Le squadre di serie A iniziano l’annata con delle amichevoli contro rappresentative locali infarcite di dilettanti. Ma i risultati tennistici di luglio fanno davvero bene al calcio di casa nostra?

Trento
09:30 del 28/07/2013
Scritto da Albertone

A volte i numeri contano, eccome se contano. Quelli di luglio, naturalmente, non valgono a nulla. Gli allenatori di serie A, dopo aver per anni ridimensionato successi e sconfitte del mese di agosto, ora sono alle prese con l’assillo del mese di luglio. Tempo di raduni, trasferte in montagna o in terra straniera per aggiustare la condizione ed amalgamare il gruppo, lunghe tourneè oltre Oceano per racimolare sponsor e soldi e la spada di Damocle delle voci del calciomercato. Nel marasma di commenti, veleni, partenze, cessioni e critiche, c’è di mezzo anche il calcio giocato. Quello che si vede su un terreno di gioco, dove le squadre della massima serie sono costrette se non obbligate a vedersela con formazioni del posto, spesso squadre che militano dalla Prima Categoria in giù, contro le quali si fatica persino a trovare un avversario degno di questo nome.

È il prezzo da pagare, una legge del marketing, lo scotto che si deve al Comune che ospita il ritiro e che spesso ha investito migliaia di euro in promozioni, immagine, pacchetto turistico. Se poi queste sfide, naturalmente in orario pomeridiano sotto il solleone estivo, facciano davvero bene alla preparazione è tutto un altro conto. Celebre fu il caso di Antonio Cassano, ancora ai tempi della Roma, che si rifiutò di giocare nella fascia assolata, preferendo quella all’ombra. Finì sostituito, litigò con Capello e iniziò da quel momento la sua messa ai margini della rosa. Quanto torto avesse, rimane un mistero.

Le amichevoli estive che terminano dai 10 gol (naturalmente a zero) in su sono assai meno probanti delle partitelle in famiglia e servono esclusivamente a concedere i primi gol ai nuovi acquisti oppure a regalare la gioia di un’apparizione con la maglia della prima squadra a qualche giovane di buona speranza. Il resto, ovvero tattica, tecnica, affiatamento e distanze, è rimandato alle settimane successive. In sostanza, si gioca per 90 minuti ad una sola porta col solo rischio di andare incontro a figure magre come quella rimediata dall’Inter contro il Trentino. Appena 3-0 il risultato finale, due errori dal dischetto di un Belfodil condizionato dal Ramadan e formazione di casa che per due volte aveva persino rischiato di andare in vantaggio.

Che le amichevoli servano a nulla lo dimostra anche il caso dell’Udinese, che per prima ha voluto cimentarsi contro una formazione protagonista del calcio internazionale come il Bayer Leverkusen: 3-0 il finale, naturalmente per i tedeschi, e friulani in partita per il quarto d’ora iniziale. Il calcio, quello vero, è naturalmente lontano dai risultati pirotecnici fatti di doppiette, triplette e poker dell’attaccante più in forma, così come dista anni luce da avversari nemmeno in grado di uscire dalla propria area di rigore. Anche in questo il calcio italiano potrebbe e dovrebbe innovarsi: meglio un ritiro collettivo con la Primavera, meglio amichevoli contro squadre professionistiche di serie minori: il rischio è qualche uscita a vuoto, ma di sicuro è la strada giusta per imboccare la via della perfezione senza perdersi in inutili giochi estivi.


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Categorie: Calcio, Curiosità


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