Il problema di tutti questi politici è quello di rimandare rimandare rimandare. Mai nessuno che si prende la briga di fare le cose per il bene degli altri. In Italia i nostri governanti non hanno un ottica di lungo periodo ma si tira a campare. Questa ne è la dimostrazione

Firenze
08:40 del 04/10/2016
Scritto da Luca

Il problema di tutti questi politici è quello di rimandare rimandare rimandare. Mai nessuno che si prende la briga di fare le cose per il bene degli altri. In Italia i nostri governanti non hanno un ottica di lungo periodo ma si tira a campare. Questa ne è la dimostrazione. Peccato che poi ti spiattellano la verità e lì sei colto in fallo

Troppo ottimismo, ottimismo fa bene, il pessimismo fa male non porta bene. Solo che qualcuno disse. che l'ottimista fa gli aerei, il pessimista i paracaduti. Quindi andando avanti solo con gli ottimisti ci schianteremo al suolo.

Renzi il 1° agosto 2014: "Italiani andate in vacanza sereni, a settembre ci sarà una grande ripresa col botto”
Dopo due anni e mezzo di governo Renzi, la ripresa non c'è stata. Siamo diventati il Paese dello "zerovirgola". Ma a colpi di annunci e promesse Renzi ha occupato tutto quello che era occupabile.
- 13 novembre 2014: "Due famiglie su tre riescono ad arrivare alla fine del mese solo con tagli draconiani sugli acquisti, che coinvolgono anche la spesa per la tavola".
- 2 aprile 2015. Fermo il potere di acquisto delle famiglie.
- 14 luglio 2016, Istat: "Povertà assoluta per 4 milioni e 598 mila persone: è record dal 2005. - giugno 2016, Istat: "L’indice della produzione industriale (Ipi) è diminuito dello 0,4%,
- 29 agosto 2016, Eurostat: “In Italia più di un disoccupato su tre ha rinunciato a cercare un posto”. E’ il dato peggiore nella Ue.
- Il debito pubblico è arrivato al massimo storico di 2.252 miliardi di euro. In un solo anno è aumentato di oltre 100 miliardi. (Nel 2014 era di 2.136,2 miliardi di euro).
Renzi nel suo governo ha tutelato le banche, le multinazionali, le assicurazioni, la casta, le lobby, a danno dei cittadini. Il televenditore continua ad annunciare e l'Italia continua ad affondare con più tasse e meno diritti per tutti. E Renzi, per ottenere consensi, dice che va tutto bene... 
Fra qualche anno, quando sarà troppo tardi e ci avranno distrutto pezzo dopo pezzo, ci domanderemo come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo!!

Un po’ tutti – BankitaliaIstat, economisti sparsi, eccetera – pensano che il governo abbia gonfiato le previsioni di crescita per il 2017. Da adesso, però, questa non è più un’opinione scientificamente fondata, ma una dichiarazione ufficiale di un corpo dello Stato chiamato per legge a certificare quei numeri. L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) infatti – una sorta di Autorità indipendente sui conti pubblici coordinata con enti simili esistenti in tutta Europa – ha bocciato i numeri scritti dal governo nella“Nota di aggiornamento” al Documento di economia e finanza (Def): l’analisi delle ultime stime del governo, ha detto il presidenteGiuseppe Pisauro, conduce “a un esito non positivo del processo di validazione del quadro programmatico 2017 e, in particolare, delle stime di crescita del Pil per il prossimo anno, sia in termini reali che nominali. Stime, che appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo”.


In sostanza, i conti messi nero su bianco da Pier Carlo Padoan eMatteo Renzi sono inventati: il Bilancio dello Stato per il 2017 è scritto sulla sabbia. Il movente è semplice: potersi permettere una manovra d’autunno con cui supportare la campagna referendaria. Il bluff, se tutto va bene, verrà scoperto solo dopo il 4 dicembre, l’unico orizzonte conosciuto a Palazzo Chigi. Una bocciatura così netta dell’Upb è peraltro un’assoluta novità dacché esiste l’Ufficio (2012) e Pisauro l’ha appena comunicata al Parlamento nell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def in corso in commissione Bilancio alla Camera. Domenica sera, della scelta dell’Autorità sui conti, erano stati informati preventivamente i presidenti di Camera e Senato e, soprattutto, il capo dello Stato. Le linee telefoniche tra Quirinale e Bruxelles sono infatti caldissime in questi giorni: la Commissione europea non ha preso bene le magie numeriche del governo.

Per capire il livello della contestazione, serve qualche premessa. Funziona così: nel Def c’è uno “scenario tendenziale”, che descrive come andranno le cose per l’economia italiana nel prossimo triennio, e poi ce n’è uno “programmatico”, che modifica le previsioni a seconda delle scelte di politica economica a cui il governo intende dare corso. È questo secondo scenario che l’Upb ha bocciato perché, in sostanza, Padoan e Renzi si sono inventati uno 0,4% di crescita in più per il 2017 senza alcun motivo valido. Lo scenario tendenziale del governo per l’anno prossimo prevede, infatti, il deficit al 2% e la crescita del Pil allo 0,6% (le fantasiose stime precedenti erano: 1,8% e +1,4%). L’Upb lo aveva promosso con qualche perplessità: a Bruxelles, ad esempio, ritengono che quel 2% di disavanzo pubblico già così sia una presa in giro. Solo che poi, al momento della pubblicazione della Nota di aggiornamento, arriva il magico “scenario programmatico”: il governo annuncia di volersi prendere un ulteriore 0,4% di deficit per “eventi eccezionali” (migranti e terremoto) e questo, secondo Padoan e soci, fa salire la crescita di un altro 0,4% portandola all’1% complessivo. Ovviamente più sale il Prodotto interno lordo e più facile è tenere sotto controllo deficit e debito, che vengono misurati proprio in rapporto al Pil. Peggio ancora, peraltro, il governo fa per le stime degli anni 2018 e 2019: “Significativamente fuori linea”, le definisce Pisauro.

Torniamo al 2017, l’anno su cui si gioca tutta la partita: “La crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2% rispetto al valore massimo rilevato”. Com’è possibile? Semplice: il governo ritiene che persino tagliare la spesa per 8 miliardi (per rimandare di un anno l’aumento dell’Iva) farà crescere il Pil. Sostiene Pisauro: “Perplessità riguardano in particolare l’effetto marginalmente espansivo (+0,1%) della riduzione del deficit (-0,5%) necessaria per correggere parzialmente il maggior indebitamento derivante dalla disattivazione della clausola di salvaguardia (+0,9)”. In letteratura questo tipo di previsione è famosa come “austerità espansiva”, fattispecie mitologica che in Italia abbiamo imparato a conoscere dai tempi di Monti coi risultati che sappiamo. Problema: il governo, e lo scrive lui stesso, non ha affatto intenzione di fare una manovra espansiva. Il deficit 2016, infatti, dovrebbe chiudersi al 2,5% e l’anno prossimo si promette di scendere al 2,4% (2% programmatico + 0,4% di spese “emergenziali”). Dal punto di vista dei saldi finali, insomma, la manovra d’autunno sarà leggermente recessiva. Tradotto: non ha alcuna speranza di incentivare la crescita, al massimo di non causare una recessione.

Ma le magie di Renzi e Padoan non si fermano al cosiddetto “Pil reale”, quello a prezzi costanti per permettere paragoni pluriennali, ma estendono i loro trucchi anche a quello “nominale” (quello che tiene conto anche della crescita dell’inflazione) e non a caso come vedremo: “Più elevata (0,2% sulla media delle stime del panel) risulta anche la crescita nominale del Pil per il prossimo anno, variabile che ha un ruolo chiave nel determinare i rapporti di finanza pubblica”, dice Pisauro. Perché è così importante per i conti pubblici? Perché è sul Pil nominale che si calcolano il rapporto con deficit e debito.

Infine c’è il tema dell’Unione europea. La Commissione di Bruxelles dovrà decidere se – stabilito che l’Italia ha già esaurito tutta la flessibilità possibile sul deficit nel 2015 e 2016 – può prendersi dei soldi per “eventi eccezionali”, vale a dire migranti e terremoto. Anche qui c’è un giallo. Il governo scrive che farà salire il deficit di 4 decimali di Pil sopra il 2%. In soldi fa sei miliardi e mezzo scarsi, ma nel Def si parla di 7,7 miliardi, che somigliano di più a uno sforamento dello 0,5%. Secondo il presidente dell’Upb, comunque, non è detto che Bruxelles ci dia il via libera: “C’è incertezza sulla possibilità che la richiesta di considerare le spese menzionate quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea”. Il ministro Pier Carlo Padoan, atteso domani a mezzogiorno in audizione, avrà parecchie cose da spiegare.


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Categorie: Denunce, Economia, Politica


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