Ogni razza è affidabile e affezionata al padrone, ma non mancano durante il periodo estivo i criminali che abbandonano la loro bestia nei modi più crudeli. L’allarme è già scattato, eppure dovrebbe esserci una storia da seguire...

Trieste
09:17 del 23/08/2014
Scritto da Albertone

I bastardi, alle volte, siamo noi. Altro che loro, i cuccioli affezionati ai loro padroni, le bestiole pronte a tutto per di rimanere fedeli a chi li ha cresciuti e li nutre ogni giorno. Arrivano le vacanze, le ferie sono ormai alle spalle o per i più fortunati ancora in corso, e il pericolo degli abbandoni segna già l’allarme rosso. A Nord come al Sud si sono già verificati i soliti casi. Ignoti, come sempre, i padroni che hanno scelto in Maniera vigliacca di liberarsi del loro animale. E pensare che il rapporto fra uomini e cani, dicono gli studiosi, dura ormai da 15mila anni. Già gli uomini preistorici avevano imparato a crescerli, a contare su di loro per la sopravvivenza. Eppure, nel Terzo Millennio dopo Cristo, c’è chi continua ad infrangere questo rapporto meraviglioso.

Ci sono cani lasciati sulle strade, altri in mezzo ai Boschi, altri ancora (magari cuccioli) fuori dai canili. Ogni estate l’Ente nazionale per la protezione degli animali lancia vanamente campagne di sensibilizzazione senza riuscire ad arginare il fenomeno. Portare un cane in vacanza costa, maledettamente. E in tempi di crisi le famiglie che stringono la cinghia non possono permetterselo. Ma c’è anche chi abbandona il proprio animale come fosse un giocattolo, per pura e semplice comodità. Anziché metterlo in un angolo, lo lascia in mezzo a una strada, chiude la portiera e scappa via. Proprio il contrario di quello che la storia ha insegnato sul modo di rapportarsi fra uomo e animale.

Storicamente l’essere umano e il cane sono cresciuti insieme. Come non ricordare il caso di Louis Dobermann, un esattore delle tasse che voleva un animale intimidatorio che lo proteggesse durante le sue visite? È da qui che ebbero origine i dobermann. E come dimenticare i beduini della Giordania, che sotto il sole cocente per 6.000 anni hanno allevato sono cani veloci dando vita alla razza Saluki? O ancora, in Papua Nuova Guinea, come dimenticare il rapporto fra la popolazione locale degli Akapangi e i cani usati per cacciare nella foresta, o l’utilizzo della razza Bloodhound per fiutare tracce nell’ambito della droga o del denaro falso. I cani hanno sempre aiutato gli uomini nelle loro faccende e nella loro sopravvivenza, trovandosi poi di fronte ad abusi e soprusi come quelli registrati in questi ultimi decenni. Sarà colpa della crisi, sarà la scarsa comunicazione che le associazioni animaliste mettono in campo, fatto è che gli abbandoni sono in aumento e il dramma si riversa poi sui canili.

Sfamare, medicare, curare ed allevare centinaia di cani ha un costo non indifferente per la comunità, che alcune Amministrazioni non riescono più a sopportare. Così, si va a caccia di padroni benevoli che fra settembre e ottobre si prendano in carico di un animale. Ma, anche in questo caso, spesso la scelta è più d’impeto che di cuore e il pericolo è che il cane esca dal canile per finire in un ambiente ristretto, in cui fatica ad esprimersi. Sperando che il 2014 riservi meno brutte notizie del solito, l’auspicio è che si sia fatto un passo in avanti proprio come erano riusciti a farlo 15.000 anni fa i nostri antenati…  


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Categorie: Cronaca


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