documenti relativi al progetto e hanno potuto constatare che non era stata avviata alcuna attività di studio o ricerca. Anche un docente universitario di Napoli risulta coinvolto nell’inchiesta.

Nominato esperto scientifico per la valutazione degli aspetti tecnici ed i contenuti innovativi del progetto dal ministero per lo Sviluppo economico, è accusato di aver promosso senza esitazioni l’assegnazione del finanziamento pubblico. Le indagini hanno rilevato che il dipartimento universitario di cui faceva parte il docente ha effettuato per la Ilsap alcune consulenze per un valore totale di 660.000 euro.

 

 


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Categorie: Cronaca


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