Viviamo in un momento storico in cui la tecnologia ha invaso ogni aspetto della vita quotidiana: dalla comunicazione tra individui alla regolazione dell'intero mercato finanziario.

Milano
17:00 del 08/10/2016
Scritto da Gregorio

Viviamo in un momento storico in cui la tecnologia ha invaso ogni aspetto della vita quotidiana: dalla comunicazione tra individui alla regolazione dell'intero mercato finanziario. I benefici che ne traiamo sono enormi, ma spesso dimentichiamo gli effetti sulla società, sulle dinamiche tra singoli e di gruppo. È molto difficile comprendere le implicazioni psicologiche di una nuova tecnologia poco dopo la sua diffusione, e forse l'inglese Charlie Brooker, la mente di Black Mirror,può essere considerato il primo autore del ventunesimo secolo a farci riflettere su questo tema.

Black Mirror è una serie antologica disponibile su Netflix: i singoli episodi hanno realtà e personaggi differenti, e ciascuno descrive come uno specifico tipo di tecnologia possa influenzare la sfera del pubblico e del privato. Il modus operandi di Brooker è quello classico alla base della fantascienza sociale: esagerare un concetto quel tanto che basta per spaventare e inquietare lo spettatore. E a volte neanche occorre dilatare troppo la realtà.

La tecnologia vista attraverso uno specchio, anzi uno schermo nero che riflette episodi anche drammatici della realtà quotidiana. Fra le nuove puntate di «Black Mirror» ce n’è una che mette in scena un ricatto ai danni di un ragazzo. Se non farà ciò che gli viene chiesto, un video compromettente che lo riguarda verrà pubblicato su Internet

L’impressione è che non finirà bene per lui, ma forse la puntata non c’entra: casi del genere purtroppo si leggono sui giornali un giorno sì e l’altro pure. «È molto triste che una ragazza si suicidi per un video diffuso in rete, com’è accaduto in Italia, ma non è sorprendente» dice Charlie Brooker, creatore della serie e sceneggiatore di quasi tutti gli episodi. «Il problema è che non abbiamo ancora ben realizzato che internet è la nostra vita, che ciò accade in rete accade anche nella realtà».

«Se la tecnologia è una droga, quali sono i suoi effetti collaterali?», si chiese nel 2011 Brooker per spiegare il senso della serie. Nel frattempo le visioni oscure di «Black Mirror», trasmessa inizialmente sul canale britannico Channel 4, hanno catturato il pubblico di tutto il mondo, al punto che Netflix ne ha acquistato i diritti pagando 40 milioni di dollari. Alcune delle previsioni raccontate nei sette episodi delle prime due stagioni si sono realizzate.

Il caso del comico che sfonda in politica insultando gli avversari ricorda da vicino quanto è accaduto in Italia. Mentre l’imbarazzante «PigGate» di David Cameron è incredibilmente narrato nella puntata d’esordio della serie, con quattro anni d’anticipo sulla biografia non autorizzata «Call me Dave» scritta dal miliardario Michael Ashcroft. Ma le previsioni più interessanti sono quelle che riguardano le tecnologie e il modo in cui queste cambiano il nostro modo di vivere.

Qualche esempio? Nell’episodio «Ricordi pericolosi», un uomo scopre che la moglie lo tradisce grazie a un chip che consente di registrare tutto ciò che si vede: bene, da qualche tempo è disponibile una microcamera indossabile, Narrative Clip, che scatta una foto in automatico ogni 30 secondi (in teoria per metterle sui social, poi chissà). In «Torna da me» invece Martha sostituisce il fidanzato morto in un incidente stradale con un software che utilizza i contenuti postati dall’uomo per ricreare la sua voce e il suo aspetto.

Chi volesse imitarla può provare con Eterni.me, un vero servizio online che raccoglie tutte le nostre tracce digitali e promette di preservarle per l’eternità. «L’obiettivo della serie non è prevedere il futuro, semmai riflettere quello che sta succedendo nel mondo» spiega Charlie Brooker: «Non sarei nemmeno in grado di fare previsioni, altrimenti scommetterei sui cavalli... Semplicemente, sono una persona che si preoccupa molto, e capita che alcune delle mie preoccupazioni, accidentalmente, si concretizzino».

In «Black Mirror» attori e temi cambiano. A tenere insieme il tutto è lo schermo nero di smartphone e tablet, pc e televisori: uno schermo lucido, seducente e molto fragile. I sei nuovi episodi, disponibili dal 21 ottobre su Netflix, tratteggiano un futuro inquietante ed estremamente credibile. Non si tratta di fantascienza, semmai della realtà in cui potremmo trovarci da qui a qualche anno. «Nosedive», che abbiamo visto in anteprima, descrive un mondo simile a un social network.

Il telefono è un’arma con cui valutare gli altri, da uno a cinque stellette: dalle valutazioni, poi, dipendono i servizi a cui ognuno può accedere. Un episodio mostra il videogioco del futuro come una realtà virtuale in cui si affrontano le proprie peggiori paure, un altro mette in guardia dall’utilizzo delle nuove tecnologie in guerra, un altro ancora introduce la figura del «social killer». In generale il clima di questo futuro prossimo venturo è molto cupo

«Non direi che “Black Mirror” è una serie pessimista: fra le nuove puntate ce n’è anche una piena di speranza» conclude Brooker. «Non sono contro le tecnologie, anzi mi definirei un geek. La dipendenza dai nuovi device, per esempio, non mi pare un problema, se li usiamo molto è perché hanno migliorato la nostra vita. Prima fumavo molto, anche sotto la doccia: ora la prima cosa che cerco quando mi sveglio la mattina è lo smartphone, e sotto la doccia mi posso portare l’iPhone 7 che fortunatamente è impermeabile... Per la mia salute è meglio, no? Poi, certo, degli effetti collaterali ci sono. La società di oggi è molto polarizzata e credo che le nuove tecnologie stiano contribuendo in modo significativo, perché ora ognuno può cercarsi le informazioni da solo e dove vuole».


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Categorie: Tecnologia, Videogames


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