A tanto ammonta la perdita della tv di Stato che non riesce ad individuare i furbetti sparsi per il Belpaese: un "buco" che si trasforma in minori servizi per i contribuenti onesti

Roma
11:44 del 29/06/2014
Scritto da Albertone

C'è chi paga, e chi no. Chi è onesto, e chi se ne frega degli altri lasciandoli al loro destino. Aziende e famiglie ligie al loro dovere pur con qualche mal di pancia, ad altri padri o imprenditori che invece se ne fregano del bene comune e pensano al loro portafoglio. Così va il mondo in Italia, Paese in cui anche la tv di Stato si ritrova ad avere a che fare con la spending review imposta dal Governo a tutti. E perchè mai un'azienda statale doveva farne eccezione? Nessuno lo sa, così 150 milioni di euro verranno recuperati per essere reinvestiti in altro modo. Che c'è di male? Ovviamente nulla, ma chi è stato toccato sul vivo non l'ha presa un granchè bene. Pace all'anima sua vien da dire. In ogni caso, mentre in Rai c'è la rivolta per bloccare quell'emorragia da 150 milioni di euro, nessuno parla di quel che accade annualmente con canone. Tra famiglie ed aziende, l'evasione è ormai alle stelle. Si parla di circa un miliardo e 850 milioni, ma la stima è al ribasso.

Quasi due miliardi di euro persi all'anno. Cosa ci potrebbe fare la Rai con quei soldi? Ovviamente, di tutto. Potrebbe decidere di fare un canale senza pubblicità, di innovarsi diventando finalmente una tv libera dalle ingerenze politiche, dimezzare il canone, acquisire diritti che oggi non può permettersi per via della mancanza di fondi. Potrebbe diventare una tv vera, invece niente da fare. Perchè la forbice di evasori viaggia tra il 25 e il 47% in base alle zone dell'Italia. Secondo l’Associazione contribuenti italiani, la quota di famiglie non in regola è più che raddoppiata tra 2005 e 2013. E le zone in cui il problema è più diffuso sono nel Mezzogiorno del Paese.

Ma c'è un altro dato da tenere in considerazione. I numeri dicono che a fine 2013 il 47% delle famiglie risultava non aver pagato. Lo stesso avrebbe fatto il 96% delle imprese. Dati in crescita rispetto a quelli comunicati dall’associazione su fine 2012 (quando erano attestati rispettivamente al 44 e al 95%), e soprattutto rispetto a quelli sul 2005, che parlano del 22% di famiglie “illegali”. Le aziende soggette all’imposta sarebbero almeno quattro milioni e 500mila, ma almeno quattro milioni e 400mila non la verserebbero. La tassa più evasa dagli italiani diventa una farsa in alcune Regioni del Sud, con punte del 91,3% di mancati pagamenti.

Anche questi picchi sono più alti di un anno fa, quando la stima era del 90 per cento. Secondo il Centro Studi “Antonella Di Benedetto” le province più virtuose sono Aosta, Siena, Pescara e Campobasso, con il 14% di evasione. Le più recalcitranti sarebbero Caserta, Imperia, Foggia e Bolzano, con quasi il 91 per cento. A fine 2012 le città indicate erano le stesse, ma le percentuali erano leggermente meno negative per la Rai: 12% nel primo caso, 90 nel secondo.


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Categorie: Cronaca, Economia, Tecnologia


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