Quella delle bici è una moda. A Udine, città di 100k abitanti con un centro che a piedi si percorre da capo a capo in 20 minuti col passo di un bambino, è attivo il servizio di bike sharing. Ed è folle! A chi servono le bici pubbliche? A chi non abita in città, perchè per i residenti è più comodo ed economico averne una propria.

Napoli
10:30 del 01/12/2016
Scritto da Samuele

Quella delle bici è una moda. A Udine, città di 100k abitanti con un centro che a piedi si percorre da capo a capo in 20 minuti col passo di un bambino, è attivo il servizio di bike sharing. Ed è folle! A chi servono le bici pubbliche? A chi non abita in città, perchè per i residenti è più comodo ed economico averne una propria.

Ma chi viene a Udine da fuori lo fa in macchina, e di parcheggi ce n'è interrati fino in pieno centro. Non si capisce quale distanza sarebbe utile coprire con la bici visto che in auto si arriva ovunque. Pazzesco!

La bicicletta condivisa, o bike sharing o Vélib come si dice e si pratica in Francia, è un servizio pubblico che costa caro alla collettività.

Non so come vada a Roma dove vivo e dove andare in bici è comunque a proprio rischio e pericolo con un traffico automobilistico che poco o nulla rispetta le due ruote a pedali.

Ma in base ai costi che trovate qui sotto, viene facile la battuta che accompagna questo mezzo di trasporto: hai voluto la bicicletta? E ora pedala.

M’imbatto su una pagina del quotidiano Le Monde che racconta i primi dieci anni di vita in Francia del Vélib, la bicicletta condivisa, un sistema diventato famoso a Parigi nel luglio del 2007 con20.000 mezzi messi a disposizione a fronte di un pagamento con una carta magnetica, nato però a Lione il 19 maggio del 2005.


Ebbene, dieci anni dopo, diversi sindaci fanno e rifanno conti che non tornano: a Valence, il costo annuale di Libélo è di 400.000 euro a fronte di 300 abbonati al servizio, a Pau IDECycles costa addirittura 703.000 euro a fronte di soli 400 abbonati. Più o meno 1.500 euro all’anno per bicicletta

A Parigi il Vélib sarebbe ancora più oneroso per la municipalità: secondo l’economista Frédéric Héran, autore del libro Le Retour de la byciclette, parliamo di 4.000 euro a bici all’anno. 

A fronte di abbonamenti che coprirebbero solo fra il 5 e il 10 per cento delle spese totali.

Non va meglio in America, dove secondo il consulente Russel Meddin fondatore di Bike Share Philadelphia, una bicicletta condivisa costa all’anno mediamente fra i 1.500 e i 3.000 dollari. Secondo Meddin, nel mondo sono stati soppressi una sessantina di servizi pubblici di biciclette per costi non più sostenibili da altrettante amministrazioni locali.

Che fare? Ammazziamo la bicicletta condivisa dopo tanti tentativi di uccidere i ciclisti? Credo che il trasporto pubblico cittadino non possa fare a meno di un mezzo che non inquina e che cambia il panorama urbano.

Per aumentare gli abbonati paganti di un servizio e contenere i costi, l’unica strada è investirci e migliorarlo. E naturalmente avere la forza di scommettere su un futuro diverso.


Articolo letto: 306 volte
Categorie: , Denunce, Sociale, Viaggi


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Risposte - Commenti

Quinzia

01/12/2016 12:40:22
Beh questa è l'unica soluzione dopo i tram elettrici che forse salverà il paese dall'inquinamento,purtroppo non tutti apprezzano le innovazini e non tutti sanno andare in bici! quindi io proporrei di continuarne con l'utilizzo perchè la routine tutto ci viene più semplice
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Alfonsina

01/12/2016 10:57:37
Totalmente folle il fatto che costa di piu' del gestire un aeroporto cittadino. Non parliamo poi delle piste ciclabili che costano quanto un autostrada!
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