BUSINESS ACCOGLIENZA SFRUTTAMENTO IMMIGRATI - Cinque gli operai di origine tunisina, sfruttati e costretti a vivere in condizioni degradanti.

Cagliari
06:00 del 15/07/2019
Scritto da Gregorio

BUSINESS ACCOGLIENZA SFRUTTAMENTO IMMIGRATI - Cinque gli operai di origine tunisina, sfruttati e costretti a vivere in condizioni degradanti. Uno di loro ha confessato ai carabinieri di Gallipoli di aver subito qualche giorno fa uno strappo muscolare alla schiena.

Sfruttamento di manodopera approfittando dello stato di bisogno in cui si trovavano i 5 tunisini impiegati nel suo campo di angurie a Nardò, in provincia di Lecce.

BUSINESS ACCOGLIENZA SFRUTTAMENTO IMMIGRATI - Questa l’accusa per cui è stato arrestato un imprenditore agricolo, A. L., ora ai domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dai militari della compagnia di Gallipoli che hanno monitorato le campagne, gli operai erano sottoposti a condizioni di vita degradanti poiché venivano alloggiati in una struttura fatiscente nelle campagne della cittadina salentina, e con paghe irrisorie, circa 1,40 euro per quintale di angurie raccolte.

BUSINESS ACCOGLIENZA SFRUTTAMENTO IMMIGRATI - Sono stati i carabinieri di Gallipoli a documentare lo sfruttamento dei cinque tunisini con vari servizi di osservazione, controllo e pedinamento, raccogliendo anche le dichiarazioni dei braccianti, che prestavano la propria attività lavorativa senza aver ricevuto alcun dispositivo di protezione individuale ( erano costretti a procurarsi autonomamente guanti, scarpe, pantaloni anti strappo etc.) e in totale mancanza di bagni chimici nei luoghi di lavoro, senza alcuna visita medica né corsi di formazione ed informazione.

Gli operai avevano prestato ininterrottamente attività lavorativa per la raccolta di angurie dal 17 giugno sino al 2 luglio.

Questo in violazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali, non rispettando peraltro l’ordinanza sindacale del comune neretino, in virtù della quale è proibito lavorare sui campi agricoli dalle ore 12:30 alle ore 16:30 dal 21 giugno al 31 agosto.


Tra i "big" dell’"accoglienza profit" ci sono la norvegese Hero la tedesca European Homecare che dagli anni 90 fa affari espandendosi in Polonia e ex Ddr: «Era come una licenza per stampare soldi», ha dichiarato un ex dipendente al Wlz, quotidiano locale tedesco. Parole che riecheggiano le intercettazioni di "mafia capitale", quando Salvatore Buzzi, diceva che «il traffico di droga rende meno».

Altra azienda leader è il gruppo elvetico Ors, secondo Valori.it già sbarcato in Italia. L’azienda svizzera – controllata dalla società finanziaria londinese Equistone Partners, legata alla Banca Barclkays – che gestisce da anni decine di centri in Svizzera, Austria e Germania, il 22 agosto ha annunciato il suo ingresso nel nostro Paese con Ors Italia Srl, annunciando che «l’Italia rappresenta un primo importante passo per la nostra espansione nel Mediterraneo». Secondo la testata online, Ors ha già ottenuto un affidamento dalla Prefettura di Roma.

L’interesse per l’Italia di Ors è motivato anche dal fatto che l’impresa sta perdendo i suoi sette centri in Austria. Il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl vuole una nuova agenzia pubblica al posto dei privati. Nel 2015 Ors è stata travolta dalle polemiche per la pessima gestione del centro di Traiskirchen: progettato per 1.800 persone, era arrivato a ospitarne 4.600. Per il giornale Usa Today, Traiskirchen è stato gestito con la logica delle carceri private statunitensi: taglio dei costi e massimizzazione del profitto.

Ors è in crisi anche in Svizzera: chiusura della rotta balcanica e giro di vite sulle domande d’asilo ha dimezzato i rifugiati rispetto ai 40 mila del 2015. Dal 2017 Ors ha chiuso 19 centri. «Una ragione in più – scrive Valori.it – per guardare all’Italia e al suo mercato più promettente». Le prefetture ora, per accelerare i tempi, possono ricorrere alla procedura negoziata senza pubblicazione del bando di gara, anche se con la vigilanza dell’Autorità anticorruzione.

Il ministro ha ridotto la quota di spesa procapite da 35 a una forbice tra 19 e 26 euro, dicendo che l'Italia aveva le quote più care d’Europa. «Falso – afferma Emanuele Isonio – visto che Belgio, Finlandia, Svezia e Slovacchia spendono di più. E la Germania nel 2017 ha investito 21,3 miliardi per l’integrazione». Non solo. Secondo il dossier, l’accoglienza "modello Salvini" pur tagliando i servizi per l’integrazione - insegnamento della lingua italiana e sanità - farà impennare i costi. «I documenti Anci depositati alla Camera denunciano che nei megacentri si spenderanno 14mila euro per richiedente asilo a fronte del 6.300 nel sistema diffuso degli Sprar». Mentre infatti un profugo resta in una struttura Sprar mediamente 6 mesi, la permanenza nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, varia da 18 a 24 mesi, con una spesa più che doppia


Articolo letto: 107 volte
Categorie: , Cronaca, Denunce, Sociale


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook