Il business dei rifiuti è uno dei più redditizi per affaristi e lobbisti. Per decenni in Italia la classe politica ha volontariamente fallito nell’organizzare la raccolta differenziata trasformando il loro dovere di gestire i rifiuti in emergenza

Napoli
09:15 del 19/09/2016
Scritto da Carmine

Gli inceneritori di ultima generazione uccidono più di prima !!

Il business dei rifiuti è uno dei più redditizi per affaristi e lobbisti. Per decenni in Italia la classe politica ha volontariamente fallito nell’organizzare la raccolta differenziata trasformando il loro dovere di gestire i rifiuti in emergenza. Dietro all’emergenza rifiuti i politici hanno fatto passare le peggiori porcherie, come quella ditrasformare ex cementifici in inceneritori. Bruciare i rifiuti ha costi altissimi per la salute dei cittadini. Una nuovaricerca dell’università di Lancaster ha scoperto accumuli di nanoparticelle tossiche nell’encefalo dei soggetti analizzati. Queste particelle ultrasottili sarebbero la causa di molte malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Sotto accusa sono le emissioni dagli inceneritori di ultima generazione e i filtri antiparticolato delle autovetture.

Il Movimento 5 Stelle lotta al Parlamento Europeo per cambiare il nostro modello di sviluppo da economia consumistica a economia circolare, basata cioè sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso del rifiuto che diventa quindi una risorsa. In questo ambito, non c’è spazio per l’incenerimento e ne chiediamo l’abbandono definitivo. Basta fare affari sulla salute dei cittadini!

“Non credete alla favole che gli inceneritori di ultima generazione non inquinano. Se un oggetto viene bruciato non sparisce nel nulla. Cambia semplicemente stato: da solido si trasforma in gassoso. Gli impianti di termovalorizzazione di ultima generazione promettono quello che per le leggi della chimica è impossibile: far sparire nel nulla lo stato solido. Non è così. I potentissimi filtri utilizzati spezzettano i fumi in nanoparticelle, elementi gassosi talmente fini che non possono essere più neanche misurati. L’unica cosa certa è che queste nanoparticelle sono dannosissime per la salute umana.

Le nanoparticelle sono più pericolose delle particelle di diametro superiore perché non soltanto riescono a penetrare facilmente nell’organismo attraverso le vie respiratorie, danneggiando gli organi interni e contribuisce alla formazione di placche che ostruiscono le vie vascolari, ma anche perché riescono a penetrare direttamente nelle cellule, superando l’ostacolo della membrana cellulare e generando idannosissimi radicali liberi o compromettendo direttamente il DNA.


Inceneritori e filtri antiparticolato delle auto sono responsabili di emissioni incontrollate di particolato ultrafine e nanoparticolato, emissioni che eludono le normative esistenti perché queste particelle sono talmente piccole che non esistono gli strumenti per misurarle. Uno studio pubblicato nel 2013 dalla prestigiosa rivista The LANCET Oncology dimostra che un aumento di 10 milligrammi a metro cubo di particelle con diametro inferiore a 10 micrometri (10 millesimi di millimetro) portano a un aumento del 22% di rischio di insorgenza di patologie polmonari, mentre con quelle con diametro inferiore il rischio aumenta quasi del doppio. Più piccola è la particella, più grande è il danno alle cellule umane e quindi alla salute. Chi sostiene che i termovalorizzatori di nuova generazione producono emissioni la cui qualità dell’aria in uscita è migliore a quella in entrata è in malafede o non sa di quello che parla. Nel 2012 in tutta Europa erano attivi ben 408 impianti di termovalorizzazione/incenerimento. In Italia 45. Con il decreto “Sblocca Italia” il governo Renzi ha autorizzato la costruzione di 12 nuovi impianti che dovrebbero emettere oltre 110 tonnellate in più di polveri sottili.

Nel dibattito sulla strategia europea per ridurre le emissioni degli inceneritori e combattere anche il cambiamento climatico, si è ottenuto anche grazie al voto del Movimento 5 Stelle l’applicazione della “responsabilità estesa” di chi inquina: bisogna obbligare le grandi imprese a farsi carico dello smaltimento degli oggetti che producono. Con questo principio le grandi aziende dovranno sforzarsi per produrre nel modo meno inquinante possibile e con componenti riutilizzabili, riciclabili e facilmente smantellabili, anziché incenerirli. Ma è solo uno dei punti che sono stati inseriti in questo rapporto, altri includono l’aumento del riciclaggio ad almeno il 70% dei rifiuti solidi urbani e sono stati incentivati, negli appalti pubblici, prodotti (e soluzioni) riutilizzati, riparati, rigenerati, ristrutturati e comunque sostenibili ed efficienti in termini di risorse”


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Categorie: Ambiente, Denunce, Politica, Salute


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