Le prime tre settimane del nuovo anno hanno portato Piazza Affari ai massimi storici: ma è il primo segnale di ripresa o la conferma che l’economia si era arenata per troppi anni?

Milano
09:35 del 21/01/2014
Scritto da Albertone

La Borsa (virtuale) piena e il portafoglio (in tasca) vuota possono non essere gli opposti di una stessa medaglia. Più semplicemente, possono rappresentare il momento attuale di una finanza difficile da interpretare. Se Piazza Affari sale vorticosamente oltre quota 20mila punti sfidando i record di tutti i tempi, questo può significare due verità. Che, purtroppo, non sono così ambivalenti.
Ipotesi 1: la Borsa sale perché l’economia italiana sta lentamente riprendendo a correre, perché l’Europa crede in quello che le istituzioni nostrane stanno facendo, perché tutto sommato ci sono paesi messi peggio di noi (Grecia, Portogallo, forse Spagna) e non hanno quelle risorse turistico-industriali-tecnologiche che il Nord può mettere sul piatto.
Ipotesi 2: la Borsa sale dopo che per anni è stata frenata dalla recessione e bloccata dal fallimento dell’economia del nuovo millennio. Come anticipato, le due versioni fanno a pugni. Gli esperti naturalmente tendono a propendere per la prima ipotesi pur dando per certa la seconda: dopo un periodo buio, cupo e chi più ne ha più ne metta, adesso la fiducia verso l’economia italiana pare essere tornata.
I primi segnali i mercati li hanno mandati forti e chiari già nel 2013: listini azionari e titoli obbligazionari tutti col segno +, positivi gli investimenti a livello locale e internazionale, Borsa trainata sia dal lusso (vedi Moncler, Tod’s, Ferragamo) che dalle aziende trainanti dell’economia quali Terna e Enel. L’economia riparte, la fiducia pure e gli investimenti potrebbero andare di conseguenza.
I soldi rimasti sui conti correnti degli italiani potrebbero presto andare a rifocillare il mercato dei fondi, dei titoli di stato, delle obbligazioni e delle azioni che più di ogni altro ha risentito della contrazione dei consumi e del calo di liquidità. Difficile però far previsioni sul 2014, anche alla luce della possibile crisi Politica italiana. Ma il dato di partenza è che la Borsa di Milano ha guadagnato nel 2013 il 16% ed ha proseguito d’inerzia ad inizio 2014, coi fondisti che hanno iniziato a raccogliere i frutti sperati. Se il momento sia quello giusto per buttarsi a capofitto, è naturalmente presto per dirlo.
Se è vero che saranno altri 12 mesi all’insegna delle azioni — già nell’anno passato ottenere risultati eclatanti con i bond alle prese con i tassi in rialzo è stato molto difficile — chi ha la giusta propensione al rischio e qualche anno davanti può davvero pensare di fare un viaggio tra le azioni con un fondo comune.
La scelta, però deve essere razionale. Mettere da parte un buon capitale significa aver la disponibilità di non doverlo più toccare. Se il patrimonio è cospicuo è possibile pensare di investirne una parte anche su alcune nicchie, come quelle che hanno fatto faville in questa classifica. Se invece la taglia non è forte, meglio scegliere un prodotti meno rischiosi e più «basici». In grado di non fare troppi danni se poi le cose vanno male.


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Categorie: Economia, Finanza


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