Bocciato a Napoli, lo assume la Nasa. «Trovarmi davanti allo space shuttle mi ha fatto sentire come in un film. Per un istante ho immaginato di essere in contatto radio con Houston, nel bel mezzo di una missione

Napoli
18:00 del 03/07/2015
Scritto da Gerardo

NAPOLI - «Trovarmi davanti allo space shuttle mi ha fatto sentire come in un film. Per un istante ho immaginato di essere in contatto radio con Houston, nel bel mezzo di una missione. La cosa buffa è che un attimo dopo ho pensato alla mia vita in Italia, a Napoli. In testa sempre le cuffie, ma magari in un call center a fare telemarketing». Roberto Carlino sorride, e in parte scherza su quello che sarebbe potuto essere il suo futuro se un viaggio non gli avesse cambiato la vita.

Ingegnere aerospaziale

Il ventiseienne napoletano, brillante ma privo dei cosiddetti «santi in paradiso», è uno dei tanti cervelli che ogni anno fuggono dall’Italia. Anzi, per essere precisi, uno dei tanti costretti ad andar via dopo una stretta di mano e un laconico «ci spiace, c’è crisi». Eppure Roberto, come molti altri suoi coetanei, non è esattamente un «bamboccione»; si è laureato a 23 anni in Ingegneria aerospaziale (laurea magistrale) con 110 e lode e menzione della commissione. Da sempre un unico sogno: fare carriera nel suo campo. «Pensava allo spazio già ai tempi delle scuole medie» spiega mamma Raffaella, che di professione fa il medico. Così, da Fuorigrotta, Roberto Carlino ha iniziato la sua corsa: le scuole medie alla Silio Italico, il liceo scientifico al Mercalli, poi la Federico II. Una vita vissuta a cento allora, divisa tra lo studio e le passini di sempre: il paracadutismo e il calcio.

Alla Nasa

Oggi può dire di aver raggiunto un traguardo importante: è impiegato alla Nasa e sta lavorando alla missione Mars sample return. «Lo scopo — racconta — è mandare una sonda su Marte e farla tornare sulla terra con un campione della superficie. Io mi occupo di progettare parte della traiettoria e dell’orbita della missione». E questo è solo uno dei compiti ai quali il giovane ingegnere deve provvedere ora che vive nella Silicon Valley. «Essere qui — dice — mi ripaga di tutti i sacrifici fatti. Sento di essere sulla strada giusta». E anche se oggi non vorrebbe essere in nessun altro posto, quella di partire non è stata una scelta. «Dopo la laurea — spiega — ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi; ho iniziato a inviare il mio curriculum ovunque: all’Agenzia spaziale italiana, alla Thales Alenia Space, al Centro italiano ricerche aerospaziali. Nella maggior parte dei casi non ho neanche avuto una risposta; nessuno ha voluto concedermi un colloquio». Preso un po’ dallo sconforto, ma per nulla intenzionato a mollare, Roberto Carlino viene a sapere di un master a Roma. Occasione perfetta per entrare in contatto con grandi aziende. «Assieme ad uno dei professori — ricorda — riuscimmo ad organizzare un viaggio per visitare le più importanti aziende spaziali americane, tra cui la Nasa in California. Oltre a visitare i centri spaziali, presentammo anche un progetto per una missione spaziale a cui avevamo lavorato durante il master. Alla Nasa ne rimasero molto colpiti».

«In Italia non c’è spazio per chi ha sogni»

Tornato in Italia, sempre durante il periodo del master, Roberto inizia un tirocinio non retribuito nella capitale, in un’azienda spaziale italiana. «La dinamica con cui si viene assegnati alle aziende per il tirocinio — racconta — è tutto tranne che imparziale. Capii che in Italia non c’è spazio per chi ha dei sogni, così provai l’impossibile. Mandai il curriculum alla Nasa, alle stesse persone che avevano assistito alla mia presentazione». Roberto coltiva il sogno, ma nel frattempo, per non rimanere senza alternative di lavoro, continua a mendicare un contratto al suo tutor. Tempo perso. «Qualche settimana prima della fine del tirocinio (e del master, ndr) ricevetti l’e-mail più importante della mia vita la conferma che mi avevano accettato per un tirocinio di 6 mesi alla Nasa con uno stipendio di 3.750 dollari, in Italia lavoravo gratis». Qualche giorno dopo la conferma dall’agenzia spaziale americana, finalmente arriva anche la risposta dal tutor italiano. Roberto lo ricorda con un sorriso amaro: «Mi disse che per me non c’erano ulteriori possibilità di lavoro, vista la crisi e i tagli dei fondi da parte del Governo. Avevo i numeri per la Nasa, ma non per una qualsiasi azienda italiana. Mi chiedo che senso abbia spendere in un sistema universitario di qualità e poi fare di tutto affinché a trarne vantaggio siano altri Paesi». Tornare a casa? «L’Italia, Napoli, le porto nel cuore. Ma qui ho un futuro, lì no. Mi hanno appena prolungato il contratto. No, l’Italia non fa per me».


Articolo letto: 1640 volte
Categorie: Curiosità, Lavoro


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Risposte - Commenti

Valentina

03/07/2015 19:20:26
Grandissimo, hai fatto benissimo a scappare da questo paese corrotto fino al midollo
10

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