Sta per esplodere l'ennesima puntata delle partite truccate: anche in serie A ci sono vari casi sospetti, su tutti un Catania-Atalanta dell'ultima giornata. Forse serve davvero una soluzione estrema

Roma
10:24 del 04/06/2014
Scritto da Albertone

A mali estremi, estremi rimedi. Il vecchio adagio funziona sempre e attende solo di essere applicato. E' un calcio malato, non c'è che dire. Dopo la bufera di calciopoli e la piaga del calcioscommesse, ci risiamo. Il nostro pallone è falso. Semplicemente bugiardo. Tristemente truccato. Per la gioia degli scommettitori, gli illeciti si sono ripetuti anche nella stagione appena conclusa. Ne sono sicuri gli inquirenti che stanno iniziando ad andare a fondo. C'è una partita, soprattutto, che desta curiosità. In senso negativo.

Quel Catania-Atalanta dell'ultima giornata, giocata in un Massimino che già conosceva la retrocessione della sua squadra. In palio non c'era più nulla, se non forse qualche spicciolo da guadagnare. Ma il caso - se accertato - potrebbe non essere il solo. Ci sono sospetti anche sulla serie B e sulla Lega Pro, la vecchia serie C. Non è un caso che dal prossimo anno si ridurranno drasticamente le squadre che militano nell'ultima categoria professionistica. Troppi rischi di "aggiustamenti", di risultati concordati, di difese che si aprono in modo straordinario (nel senso di fuori dall'ordinario) per far passare l'attaccante di turno.

C'è qualcosa che non va nel nostro calcio, e questa ennesima inchiesta ne è la dimostrazione. Siamo solo agli inizi, la sensazione è che la valanga possa iniziare a rotolare, inglobando di volta in volta squadre e calciatori. Non se ne può davvero più. Il pallone italiano è nelle Mani di ignoti speculatori che scommettono su tutto e sanno quali canali seguire per azzeccare la puntata. Una vergogna che nemmeno Calciopoli è riuscita a debellare.

Mentre la Nazionale sta per iniziare i Mondiali, il calcio nostrano rischia di ritrovarsi a fare i conti con la dura realtà delle scommesse. Esattamente come già era avvenuto - sotto altre forme - nel 2006, prima del Mondiale vinto dagli azzurri. Ma stavolta è la seconda. Sbagliare è concesso, non perseverare. E il pallone di casa nostra ha già compiuto troppi errori. Ecco perchè, forse, val davvero la pena riflettere sulla necessità di prendersi un periodo di pausa. Un anno sabbatico durante il quale riflettere sulle nostre... disgrazie e provare a rimettere i cocci al loro posto. Ci sono stadi vuoti, società sull'orlo del fallimento, calciatori pagati uno sproposito e regole tutte da rivedere. Ci sono squadre che concludono il loro campionato a febbraio, ce ne sono altre che giocano per non vincere. Qualcosa non va.

La macchina si è rotta, lo spettacolo si è trasformato in un business che ha allontanato i tifosi e avvicinato i delinquenti. Le scommesse fanno girare ogni sera decine di milioni di euro. A far paura non sono le puntate da due euro dei ragazzi, ma gli investimenti da migliaia di euro di anonimi appassionati residenti a Singapore o in altre zone della Terra che nulla hanno a che vedere con l'Italia. Troppi soldi che forse fanno gola a tanti. Servono pene severe e certe. Chiunque venga pizzicato, è bene che non torni più a metter piede su un campo da calcio. Ripartire da qui, magari dopo un anno di pausa, potrebbe essere un buon viatico.


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Categorie: Calcio, Cronaca


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