Il CBD o cannabidiolo, una sostanza non psicoattiva presente dentro la cannabis, se coadiuvato con farmaci chemioterapici, aumenta fino a tre volte le aspettative di vita dei topi malati di tumore al pacreas.

Trento
07:40 del 22/08/2019
Scritto da Gregorio

CANCRO AL PANCREAS, LO STUDIO SULLA CANNABIS - Un team di scienziati del Dana-Farber Cancer Institute della Harvard University ha pubblicato i risultati di uno studio rivelando che, una sostanza chimica presente nella cannabis, ha dimostrato “un potenziale terapeutico significativo” nel trattamento del cancro al pancreas.

Già una precedente ricerca aveva notato come la cannabis possa essere utile a contrastare il tumore al pancreas. Ora un’altra interessante novità arriva da Boston dove è stato evidenziato come un composto della marijuana, ma stavolta non un cannabinoide, possa essere utile nel trattamento di questo cancro particolarmente mortale (il tasso di sopravvivenza a cinque anni è solo dell’8%).

CANCRO AL PANCREAS, LO STUDIO SULLA CANNABIS - Il farmaco specifico utilizzato nell’esperimento sulle cellule tumorali è chiamato FBL-03Ged è un derivato di un “flavonoide” presente appunto nella cannabis. I flavonoidi della cannabis sono stati scoperti da una ricercatrice londinese di nome Marilyn Barrett nel 1986 e in seguito sono stati evidenziati i loro benefici effetti anti-infiammatori.


I ricercatori del Dana-Farber hanno deciso di prendere il potenziale terapeutico di uno di questi flavonoidi per testarlo su uno dei tumori più pericolosi tramite esperimenti di laboratorio.

CANCRO AL PANCREAS, LO STUDIO SULLA CANNABIS - Il nuovo studio, condotto dalla Queen Mary University di Londra, ha esaminato l'impatto del CBD su topi affetti da tumore pancreatico, somministrandolo insieme ad un farmaco chemioterapico comune, la Gemcitabina. Gli animali trattati con questa combinazione hanno avuto una sopravvivenza media di 56 giorni, mentre i topi sottoposti alla sola chemioterapia hanno vissuto per 23,5 giorni, i topi senza alcun trattamento per 20 giorni, dimostrando tra l altro la poca efficacia dei farmaci chemioterapici da soli.

Il CBD cannabinoide non causa effetti psicoattivi, al contrario del tetraidrocannabinolo (THC). Come tale, il CBD è già approvato per l'uso in clinica e non affronta gli stessi problemi di prodotti come l'olio di cannabis, che contengono sostanze controllate. I ricercatori aggiungono che il CBD è anche noto per migliorare gli effetti collaterali della chemioterapia, tra cui nausea, diarrea, vomito, il che significa che potrebbe anche migliorare la qualità della vita dei pazienti sottoposti a chemioterapia. Il ricercatore principale, il professor Marco Falasca afferma: "Questo è un risultato notevole. Abbiamo trovato che i topi con cancro del pancreas sopravvivono quasi tre volte di più se un componente della cannabis medicinale è stato aggiunto al loro trattamento di chemioterapia. Il cannabidiolo è già approvato per l'uso nelle cliniche, il che significa che possiamo rapidamente testarlo negli studi clinici sull'uomo." Quindi secondo i ricercatori se questi effetti si riproducono nell'uomo, il cannabidiolo potrebbe essere utilizzato nelle cliniche oncologiche quasi immediatamente, senza dover aspettare che le autorità approvino un nuovo farmaco.


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Categorie: , Salute, Scienze


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