Il presidente onorario pronto a lasciare la carica dopo le contestazioni della curva rossoblu che non gli perdona la sua difesa a spada tratta della cultura partenopea. Ma in società e in campo non va meglio

Bologna
08:55 del 03/02/2014
Scritto da Albertone

Gianni Morandi è pronto a restituire il titolo di presidente onorario del Bologna. Incoronato a furor di popolo, rigettato a furor di curva. Cronaca di un amore giunto ormai ai titoli di coda. Entrambe le parti si sono indignate, offese ed arrabbiate chiudendo sul principio ogni possibilità di trovare un compromesso. Morandi continuerà a tifare Bologna senza rappresentare un ruolo all’interno della società.
La colpa che gli fa la parte calda del tifo del Renato Dall’Ara è la sua difesa della cultura partenopea e la condanna ai fischi degli ultras alla canzone Caruso di Lucio Dalla, diffusa prima di Bologna-Napoli. Per Morandi era un modo per unire due culture, per gli ultras una provocazione bella e buona. Sia chiaro: Bologna, i suoi tifosi e la città intera, è tutto fuorchè razzista. Lo dimostra il pensiero comune, l’orientamento della Politica, lo spazio concesso alle associazioni che lavorano per l’accoglienza e l’integrazione.
Ma, allo stadio, quell’omaggio alla città di Napoli è parso quasi tendere un salvagente agli avversari, dar loro ancor più forza di quella che già hanno. Morandi si è beccato offese e tapiro, poi sabato scorso (Bologna-Udinese) ha dovuto assistere ai tanti striscioni rotolati in curva che avevano proprio lui nel mirino. Eppure Morandi il ruolo di presidente onorario lo aveva accettato perché gli era stato proposto e quasi imposto, offrendo uno dei volti più amati dall’Italia ad una delle società blasonate del Belpaese.

Sembrava un connubio perfetto ed invece qualcosa si è rotto. Forse ne ha semplicemente fatto le spese di mezzo lui in una stagione che sta rotolando a pezzi. In panchina l’esonero di Stefano Pioli ha portato un Davide Ballardini esperto in salvezze possibili e non in miracoli utopistici. A metà gennaio è sembrato che il presidente Albano Guaraldi avesse dato il proprio benestare alla cessione di Alessandro Diamanti, capitano e leader indiscusso, in Cina alla corte di Marcello Lippi per una cifra vicina ai dieci milioni di euro. La tifoseria, in quel caso, ha preferito lo sgomento alla protesta.
E, naturalmente, la classifica piange, la retrocessione è lo spettro che si è palesato da ottobre ad oggi e la sensazione è che per scongiurare la cadette ria bisognerà far meglio di Catania, Livorno e Sassuolo. Impresa complicata. Il Bologna resiste in A dal 2008-2009, quasi sempre appena sopra la soglia della retrocessione, ma non basta il blasone per assicurare quei 2-3 punticini in più che rappresenterebbero ossigeno allo stato puro.
Bologna è una piazza in difficoltà anche dal punto di vista economico, Morandi aveva prestato il proprio viso e la propria bolognesiotà doc per assicurare l’arrivo di qualche investitore, italiano o straniero. Ora la curva lo ha messo all’angolo e naturalmente Morandi non farà battaglie per mantenere una carica onorifica. Continuerà a seguire una squadra che, con tutta probabilità, quest’anno ha molti più problemi dentro che fuori…


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Categorie: Calcio, Cronaca


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