Dall'Arabia Saudita all'Indonesia, dalla Cina alla Malesia: se avete scelto delle vacanze fuori dall'Italia, ricordatevi di evitare qualunque rapporto con il "fumo". Potreste incorrere nel carcere e in guai serissimi

Trieste
00:09 del 25/07/2014
Scritto da Albertone

Per non girarci attorno, fin dal principio ecco un consiglio: se avete scelto una vacanza fuori dall'Italia e fuori dal comune, evitate di pensare ai bagordi. La cannabis, illegale anche nel nostro Paese, all'estero rischia di essere un problema serio. Anzi serissimo. In giro per il mondo, ci sono sette Stati in cui non esiste la cosiddetta tolleranza, in cui nessun avvocato potrà salvarvi dal carcere e persino da guai più seri. Insomma, se volete fare gli "stupidi", evitate di andarci. Eppure, con l'arrivo dell'estate e del periodo delle vacanze, come ogni anno aumenta il rischio di leggere notizie su turisti che, ignorando le leggi dei paesi che visitano, finiscono in carcere per possesso di piccole quantità di cannabis.

L'erba fa male in Italia come all'estero, è illegale qui da noi come oltre frontiera salvo rarissime eccezioni, ma è bene sapere che se in molti Paesi la pena consiste in un’esperienza di qualche giorno in carceri di pessima qualità, è bene sapere che esistono stati dove si rischia moltissimo, fino alla pena di morte. Leggi spesso ad personam e Tribunali tutt'altro che garantisti verso i turisti fanno il resto. Il pericolo numero uno arriva dagli Emirati Arabi Uniti. Nel paese, infatti, non solo è prevista la pena di morte per detenzione e traffico di stupefacenti. L’aspetto più spaventoso è che la legge del paese prevede l’arresto in caso di rilevamento su una persona di una traccia anche infinitesimale di qualsiasi sostanza illegale. Successe così ad un cittadino britannico condannato a 4 anni di carcere dopo che i funzionari della dogana gli trovarono 0.003g di cannabis, attaccati alla sua scarpa.

Non va meglio in Cina, dove il consumo di droga è fra i problemi più importanti del Paese del Dragone. La risposta del governo cinese al fenomeno è stata durissima. Per lo spaccio è prevista la pena di morte, che ogni anno colpisce decine di persone per possesso di droga. L’uso di sostanze stupefacenti non è considerato un reato penale, ma forse è anche peggio. Infatti è considerato una malattia, da curare previo soggiorno a tempo indeterminato in un campo di lavoro e rieducazione nella regione del Laogai. Il terzo Stato più severo è l'Arabia Saudita: anche qui, il traffico di sostanze stupefacenti - cannabis inclusa - è punito con la decapitazione, esattamente come per chi commette un omicidio o uno stupro. Nel 2013 le esecuzioni sono state 73, oltre la metà per possesso di droga. Anche il possesso a fini di consumo personale è punito con pene detentive e corporali.

In Indonesia, per il possesso di droghe si rischiano pene detentive fino all’ergastolo ed in caso di quantità superiori ai 500 grammi è prevista la pena di morte tramite fucilazione, anche se spesso viene convertita in ergastolo. In Iran, il possesso o il trasporto di droga in Iran viene punito con la pena capitale. Dall’11 ottobre 2012 al 10 ottobre 2013 piú di 500 persone sono state impiccate in diverse città. Per i reati di semplice consumo sono previste invece incarcerazione e fino a 70 frustate. Infine, Malesia e Singapore. Nel primo caso, per il possesso ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (cannabis compresa) è prevista obbligatoriamente la pena di morte, che può essere convertita in carcere tramite la grazia solo da parte del Re. Le quantità al di sopra delle quali si viene incriminati per spaccio sono molto basse: sette grammi di cannabis, un grammo per cocaina ed eroina. Per Singapore, se si viene trovati con quantità superiori a 480 grammi di droghe leggere o a 15 grammi di cocaina o eroina la punizione prevista è la pena di morte tramite impiccagione. Per il semplice consumo è invece prevista la fustigazione oltre al rischio di pene detentive in prigione.


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Categorie: Cronaca, Esteri


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