Scontri aperti in casa Lega, ce n'è per tutti e Bossi rilancia l'immagine del partito preannunciando l'uscita di un nuovo giornale.

Roma
09:53 del 05/06/2013
Scritto da Samuele

L'ex leader del Carroccio, in un'intervista rilasciata a Repubblica, non ha risparmiato attacchi al suo successore Roberto Maroni definendolo "traditore" e  sostenendo che "A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io". Riprendendo la domanda posta a Bossi da Gad Lerner: "Ma è vero che il bilancio del partito e quello personale erano sovrapposti?" Bossi replica seccamente "Semmai è vero il contrario. Quando la Lega è nata e magari c'era da comprare un'automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario. Le sembra una casa di lusso, questa? Ha le pareti che vanno in rovina, ci ho anche dovuto fare dei lavori. I disonesti stanno altrove". E ancora "Quando uno tradisce una volta, tradisce sempre - rincara la dose il Senatùr.  E lui (Maroni, ndr) nel 1994 quando ruppi con Berlusconi sedeva al suo fianco. Oggi si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord. Ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare sue liste in casa nostra, come fa la Cdu in Baviera a vantaggio della Cdu. Sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Io sarei stato dell'idea di non fare alcuna battaglia. Ma a furia di buttar fuori gente e tradire i nostri ideali la pressione su di me si è fatta irresistibile. Devo per forza mettermi alla guida del partito".

La replica di Maroni arriva rapidamente e, alla domanda se in questi giorni abbia parlato con Bossi, Maroni ha replicato "noi parliamo sempre, io sono tranquillissimo". E a un'ulteriore domanda, ovvero se si spieghi come mai Bossi lo attacchi così frequentemente, Maroni ha replicato sorridendo ai giornalisti "certo che me lo sono spiegato ma non ve lo dico", per poi allontanarsi.

Se inizialmente Maroni si mostra superiore agli attacchi del Senatùr, in un secondo momento aggiunge "Sono tranquillissimo, l’unico effetto che hanno queste interviste è di danneggiare la Lega e di contribuire a rendere più difficile la vittoria ai ballottaggi". Messaggio che uno dopo l’altro anche i suoi colonnelli - da Salvini a Tosi a Zaia - hanno mandato al vecchio capo. E così pure il quotidiano La Padania che apre la prima pagina di oggi con un'immagine di Maroni sovrastata dalla scritta "Lavorare tanto e parlare poco. Tutto per il nord"; e con un editoriale del direttore Aurora Lussana, che si rivolge a Bossi col titolo "Serve un padre e non un padrone".

La soap opera Politica in casa Lega Nord continua, proprio nella settimana in cui si deciderà il difficile ballottaggio alle comunali di Treviso, il cui esito sarà probabilmente rinfacciato da una parte o dall’altra a seconda di come finirà. "E mi fa rabbia - dice sempre Bossi nell'intervista a Gad Lerner - che cancelli la Padania e si rammollisca con Prima il Nord quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale". Ma oltre all'attacco al segretario ("Non ha i nostri ideali") è un Bossi che non tralascia niente.

Difende l'alleanza con Berlusconi ("Ci ha alzato i voti"), si dice pentito di aver chiesto scusa nell'aprile 2012 nel pieno dello scandalo Belsito ("Non lo rifarei mai, non ripeterei quelle parole. A Bergamo mi ci avevano trascinato in manette") ed è pronto a fondare un nuovo giornale, "La lingua padana". In verità, Bossi sembra molto amareggiato soprattutto dal punto di vista umano, si sente isolato dalla sua creatura politica, e arriva ad accusare la nuova leadership di averlo lasciato persino senza adeguata protezione. Bossi però non è poi così preoccupato del minacciato taglio delle spese sostenute per lui da via Bellerio, in quanto, ci tiene a sottolineare, soldi "non ne ho mai presi".

Il segretario del Carroccio lancia segnali di distensione: "Mi aspetto si prosegua sulla strada intrapresa tanti anni fa dalla Lega, il federalismo, la modernizzazione l’autonomia per tenerci i nostri soldi. Questo resta l’obiettivo strategico, poi ci sono tanti modi per arrivarci". E sulla macroregione conferma "sono determinato ad andare fino in fondo". Per arrivare all’obiettivo, ha spiegato Maroni, "abbiamo provato con la secessione, con l’indipendenza, con il federalismo, con e senza accordo con Berlusconi. Adesso la strada che ho indicato al congresso federale è quella della macroregione, una strada irta di difficoltà ma sono determinato ad andare fino in fondo".

Ad ogni modo, Bossi conferma: nessun divorzio. Ma ribadisce che un giornale è già pronto per le stampe, "La lingua padana" oltre a una rigenerazione integrale del movimento, che sa tanto di "nuova Lega". "Nell'Europa in crisi torna attuale l'indipendenza dei popoli attraverso il referendum come in Scozia e in Catalogna, superando la fase del federalismo. Lo faremo anche in Padania" conclude Bossi.

Matteo Salvini è piuttosto critico nei confronti del Senatùr. "Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato, sbaglia a fare interviste come quella comparsa su Repubblica", dice il vicesegretario del Carroccio. "Facendo così" - ha aggiunto- fa il male del Movimento". E ancora: "Non capisco proprio quale sia il motivo di una cosa come questa, proprio mentre il segretario Maroni sta facendo bene il suo lavoro anche il regione Lombardia".  Anche per il segretario veneto, Flavio Tosi, l’intervista di Bossi "non può che fare ulteriore male alla Lega, di certo non la aiuta ed è ancora più deleterio che l’abbia fatta a cinque giorni dai ballottaggi per le amministrative". Insomma, sottolinea Tosi, nel Carroccio c’è chi lavora "per creare consenso" e chi "fa sparate" senza "alcuna capacità di creare consenso". Al contrario,  l’ex deputata Paola GoIsis, di recente espulsa dal partito, difende apertamente Bossi, accusando Maroni e Tosi di aver "distrutto la Lega".


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Categorie: Politica


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