Scontro tra il leader ed il suo delfino, l'8 dicembre prossimo, durante il Congresso Nazionale, si determineranno gli schieramenti e le maggioranze di partito

Roma
09:54 del 26/10/2013
Scritto da Alberto

Berlusconi ha deciso, basta con il Pdl, si va avanti con Forza Italia. Ieri l'ufficio di presidenza ha deliberato la sospensione delle attività del Popolo della Libertà per rilanciare, come già ampiamente Annunciato dal Presidente stesso, il partito di Forza Italia. Il comunicato diffuso ieri precisa che non verrà sfiduciato il governo, a cui verrà rinnovata la fiducia, per rispettare gli impegni programmatici presi dai ministri del Pdl.

Secondo gli addetti ai lavori, la convergenza verso Forza Italia, potrebbe far cadere il governo. Il sostegno paventato dal Popolo della Libertà è un sostegno ad orologeria. Berlusconi, al termine dell'ufficio di Presidenza, rispondendo ad una domanda in cui gli veniva chiesto se l'esecutivo cadrà in caso di proclamazione della decadenza da senatore, ha detto: 'Come si può collaborare con una parte Politica che opera al di fuori della legge?'.

Il documento, approvato dall'Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà, sottolinea come sia inaccettabile l'estromissione dal Parlamento del leader del centro destra, sulla base di una sentenza infondata e ingiusta, e sulla base di un'applicazione retroattiva di una legge penale. Inoltre nel documento si denuncia la persecuzione mediatica, giudiziaria e politica che da 20 anni il Cavaliere ha dovuto subire. Berlusconi è stato eletto liberamente e democraticamente da milioni di cittadini, l'attacco a Berlusconi è l'attacco alla Democrazia, allo stato di diritto e alla rappresentanza politica di milioni di italiani.

L'esecutivo delle larghe intese, sebbene nel comunicato vi è il sostegno del Centro-destra, sembra molto vicino alla scissione. Scricchiolano però anche le posizioni di alcuni ministri del Governo, in non perfetta armonia con Berlusconi. Il delfino Alfano, che ha incontrato il Cavaliere poche ore prima del vertice per convincerlo e prendere tempo, non ha partecipato all'incontro del suo partito, lasciando Palazzo Grazioli con tutti i ministri attualmente in carica. Uno strappo che  Silvio Berlusconi sembra minimizzare, affermando che 'è meglio così, i dissidenti hanno delle cose da chiarire, non mi preoccupano, continueremo insieme, ci sono incomprensioni fisiologiche e naturali di un partito sano.' Dunque Berlusconi promette di sanare i rapporti con i ministri.

Alfano ha tentato fino all'ultimo di convincere l'ex premier a frenare sulla formazione di un nuovo partito che sia totalmente 'estraneo' all'attuale governo Letta (malgrado le rassicurazioni di facciata del documento redatto). In queste ore di tensione per il partito, Alfano ha ottenuto di parlare con Berlusconi, ma i suoi sforzi sono stati inutili, nonostante Alfano fosse il portavoce delle colombe che, secondo fonti interne al Pdl, avrebbero redatto un nuovo documento. Allo stesso tempo i lealisti stanno cercando di impedire la frenata al ritorno di  Forza Italia, i quali avrebbero fato partire una raccolta firme a sostegno del passaggio dal Popolo della Libertà a Forza Italia.

Tutto rinviato al Consiglio Nazionale convocato l'8 dicembre, cioè lo stesso giorno il cui il Partito Democratico sceglierà, attraverso le primarie, il suo leader. La resa dei conti tra governativi e lealisti sarà davanti una platea molto ampia, con oltre 800 persone a seguito, che decideranno la reale maggioranza del partito. Preoccupazione arriva dall'attuale segretario generale del Pd, Guglielmo Epifani, che esorta il Pdl a fare chiarezza: 'decida se crede ancora in questo governo o no, lo dica esplicitamente'.

I convocati al vertice dell'ufficio si presidenza sono stati: Alfano, Formigoni, Galan, Gelmini, Giovanardi, Iorio, Martinelli, Bondi, Brunetta, Cappellacci, Carfagna, Chiodi, Fitto, Matteoli, Scajola, Schifani, Tajani, Tondo, Verdini, Vito, Prestigiacomo, Rotondi e Sacconi. Giovanardi, Schifani e Sacconi sono sulle posizioni di Alfano, sebbene il documento finale è stato votato all'unanimità. Assente invece l'ex Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, che ha detto: 'l'Ufficio di Presidenza non rappresenta la storia del nostro partito.  Sono contrario all'esclusione degli attuali ministri in carica e dei capigruppo della scorsa legislatura perché così si restringe il dibattito. Va bene Forza Italia e leadership di Berlusconi. Ma vogliamo un partito democratico e una linea politica responsabile. Assente anche Maurizio Gasparri che ha precisato, non avendo diritto di voto, non vorrebbe creare polemiche e chiedendo di fermare l'attuale impegno 'distruttivo' per il partito.


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Categorie: Politica


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