Un meridione con temperature nordafricane, vaste zone costiere inondate dai mari, aumento di alluvioni in inverno e siccità in estate: è questo lo scenario apocalittico delineato dai ricercatori dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), che ha realizzato uno studio sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra nazione.

Napoli
06:00 del 17/08/2016
Scritto da Sasha

Un meridione con temperature nordafricane, vaste zone costiere inondate dai mari, aumento di alluvioni in inverno e siccità in estate: è questo lo scenario apocalittico delineato dai ricercatori dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), che ha realizzato uno studio sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra nazione.

La ricerca, pubblicata su Nature Scientific Reports, è stata divulgata pochi giorni fa, non a caso durante COP21, la conferenza mondiale sul clima, in cui diversi Paesi del mondo sono chiamati a mettere in atto azioni concrete per rispondere alla minaccia dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.

Secondo il Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, l’Italia sarebbe più esposta di altre aree agli effetti dell’innalzamento delle temperature, a causa della propria conformazione geografica e della sua posizione, così prominente nel mar Mediterraneo. Grazie all’ausilio di una mappa (che è possibile consultare qui), i ricercatori hanno mostrato a tutti quali potrebbero essere gli effetti dell’innalzamento dei mari sulle coste italiane: ben 33 aree a rischio inondazione, dalla laguna di Venezia al delta del Po; dalla Versilia fino alle saline di Trapani e alla piana di Catania, passando per la foce del Tevere; pericolo anche per il Mar Piccolo di Taranto e i golfi sardi di Cagliari e Oristano. Il risultato è che migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere inondati dal mare.

E non è tutto. I cambiamenti climatici potrebbero influenzare irrimediabilmente il meteo dell’Italia meridionale: il rischio è che diventi molto simile a quello nordafricano, con estati e inverni aridi e secchi in misura crescente. Ciò comporterà una progressiva carenza d’acqua, portando all’inaridimento dei suoli, con inevitabili conseguenze sulla salute umana, oltreché sulle attività agricole e industriali.

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Per finire, dallo studio emerge un ulteriore rischio per tutta la penisola: l’incremento della frequenza degli eventi climatici estremi, come le alluvioni nella stagione invernale e, all’opposto, lunghi periodi di siccità, ondate di calore e incendi durante l’estate.


Insomma, lo scenario di certo non è roseo ed è un destino che l’Italia condivide già con la Spagna meridionale, la Grecia e la Turchia: tutte aree che sono particolarmente vulnerabili e che avrebbero maggior interesse a investire in sostenibilità ambientale ed energie pulite. Cosa che, almeno in Italia, non accade, come dimostra il brusco calo di investimenti in solare ed eolico degli ultimi anni.

Ma le proiezioni negative si estendono anche al di fuori dei nostri mari. Nel Nord Europa, infatti, prevarrà la “mediterraneizzazione” del clima, con estati più secche e inverni più piovosi, soprattutto in Gran Bretagna e Scandinavia. Un processo che interesserà anche i Balcani settentrionali, l’area sud-est della Russia, l’Ucraina, il Kazakistan, ma anche il Nord America, in particolare nella zona nord- occidentale.

Ovviamente, i ricercatori Enea offrono anche un possibile argine alla catastrofe che si prospetta: “Un sistematico monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri”, spiegano.

Gianmaria Sannino, coordinatore della ricerca, ha sottolineato l’importanza di un accordo globaleche freni l’innalzamento delle temperature: “Fin qui abbiamo modificato il clima, ma non in modo irreversibile: se restiamo all’interno dei 2°C di aumento della temperatura media globale entro il 2100, riusciamo a mantenere un impatto sul clima non devastante”. Nonostante ciò, secondo i ricercatori, lo scenario catastrofico delineato per l’Italia potrebbe rivelarsi comunque veritiero, anche con un accordo alla COP21 che limiti le emissioni.


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Categorie: Ambiente, Denunce


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